o e mia sorella

Mi chiamo Chiara ho 22 anni e sono della provincia di Rieti. Vivo da sola da quando circa un anno fa ho cominciato a lavorare come segretaria di un importante personaggio politico della città. Mia sorella Luisa di 19 anni vive a Roma in un appartamento affittato dai miei genitori, in quanto studentessa di medicina. [...]
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Un racconto di incesto tra madre e figlio

Un bellissimo racconto di incesto tra madre e figlio, da leggere tutto per gli amanti di questo tipo di racconti erotici. Il racconto è stato inviato da Mammina1970 (cliccare qui per contattarla), che ringrazio per aver condiviso questa sua fantasia erotica. O forse si tratta di una storia vera vista con gli occhi del figlio?

Sinceramente non ricordo quando sia iniziato tutto ciò, ma quello che
ricordo con certezza è che in casa nostra c’è sempre stata un’aria
particolare, io mi chiamo giulio e sono figlio unico di ragazza madre,
degli inizi degli anni settanta. Carina mi madre, bassina , dai
lineamenti mediterranei con un bel seno quarta misura ed un carattere
giudicato da tutti piuttosto infiammabile. Ricordo piuttosto bene che
da quando sono cresciuto abbastanza per non dormire nella culla o
lettino che fosse, mia madre spesso mi faceva dormire nel grande
letto matrimoniale nel quale dormiva, ed a me piaceva tanto. Era bello
morbido e grande, ma soprattutto mi piaceva quando di inverno mi stava
vicino e mi riscaldava. Ricordo bene che sin da piccolo praticavo una
strana operazione, che chiamvo cikeciac sul mio pene, lo portavo
indietro tra le mie cosce, quando ovviamente era ancora moscio, lo
stringevo ritmicamente fino a provare una piacevolissima sensazione
che avrei scoperto solo dopo ,che quello si chiamava orgasmo e che in
realtà era una curiosa ed inconsueta forma di masturbazione.

All’epoca non avendo coscienza di ciò che in realtà fosse, mi
masturbavo in questo strano modo serenamente anche quando mia madre
era presente nella stanza, ed anzi lei sembrava contenta, e ricordo
che definì una volta con una sua amica tutto ciò come una semplice
necessità fisiologica. Fatto sta che quando quelle sere avevo il
piacere di dormire nel lettone con lei, dopo poco che si spegneva la
luce sentivo il letto sussultare, ed i piedi di mia madre sfiorarmi,
in verità non capivo bene in che posizione lei fosse e cosa stesse
facendo ma ricordo che ad una mia domanda una volta mi disse che quel
suo movimento ritmico le serviva per cullarsi e quindi dormire. La
cosa curiosa era che quasi sempre tutti quei movimenti mi stimolavano
a fare il mio famoso cikeciac, e tutte le volte era sempre più bello ,
tanto che non vedevo l’ora di poter dormire con mia madre per poterci
quindi masturbare ognuno per se contemporaneamente.

Non c’erano gemiti ma tutto sembrava così naturale ed istintivo che
non pensavo a nulla di perverso. Ricordo solo una cosa, una volta mia
madre mi raccomandò di non dire a nessuno come lei si cullava per
addormentarsi, non capì perché ma ho sempre mantenuto il segreto e
così la complicità aumentava sempre più.

Una chiara svolta nel nostro strano rapporto di complicità, fu quando
il medico che seguiva la nostra famiglia, iniziò a controllare quanto
il mio pene fosse capace di scappellarsi, e si raccomandò con me e
mia madre che d’ora in avanti sarebbe stato importante lavare ben il
prepuzio e fare gli esercizi di scappellamento anche varie volte al
giorno. Da quel momento vidi che mia madre iniziò a preoccuparsi
molto di ciò.

