La foia della distanza

 

Di solito si parla sempre delle storie a distanza

in termini negativi, lamentando l’assenza,

il vuoto e la malinconia che ne derivano.

E anch’io sono d’accordo.

Ma se dovessi provare a descriverne i lati positivi,

direi anzitutto dello spazio che ci è dato.

Lo spazio, la distanza, sono incredibilmente utili 

quando dobbiamo lavorare su noi stessi, 

smussare gli angoli dell’insicurezza e della paura; 

è molto difficile,

quindi si ha bisogno di spazio per non 

gettare addosso la fatica di questo lavoro

sulla persona che ci è accanto.

Direi poi della foia.

Sì, perché dopo una o due settimane senza sesso

hai così tante scimmiette sulla schiena

che ci potresti aprire un circo.

Allora la prima volta è una sveltina,

la foga cinge i corpi, si mescola 

agli umori, ai sospiri;

la foga però non esaurisce la foia

e dopo pochissimo si è di nuovo 

l’uno sull’altra

senza fretta,

l’orgasmo non è più una voragine

da cui si fatica a stare lontani,

è sempre vicino, solo che ci si gode meglio

il viaggio, ci si prende il tempo per cambiare

posizione, ci si dice adorabili porcherie

e si viene ancora più intensamente,

come se avessimo piccoli sensori

su ogni poro. Come se ne avessi a decine 

sui capezzoli.

Se non la puoi colmare,
puoi almeno provare a godertela, la distanza.
P.S. Quel disegno meraviglioso è di Petites Luxures.
Vivamente consigliato.

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Questa è l’intimità

Qualche sera fa mi trovavo a San Lorenzo, 
un quartiere romano un po’ malfamato.
Frequentato da giovani universitari,
è disseminato di locali e di ragazzi che
a ogni angolo ti chiedono se vuoi del fumo.

Me ne stavo in questa vineria a bere un bicchiere di bianco
– è tutta l’estate che bevo vino bianco –
accanto al mio tavolo c’erano due donne
sedute davanti a uno spritz
e un tripudio di olive, arachidi
e patatine.

Una di loro parlava a voce alta, gesticolava animatamente
 e quando ho prestato ascolto alla sua voce
ho sentito (tutti hanno sentito):

… questa è l’intimità, il tuo uomo che, quando
tornate a casa, ti toglie le mutandine
e se le porta al naso. Poi le butta via e ti lecca
la fica fino a farti venire, senza che tu vada prima al bagno.

Questa è l’intimità, è il tuo uomo che ti guarda
venire, e che mentre viene ti dice “guardami,
guarda cosa mi fai”.

Questa è l’intimità, è evitare di nascondere le proprie
paure e mostrarle all’altro come mostri il tuo orgasmo.

Questa è l’intimità, è il tuo uomo che si addormenta
con la faccia fatta dei tuoi umori; intimità vuol dire
non togliere via i rispettivi umori dal
viso, prima di baciarsi.

Questa è l’intimità, ripeteva come un mantra.
Questa è l’intimità.

E chi sedeva ai due o tre tavoli vicino al suo,
alla fine ha applaudito.

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Capire il maschio

Non è impossibile, giuro.
Dopo aver accumulato un po’ di esperienza
e soprattutto dopo essermi confrontata
con altre ragazze, sono arrivata a una conclusione ovvia
che però abbiamo sempre bisogno di tenere a mente.
L’uomo, in quanto tale, ragiona in termini molto semplici
e diretti, siamo noi che cerchiamo 
nei suoi comportamenti
un sottotesto, dei segnali e un non detto da capire.
Quando gli uomini non parlano chiaro cerchiamo
 di interpretare quello che fanno,
quello che dicono, quello che scrivono,
quali faccette usano
come fossero geroglifici, cerchiamo
un senso in ogni cosa, quando in realtà
basterebbe guardare ai dati di fatto.
Chiacchieriamo di tutto.
Ok, ma poi quando dovete uscire ti dà buca.
Stiamo benissimo insieme.
Ok, ma non ha mai nemmeno provato a baciarti.
Eh sì, ma forse è perché è stressato o ha paura di
rovinare l’amicizia.
No, è perché non gli tira abbastanza l’uccello,
altrimenti vedi se non ti rivoltava come un calzino.
È più o meno questo il tenore delle conversazioni
che ho in questi giorni con una ragazza che
ho conosciuto per lavoro.
Parlo così perché la diretta interessata
non sono io, altrimenti anche io pipperei abbestia
i neuroni a uno a uno, non sono diversa in questo,
ma vedo che è terribilmente snervante
tutto questo continuo interpretare, 
questo lavorio continuo della nostra mente 
su particolari che per gli uomini non sono niente, davvero.
Ruba le energie e invece quelle andrebbero 
spese in altri modi.
Ci siamo capiti.
Ciao.