Curiosamente un giorno, evidentemente dovevo aver già capito qualcosa
della procreazione in qualche modo, proprio mentre era capitato che
mi stava facendo un bidet, chiesi a mia madre come nascessero i
bambini, e da lì iniziò un’accurata descrizione di come venisse e di
come quell’aggeggio che lei in quel momento stava pulendo con tanta
cura, in particolari condizioni si allungava ed induriva, e così
poteva essere infilato in quella fessura che si trovava nello stesso
posto dei maschietti, proprio lì, dove lei durante una doccia mi aveva
mostrato di avere un folto cespuglio di peli nerissimi. Ricordo bene
che durante quella descrizione, avendola ad un fianco a fare tutte
quelle manovre, mi appoggiai ad una delle sue belle mammelle, erano
così belle e morbide che , il mio pene ebbe forse la sua prima
erezione, non grandissima, ma sufficiente a far dire a mia madre che
in quelle condizioni lo scappellamento sarebbe stato molto più
difficile del normale, e che proprio in quelle condizioni bisognava
insistere per “allenare” la pelle. Mi faceva uno strano effetto, avevo
una curiosa sensazione di dolore per il tendersi della pelle ma
compensato abbondantemente anche dall’involontario massaggio che il
glande riceveva da quell’esercizio. Ad ogni modo dovette presto
desistere poiché l’erezione era diventata tale da non poter più
potermi scappellare, in quel momento mia madre smise e mi disse che
forse per quel giorno era troppo ma che proprio per questo dovevo
stare attento e fare il più possibile quegli esercizi.

Ricordo che nelle altre poche volte che lei continuò a lavarmi le
parti intime, in varie mi fece quell’esercizio ma non mi portò mai ad
eiaculare. L’ultima volta che rammento è accaduto che lei mi lavasse,
era una doccia, si interruppe quasi di scatto, poi mi disse che potevo
continuare da solo e mi lasciò correndo nella sua stanza. Da allora il
nostro rapporto è come se fosse cambiato, varie volte, noncurante
della mia presenza si è fatta vedere mentre si masturbava con le mani
dentro la tuta che si muovevano ampiamente e velocemente abbastanza da
far intendere benissimo cosa e dove stessero agendo quelle dita, ma
soprattutto , ho avuto l’impressione che a volte facesse di tutto
perché entrando in salotto od in un’altra stanza lei mi si mostrasse
con la maglietta alzata ed una mano sulle tette , massaggiandosi i
capezzoli, e con l’altra ben poco occultata nei pantaloni e nelle
gonne strette ed elastiche che portava in casa, distesa sul divano o
sulla poltrona. Io rimanevo un po’perplesso, ma ricordo piuttosto
eccitato ed imbarazzato, però continuavo a guardare poiché mi piaceva
finalmente vedere meglio come si contorceva, senza più le lenzuola ed
i pudori di quando dormiva con me.

Una volta ricordo che preso dall’eccitazione me ne andai nella mia
stanza e, abbassati i pantaloni e distesomi supino sul letto, chiamai
mia madre e finalmente le volli mostrare che ero cresciuto
inarcandomi molto e rimanendo poggiato solo sulle mani ed i piedi per
mostrarle tutta la magnificenza della mia bellissima erezione, mia
madre arrivò quasi di corsa, ed una volta osservatala per bene mi
fece i suoi complimenti, mi diede una carezza ed un bacio amorevole in
fronte e mi disse che ero davvero diventato uomo, il suo piccolo
bimbo, ora poteva essere considerato il suo uomo; poi uscì dalla
stanza e sentì che si mise a fare una telefonata ad una delle sue
amiche fidate, probabilmente per confessargli la bella esperienza che
in quel giorno era capitata. Fatto sta che ricordo piuttosto bene, che
una di queste pochi giorni dopo cercò in tutti i modo di invitarmi a
casa sua, con la scusa di spiegarle il funzionamento del computer
appena comprato, solo che quella sera lei si fece trovare da sola a
casa, ed io, pensando che quella consulenza fosse per i suoi figli, le
risposi che sarei tornato un altro giorno e me ne andai.

Dopo qualche giorno lei venne a casa per stare un po’ con noi con una
specie di pellicciotto che non volle assolutamente togliersi, ma che
faceva intendere abbastanza bene quanto fosse profonda la sua
scollatura ma soprattutto notai quanto lunghe e belle fossero le sue
gambe, ben allungate ed aperte, sotto il tavolo dove eravamo tutti
seduti. Però forse all’epoca ero troppo giovane ed ingenuo per capire
ed agire adeguatamente, nonostante mia madre avendo ben capito cosa
cercava di avere da me al sua amica, mi disse che in fondo non c’era
nessun problema se fosse stata solo un’avventura iniziatrice, ma che
quella donna in realtà voleva proprio una relazione con me, e ciò non
era buono. In fondo secondo me lei era gelosa di condividere il suo
uomo tirato su e formato con tanta dedizione, chissà…. Continue reading

Racconti erotici: quello che i lettori cercano

incesto amatoriale

I lettori e le lettrici di questo blog dedicato ai racconti erotici sono sempre di più e io me ne compiaccio. Ma cosa cercano i lettori. Ho fatto una piccola analisi tra le statistiche ed ecco i risultati:

  • racconti incesto: l’incesto è una delle fantasie sessuali più diffuse tra la donne
  • racconti d’incesto: come detto sopra
  • sculacciata: farsi sculacciare è per la donna un sublime piacere
  • racconti erotici: i racconti sessuali piacciono a tutti
  • racconti erotici incesto: l’incesto è la passione incofessabile di molte ragazze
  • racconti di incesto: incesto, ma veramente piace così tanto alle donne!
  • racconti erotici stupro: anche lo stupro è una fantasia molto forte delle donne, solo che a differenza dell’incesto di solito preferiscono non viverla.
  • racconti incestuosi: è inutile ripeterlo…
  • incesto con mamma: le mamme che si fanno scopare dai figli sono molte, molte di più di quello che si potrebbe credere
  • scopata da un cane: ci sono donne che si fanno scopare dai loro cani

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Racconto di incesto molto duro

Quello che avete modo di leggere qui sotto è un racconto di incesto davvero molto duro. Insomma, se state cercando le emozioni forti, qui sicuramente le trovate, eccome se le trovate.