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Attizza il fuoco

Non c’è niente di peggio di un amore tiepido,
quello che ti fa venir voglia di soffiarci sopra
come si fa con il fuoco della brace
per farlo attizzare; quel vorrei ma non posso
che si protrae per settimane, mesi e
ti lascia senza certezze, con poche frasi
pronunciate a mezza bocca.
Piuttosto che stare sul bivio
per così tanto tempo, preferirei
buttarmi in mezzo alla strada.
Scegli una via e percorrila,
non rimanere in bilico
per troppo tempo.
Io preferisco i tipi passionali
e decisi, che vanno a rapire la persona che 
desiderano,  non appena hanno il sentore 
che il desiderio sia ricambiato.
La vita è un attimo.

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Sul luogo del "delitto sessuale" | Smell of sex

Sempre più spesso,
dopo aver fatto l’amore torno sui luoghi 
del tuo corpo, dove sono stata a godere.
A cavalcioni su di te,
il mio odore è rimasto sotto la tua pancia
e ripercorro la tua pelle, insieme al ricordo
vivo, il racconto dei miei umori.
Li annuso.
Ci sono odori diversi, il mio soltanto sul tuo basso ventre,
e più in basso quello nostro, fatto dei tuoi e dei miei umori.
Sono rimasti là, impiastricciati insieme.
Sottovalutati.
Buon anno a tutti,
sperando che non sia proprio com’è stato finora.

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La dose di cazzo | L’isteria esiste



Non sappiamo cosa ci prende, il più delle volte,
ma siamo strane, nervose, e ce ne rendiamo conto.
Detestiamo non essere toccate, detestiamo quando non
gli uomini non ci fanno sentire desiderate e sensuali,
e che hanno voglia di fare del sano sesso.

Non siamo pazze, non si tratta di sindrome premestruale,
non siamo patetiche, abbiamo solo bisogno della nostra dose di cazzo.

Perché, cari maschietti, dovete capire che non siete
gli unici ad andare in astinenza: uomini e donne sono
molto simili in questo.

Voi avete sempre il triangolino in testa, 
a noi, per non sclerare, di tanto in tanto serve il cazzo.
Non è una cosa assolutamente meravigliosa?
Voglio dire, è una buona notizia!
Spesso mi sono ritrovata ad ascoltare questo tipo di confidenze,
da parte di alcune amiche:

“Se non scopo dopo due settimane divento pazza”

 e, a volte anch’io sono stranamente malinconica.
Quando per qualche motivo non faccio l’amore 
con il mio uomo mi intristisco come non mai,
il tono dell’umore rasenta terra.

Oltre al desiderio di farlo con la persona che si ama,
di sentirla vicina nel modo più bello 
entra in gioco qualcosa di chimico, di fisiologico.
A volte l’unica cosa di cui necessitiamo è il sesso;
la chiamavano isteria, poco più di un secolo fa.
E’ meraviglioso rendersene conto, riconoscere piano piano
che la metà della nostra malinconia si può risolvere
suggendo umori altrui.

Let’s celebrate.

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Fenomenologia delle persone che non ti scopi

Seguitemi.
Ultimamente ho riflettuto sul comportamento degli uomini 
a cui non l’ho data.
In media, due su quattro non mi si filano più, non mi cercano,
i loro comportamenti denotano pensieri di questo tenore:
“sei impegnata o figa di legno, a me interessavi solo
se mi facevi sognare un po’, sennò ciao”.
Solo un misero quarto capisce che c’è qualcosa
oltre la possibilità di avere una storia o di scopare,
rispetta la tua scelta. Sono rarissimi.
E poi ci sono quelli che prendono a venerarti.
T i  v e n e r a n o.
Tu sei il fiore non raccolto, il fazzoletto fresco di bucato,
un notes che non è mai stato usato; a quel punto è facile 
che ti mostrino il meglio di sé, che anche se per carattere non sanno
chiedere scusa con te lo faranno perché… 
questo non l’ho capito, ma è così.
Una via di mezzo? Non pervenuta.
Chiaramente, se invece gliel’hai data, 
un uomo non ha tutta questa reverenza,
sei il bicchiere sbeccato, un libro sbrindellato, un maglione
coi pallini di lana sopra, perché l’ha usato, gli stava bene, 
era comodo.
E’ sempre caldo, familiare… 
ma vuoi mettere con un bel maglione ancora da spacchettare?