Uscendo dalla doccia Arianna rimase per un attimo davanti allo specchio
per guardarsi. I seni erano decisamente sodi e riempivano comodamente un
reggiseno di seconda misura, il taglio sbarazzino a caschetto, i capelli
biondi e gli occhi di un verde pallido. La sua mano scende lungo il
ventre piatto ed abbronzato per indugiare nel boschetto del suo pube.
Attraverso il pelo corto arriva a scoprire le labbra della sua
“amichetta”, come la chiama fin da bambina, ed indugia ad accarezzarsi
per qualche attimo, sorridendo contenta di sé stessa quando tre colpi
frenetici alla porta la riportano alla realtà di soprassalto.
“Sei ancora lì…… svegliati mi serve il bagno…cosa stai facendo?”
Arianna ha appena compiuto diciassette anni e frequenta il penultimo
anno del Liceo, in una rinomata scuola privata della sua città
frequentata dalla alta società. Al Liceo è bravissima, inappuntabile nel
comportamento ed invidiatissima per la sua bellezza. I compagni di
classe mormorano che Arianna sa’ fin troppo bene di essere molto bella e
snobba i coetanei nell’attesa che qualche bel fusto che frequenta la
vicina università si accorga delle sue grazie e la “colga”, in tutti i
sensi. Il padre è uno stimato avvocato molto in vista. Un uomo
all’antica, visceralmente maschilista ed autoritario che le impone una
disciplina rigidissima, d’altri tempi, oltre a covare la più sana delle
gelosie paterne per quella che secondo lui, malgrado le curve le abbia
notate con disappunto da tempo, è sempre e solo una bambina. La mamma di
Arianna è una casalinga fin troppo succube del marito che ha da tempo
delegato ogni compito in famiglia ad un costante ricambio di domestiche
filippine ed africane (spesso scelte stranamente dal marito e non certo
per la bravura nei lavori di casa). La mamma si limita a qualche
generico discorsetto domenicale moraleggiante sulle insidie del mondo
moderno e sulle depravazioni dei giovani moderni.
Arianna ha un fratello di quindici anni. E non lo sopporta.
“Arrivo stai calmo….tra due minuti esco!”
Si chiama Christian ha quindici anni ed è l’opposto di Arianna:
sfrontato, sboccato, a scuola un disastro. Frequenta compagnie che, per
fortuna delle coronarie di mamma, i genitori ignorano. Ma è “l’ometto di
casa” per papà: a lui tutto viene sempre perdonato.
Ha la tipica esuberanza dei ragazzini adolescenti, presi nelle loro
“tempeste ormonali” e malgrado abbiano appena due anni di differenza
Arianna lo vede come un bambino viziato, un ragazzino che non può
capirla.
Poi ancora due colpi alla porta, questa volta più forti, e, in qualche
modo, più autorevoli. E’ papà:
“Sei sorda? Apri la porta sei in bagno da due ore”
“Un attimo papà -coprendosi con un asciugamano- arrivo.”
Gira la chiave ed apre la porta. Davanti suo padre e dietro Christian
che si infila subito dentro il bagno. Arianna é imbarazzata, i capelli
ancora bagnati, l’asciugamano la copre appena dai capezzoli fino
all’inguine.
“Stai sempre ore in bagno, cosa farai?”
Lo sguardo del padre la mette sempre a disagio, ha sempre la sensazione
di essere nuda davanti a lui, gli occhi indugiano sul seno. Poi come
rendendosi conto dell’imbarazzo della figlia getta uno sguardo distratto
dentro la stanza da bagno.
Intanto Christian, che deve farsi una doccia, come suo solito senza
nessun pudore si è tolto la maglietta e si sta abbassando i pantaloni
quando chinandosi per sfilarseli vede a terra le mutandine di Arianna.
Le raccoglie stringendole nella mano e le dice con tono canzonatorio:
“lasci sempre tutto in giro….”
Il padre si gira per andarsene brontolando un:
“E’ vero cerca di non lasciare mutande in giro”
E se ne va. Arianna è rossa di vergogna, si gira nuovamente verso
Christian arrabbiatissima, ma lui prontamente si è abbassato i boxer e
lo sguardo di Arianna non può che cadere sul suo pene. E’ un attimo,
anche Christian abbassa lo sguardo verso il suo “amico joe” come lo
chiama fin da bambino. Poi guarda fisso negli occhi la sorella con aria
insolente e si porta le mutandine al viso per annusarle:
“Cosa hai da guardare puttanella”
E gli tira in faccia le mutandine.
Arianna avvampa di vergogna e di rabbia, si gira di scatto e esce
sbattendo la porta.
Corre in camera sua, vorrebbe gridare di rabbia per la cattiveria del
fratello e per quel suo gesto scandaloso con le sue mutandine, ma si
morde la lingua, in studio c’è papà e se sente qualcosa arriva subito
qui e, senz’altro, Christian riuscirà a convincerlo del fatto che
comunque è colpa sua.
Ad aiutare Arianna a dimenticare questa arrabbiatura il giorno
successivo arriva una splendida notizia. Carlo il più bello ed ambito
fusto dell’università vuole conoscerla e per questo la invita attraverso
un’amica dopodomani ad una festa di compleanno. In condizioni normali
l’idea stessa di andare ad una festa con un ragazzo era improponibile
per lei, ma la fortuna vuole che i suoi genitori quel fine settimana
sarebbero andati al mare con amici e quindi Arianna sarebbe stata sola a
casa con il fratello.
E’ il destino pensa Arianna, potrò andare alla festa con Carlo. L’unico
ostacolo rimane Christian. Il papà infatti non lascia mai sola a casa
Arianna se non c’è almeno il fratello. Anche perché solitamente il
fratello, per il solo fatto di essere maschio, può uscire la sera nei
week-end mentre Arianna quasi mai.
E’ giovedì sera, l’indomani presto i genitori partono e Arianna ha poco
tempo per convincere il fratello a coprirla. Anche perché papà é stato
chiarissimo a cena:
“Christian vedi di tenere d’occhio tua sorella quando siamo via, deve
studiare – e rivolto ad Arianna – che non ti venga in mente di uscire la
sera, mi raccomando”
L’umiliazione per Arianna è fortissima il solito maschilismo del padre
che mette il potere nelle mani del fratello minore. Ma come se non
bastasse ci si mette anche la madre:
“La domestica non viene, quindi devi tenere in ordine tutto, capito?”
Visti i presupposti era ancora più complicata la faccenda e Arianna deve
armarsi di molto coraggio per chiedere la solidarietà del fratello.
Decide quindi di parlargli questa sera stessa e dopo cena bussa alla
camera del fratello ed entra.
Lui è disteso sul letto, scoperto, indossa solo i boxer, sta guardando
un film su quella televisione che, guarda caso, avevano regalato a tutti
e due, ma Christian aveva subito messo in camera sua, spalleggiato
ovviamente dal papà.
“Cosa fai tu qui?”
L’esordio non è di migliori, ma Arianna si fa coraggio e si siede sul
bordo del letto del fratello.
Fa molto caldo ma si è messa comunque il pigiama perché si vergogna di
farsi vedere dal fratello in mutandine e maglietta come sta solitamente
quando é nella sua camera.
“Niente, ho bisogno di un piccolo favore da te”
Il fratello come se non avesse nemmeno sentito quello che ha detto la
squadra e domanda:
“ma tu con questo caldo vai a letto con il pigiama?”
“sì, perché?”
Risponde lei.
“credevo dormissi nuda…….”
Le guance di Arianna si infiammano. Ma perché, pensa in quel momento,
ultimamente si è fissato con queste allusioni?
Arianna cerca di far finta di non aver sentito e prende il coraggio a
due mani:
“Ho bisogno di un favore da te, sabato sera devo uscire con un’amica,
ma non voglio dire niente a mamma e papà, ma tu dovresti coprirmi.”
“E perché dovrei farlo?” Subito l’attenzione e la curiosità di
Christian si rianimano.
“Non ti chiedo mai nulla e soprattutto ti sopporto”. Arianna si accorge
che il suo tono é divenuto troppo supplichevole e capisce di essersi
messa in una posizione troppo debole per non stimolare la perfidia del
fratello.
Ma con indifferenza Christian la liquida con un:
“Ci penserò, ora vai fuori dalle palle che mi hai fatto perdere mezzo
film”.
Ma Arianna capisce che non deve lasciarlo riflettere troppo. Sarebbe
perfino capace di parlare subito ai genitori di questo tentativo di
corruzione. Quindi insiste:
“…..e quando deciderai?”
Rendendosi conto nel momento stesso in cui pronuncia queste parole di
mettersi ancora più in una condizione di debolezza.
Christian si limita ad un laconico:
“più tardi, adesso vai a letto”
Il tono è arrogante e perentorio, se non fosse che ha così bisogno di
questo piccolo rompiscatole saprebbe bene cosa rispondergli, ma si deve
limitare ad augurargli buona notte con tono speranzoso.
Il fratello non le risponde nemmeno e Arianna e costretta ad andare a
letto.
Mentre si toglie il pigiama e rimane in canottiera e mutandine ripensa,
tra sé e sé, a quel “più tardi”, ma poi si distrae studiando un po’