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Donne ad alto e basso mantenimento

Vi ricordate il film Harry ti presento Sally?
In una scena lui definisce Sally una “donna ad alto mantenimento”,
perché le piacciono le cose solo nel modo in cui lei le desidera.
L’insalata con il condimento a parte, il bloodymary con una spruzzata
di vodka e una fettina di limone a parte, e così via.
Una donna esigente, insomma, con le idee chiare,
magari con una certa cultura e degli obiettivi precisi.
Ecco, io sono ad alto, altissimo mantenimento.
Sono esigente, molto. 
Mi piace l’insalata scondita, ma non è questo il punto,
voglio molta attenzione; non intendo le carinerie
– che fanno sempre un piacere enorme a dir poco –
io parlo dell’attenzione al livello cerebrale e sessuale.

Se ripenso agli uomini con cui sono stata,
mi accorgo che a molti, non a tutti,
piacciono tantissimo le donne ad alto mantenimento:
ne sono affascinati, le ammirano,
se ne innamorano follemente,
le desiderano ardentemente…ma poi scelgono di stare
con donne a bassissimo mantenimento, perché:

– non rompono i coglioni
– si fanno andare bene tutto
– anche la minima soglia di attenzione
alle loro esigenze va bene
– si possono “gestire” con estrema facilità.

Non ci fate una bella figura, eh…

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Fantasie private

Un uomo di cui si conoscano tutte le fantasie sessuali
non è degno di essere scopato?
Mentre lui spinge e gode non so cosa 
gli passa per la testa, questo mi incuriosisce e mi eccita.
Io non conosco le sue fantasie sessuali.
Sono un libro aperto, io, con questo blog 
e la simpatica mania di mostrargli il porno
che mi piace, ma lui no, tiene tutto per sé,
delicatamente.
 
E io mi dico che è una cosa privata:
non a tutti va di sbandierare se quando ci si masturba
si pensa una cosa a tre o
un nuru massage o una bella milfona.
Facciamo l’amore, chiude gli occhi e io mi ritrovo 
a fantasticare su quello che non so.

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Bravo Quit The Doner

Ok, questo post è insolito.
Ma vorrei davvero sottolineare i meriti
di un blogger che trovo veramente geniale 
e che ha vinto il premio Macchianera per
il miglior post. Si intitola:
Chi mi segue su Twitter sa che ogni tanto ne tiro
giù qualcuna sui grillini. A me piace moltissimo confrontarmi
sui temi della politica, lo faccio da sempre, con fascisti,
leghisti, comunisti, democristiani, e così via.
Gli unici con cui non riesco ad avere un confronto
che non sfoci nella lite rabbiosa sono alcuni grillini.
Non scherzo se dico che ho perso delle belle amicizie
o forse non lo sono mai state fino in fondo.
Ci sono quelli che mi permettono di restare delle
mie idee e altri chedevono a tutti i costi farmele cambiare.
Per questo ho il dente avvelenato con loro, 
perché, come dice giustamente Quit nel suo post:
L’idea che qualcuno possa avere delle idee diverse dalle loro 
e abbia ciònostante una dignità intellettuale, non li sfiora neanche lontamente.
 Amen.
Ne lascio ancora delle chicche:
Se ogni volta che lo sentite parlare (Grillo, ndr) in piazza non vi vengono i brividi lungo la schiena o a scuola avete avuto un pessimo insegnante di storia o siete Gianroberto Casaleggio.
 Ha il controllo totale del partito. Ha deciso espulsioni alla minima infrazione dei suoi regolamenti e ha sempre agito rapidissimo con la logica del “Colpirne uno per educarne cento”.
  Secondo Beppe Grillo quindi da condannati non si può fare il singolo parlamentare ma si può benissimo essere a capo di un nutrito gruppo di deputati e senatori. Un salto logico orwelliano.
Il messaggio è “come può essere Casaleggio, uno che 
1. Non ha potere su sua moglie e 
2. ha un orto a Quincinetto, essere un uomo potente e diabolico?”
Ma anche Hitler amava i cani.
Oggi a bloccare le attività cerebrali non è più la paura del terrorismo
 ma quella del futuro, mischiata con una rabbia 
le cui ragioni sono profonde e spesso poco comprese da chi la prova
Tutti i movimenti politici che basano il loro successo 
sulle sensazioni invece che sui ragionamenti 
sono sempre movimenti estremamente pericolosi.
Sono cose che penso da una vita, ho provato
pure a dirle con calma, ma 
– lo dico con dispiacere e non con disprezzo –
la maggior parte dei grillini che conosco o di cui leggo
i commenti sui social network sono ignoranti.
Sono appassionati di politica dell’ultim’ora,
quindi ne ignorano i meccanismi, dal primo
all’ultimo. Ecco che certe argomentazioni storiche, filosofiche
d’attualità, non sortiscono alcun effetto, perché
non sono guidati da un ragionamento lucido, 
ma dalla rabbia per la precarietà della società
in cui viviamo. Rabbia, peraltro, condivisibile in toto.
Ma la soluzione, per me, non è Grillo.

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