prima di addormentarsi.
E’ mezzanotte quando rischia di lanciare un urlo per lo spavento
svegliandosi di soprassalto con il fratello in camera sua. Per fortuna
Christian le mette una mano sulla bocca. Arianna si alza a sedere sul
letto, anche il fratello si siede sul bordo:
“sei bugiarda non è vero che dormi con il pigiama”
e le alza il lenzuolo scoprendola fino ai piedi. Nella penombra le
mutandine bianche brillano quasi. Arianna si ricopre subito:
“Cosa vuoi?”
Entrambi bisbigliano appena per non svegliare i genitori che dormono
nella stanza accanto a quella di Arianna.
“C’ho pensato e potrei anche coprirti per sabato, ma tu cosa mi dai in
cambio?”
“Facciamo che avanzi un favore?”
Arianna prova ad evitare il nocciolo della questione, ma si rende conto
che il fratello non si accontenterà di così poco.
“No troppo comodo: facciamo che per due giorni tu sei ai miei ordini
farai tutto quello che dirò io”
Ad Arianna pareva uno di quei giochi che facevano da bambini, un
capriccio. Tutto sommato poteva anche accettare.
“Ok: io faccio tutto quello che vuoi tu, tanto purtroppo in questa casa
devo farlo sempre. Però poi tu non fai il bastardo?”
“Mi sa che non ti vedi con un’amica, se ti interessa così tanto uscire
sabato: comunque affare fatto! Da domani mattina sei la mia serva, come
quando eravamo piccoli, ti ricordi?”
Arianna si rincuora, effettivamente Christian ha solo in mente un gioco
da bambini, è assurdo pensare male. Lo sopporterà tutto il giorno come
quando da bambini nei loro giochi lui era il Re e a lei toccava sempre
il ruolo della schiava conquistata in terra d’Africa. Rincuorata e
pregustando l’uscita con Carlo di sabato Arianna, si distende nuovamente
tra i cuscini:
“Ora torna in camera tua, buonanotte”
E il fratello alzandosi dal letto si china su di lei e sottovoce la
lascia con un inquietante:
“Buonanotte, riposati, ne avrai bisogno per domani.”
E se ne va”
L’indomani mattina la sveglia suona alle sei per i genitori che poi
svegliano anche Arianna. E’ la madre ad entrare in camera.
“Alzati noi stiamo partendo, tra mezz’ora sveglia tuo fratello e
preparagli la colazione e poi andate a scuola. In frigo c’é tutto per
mangiare per due giorni”
Arianna si alza e prepara la colazione mentre i genitori escono tra le
ultime raccomandazioni. Arianna ne approfitta per mettersi una gonna
corta che la madre non le permete mai di indossare ed una maglietta
aderente che esalta il suo seno. Quando la colazione è pronta entra in
camera del fratello per svegliarlo. Dorme profondamente, è completamente
scoperto e Arianna rimane colpita dall’erezione involontaria mattutina
che gli fa uscire prepotentemente la punta del pene dai boxer. Dopo
averlo osservato per alcuni attimi, turbata dalla sua stessa curiosità
lo copre con il lenzuolo e apre le imposte chiamandolo per svegliarlo.
“Dai Christian sono già le 7.00 la colazione è pronta, devi andare a
scuola”
Intanto corre in cucina per togliere dal fuoco il latte quando sente
dalla camera da letto Christian con un tono molto duro:
“Portami la colazione a letto e richiudi le imposte, cretina. Io oggi
non ho nessuna intenzione di andare a scuola.”
Ci vuole una forte dose di autocontrollo da parte di Arianna per non
mettersi a gridare, ma memore del patto della notte precedente, fa buon
viso a cattivo gioco e sfoderando il migliore dei sorrisi porta la
colazione a letto al fratello:
“scusami, non sapevo che non volessi andare a scuola, speriamo che
mamma e papà non si accorgano di nulla”
Intanto chiude nuovamente le imposte e appoggia il vassoio con la
colazione sul comodino.
“Io vado a scuola, tu che fai?”
Domanda gentile la sorella.
“Mi faccio i cazzi miei. Ora vai via ci vediamo per pranzo. torna a
casa immediatamente dopo scuola, non ti perdere in chiacchiere come al
tuo solito, che devi farmi da mangiare”
Poi gettandole una occhiata distratta alle gambe:
“ma come ti sei conciata, sembri una troia!”
Arianna mordendosi la lingua e trattenendo a stento le lacrime per
l’atteggiamento volutamente aggressivo ed umiliante del fratello esce e
si prepara per andare a scuola.
La mattinata a scuola si volge tranquillamente. Dalla sua amica riceve
la conferma dell’appuntamento con Carlo per la sera successiva.
“Devo solo sopportare Christian fino a domani sera…” pensa.
Quando suona la campanella che segna la fine delle lezioni esce subito
prende l’autobus ed arriva a casa. Il fratello è stravaccato sul divano
e gioca con dei videogames, non si gira nemmeno per salutarla, si limita
ad un
“si mangia ? Ho fame!”
La sorella che ormai ha capito l’antifona, rassegnata, risponde dalla
cucina:
“dieci minuti, il tempo di preparare qualcosa”
Ma il fratello ribatte:
“no cocca, vieni qui e chiedimi cosa voglio mangiare prima”.
Arianna, che ormai ha capito come gli conviene comportarsi, entra in
soggiorno e chiede al fratello cosa vorrebbe mangiare. Il fratello la
guarda dall’alto in basso e sorridendo le dice:
“i patti erano chiari dovrai essere la mia serva come quando giocavamo
da bambini; non mi sembra che tu stia rispettando i patti!”
“Scusa Christian, dimmi cosa devo fare.” Sospira la sorella.
“Ad esempio da bambini quando io ero il Re, ti inginocchiavi per
aspettare gli ordini. E cerca di usare un tono più sottomesso quando
parli con me”
Arianna si inginocchia e frugando nella sua memoria cerca le parole
adatte tra la voglia di ridere di quella scenetta cui la costringe il
fratello ed un sentimento di inquietudine per quel non so che di
perverso che c’è nell’atteggiamento del fratello.
“Cosa desideri mangiare Christian?”
Il fratello ordina una pasta alla carbonara. La sorella prima di alzarsi
chiede:
“vuoi mangiare qui o a tavola?”
Il fratello le risponde che mangerà a tavola, di sbrigarsi e, intanto di
portargli una coca.
Arianna si alza gli porta la coca e prepara da mangiare. quando è pronto
chiama il fratello a tavola. Versa la pasta nei due piatti e, per
dimostrarsi abbastanza servizievole aspetta che il fratello si sieda per
sedersi e domanda con il tomo più umile che gli è possibile:
“va bene così?”
Ma Arianna non aveva a minima idea di quanto Christian volesse spingere
la mano in questo gioco e indicando il piatto della sorella risponde
secco:
“no, non va bene. Chi ti ha detto che tu puoi mangiare seduta a tavola
con me? Tu mangi dopo, in piedi, come le serve.”
Arianna rimane sconvolta dalla studiata perfidia del fratello ed a
malincuore, guardando il suo piatto fumante di pasta, si alza e ripone
il suo piatto sulla credenza.
“Accendimi la televisione e prendimi il telecomando, poi rimani qui in
piedi, come fanno le cameriere.”
Il fratello mangia con calma, con gli occhi fissi sulla televisione,
mentre Arianna deve rimanere in piedi al suo fianco. gli riempie il
bicchiere ed aspetta. La ragazza è molto combattuta. ormai ha accettato
il gioco ed ha deciso di bere fino in fondo l’amaro calice, ma c’é
qualcosa di strano nella situazione: si sente le guance rosse ed una
strana sensazione inspiegabile di dolce stordimento. Quella stessa
sensazione che provava da bambina quando giocava con il fratello.
Quando, con molta calma, Christian ha finito si alza e prima di
ricrollare sul divano lascia le ultime disposizioni:
“adesso sprepara, poi puoi mangiare, ma non ti azzardare a sederti. Io
vado in salotto, quando hai mangiato preparami il caffè e poi vai a
mettere in ordine la mia camera.”
Arianna come un automa risponde meccanicamente “va’ bene” sprepara la
tavola. Poi anche, se si sente un po’ stupida, malgrado il fratello non
la possa comunque vedere, mangia in piedi qualche boccone della pasta
ormai fredda poi prepara il caffè per il fratello.
Lo porta in salotto e, senza nemmeno che il fratello debba dire nulla,
prima di porgerglielo si inginocchia.
Il fratello sorride divertito ed accarezzandole la testa:
“vedo che ti ricordi. Brava, ma vedrai come ti metterò alla prova. Ora
vai a sistemarmi la camera.”
Arianna era colpita dal suo stesso atteggiamento remissivo e dal morboso
atteggiamento del fratello. Viveva con leggerezza quel gioco, quasi
contenta di essere tornata bambina. Ma c’era comunque qualcosa che non
capiva. Non riusciva a mettere a fuoco una strana sensazione che provava
alle parole ed ai gesti del fratello. Si alza riprende la tazzina vuota
dalle mani del fratello e la riporta in cucina. Poi prima di andare a
sistemare la camera entra in bagno. Si chiude la porta a chiave alle
spalle, il cuore ha accelerato il battito, si sente strana. Deve
verificare una cosa. Allunga una mano sotto la corta gonna e si sfiora
le mutandine. E’ come sospettava: scosta l’elastico e con l’indice si fa
strada tra la peluria trovando immediatamente le grandi labbra
completamente bagnate. Incredibile: si è eccitata. Arianna non sa cosa
pensare e cerca di autogiustificarsi:
“forse non centra nulla quel rompiscatole di Christian. Sarà un caso.”
Indugia un po’, accarezzandosi. Il respiro si fa affannoso. Sente caldo.
Poi si ferma chiedendosi cosa diavolo stesse facendo. Si sciacqua il
viso con acqua fresca ed esce dal bagno. Entra nella camera da letto del
fratello cercando di scacciare il pensiero di quei momenti ed inizia a
risistemare quel disastro che Christian ha lasciato. Porta via i resti
della colazione, sistema il letto, poi si abbassa e a fianco del
comodino trova una rivista pornografica. La prende in mano, sotto si
trovano i boxer di Christian. La rivista è piena di donne nelle
posizioni più sconce, ma ad Arianna queste cose fanno solo tristezza. La
richiude scuotendo la testa e fa per portare i boxer del fratello in
lavanderia quando si accorge di sentire tra le dita una sensazione di
umidità. Infatti guardando con più attenzione Arianna nota una larga
chiazza umida nei boxer che avvicina ala viso per annusare. Ancora
quella strana sensazione, ancora le guance si infiammano. E’ sperma,
Arianna non ha una grossa esperienza a riguardo, solo qualche affannoso
petting con un coetaneo al mare. La ragazza entra nella stanza
lavanderia chiudendo la porta alle spalle, annusa ancora e prova con i
polpastrelli a verificarne la viscosità e la consistenza. Al disgusto si
unisce la curiosità: non aveva mai pensato al fratello sotto quel punto
di vista. Certamente anche lei qualche volta ha indugiato nel letto con
una mano tra le cosce, pensando a qualche scena ardita vista in tv si è
spesso accarezzata, ma non hai mai guardato al fratello come ad un
ragazzo, ormai adolescente, con le sue voglie, i suoi segreti.
Getta nel cesto della biancheria sporca i boxer di Christian e si lava
le mani accuratamente. Poi, per la seconda volta nel giro di poche
decine di minuti allunga una mano per constatare come le sue mutandine
si siano ancora bagnate.
“E’ meglio che mi calmi altrimenti rischio di saltare addosso a Carlo
quando esco con lui domani sera” pensa fra sé la ragazza.
Poi torna in camera dl fratello per finire di riordinarla. Il fratello
intanto è assorto a guardare i suoi videoclip alla televisione e
Arianna, in mancanza di altri dispotici ordini si rifugia in camera sua
per studiare.
La quiete purtroppo dura poco, dopo nemmeno mezz’ora il fratello entra
in camera:
“Ah sei qui. E’ così che rispetti i patti? Non dovresti essere al mio
servizio?”
Arianna si era sforzata di dimenticare per qualche ora il tirannico e
capriccioso ricattatore e cerca di calmarlo:
“Scusa ma non mi avevi dato altri ordini, devo anche studiare. Io, a
differenza tua ci vado a scuola!”
E’ un attimo, Arianna non ha nemmeno il tempo di capire cosa sta
succedendo, il fratello ha già fatto partire uno schiaffo di man
rovescio che lascia un segno rosso vivo sulla guancia destra della
ragazza.
“E’ così che si risponde, stronza?”
Gli occhi azzurri di Arianna si riempiono di lacrime mentre si alza in
piedi, stringendo i pugni:
“Ora bas…..”
Non fa a tempo a finire la frase che Christian ha già alzato il braccio
e la colpisce di nuovo al volto e subito con un tono che non ammette
repliche:
“Inginocchiati e chiedi scusa”
Per Arianna è come una scossa elettrica; è furibonda, ma al tempo stesso
confusa e senza rendersi nemmeno conto di quello che sta facendo e
soprattutto del perché lentamente si inginocchia mentre si asciuga le
lacrime. Il fratello non ha il volto adirato, anzi, si direbbe quasi
divertito mentre la sorella con un ultimo singhiozzo e massaggiandosi la
guancia arrossata è in ginocchio e mormora un:
“Scusami.”
Christian si siede ai bordi del letto, di fronte alla sorella
inginocchiata. Arianna tra la rabbia e la vergogna per aver di nuovo
obbedito al fratellino tiene lo sguardo basso. Il fratello le accarezza
una guancia e con un tono quasi consolatorio le dice:
“devi imparare ad essere più sottomessa altrimenti i nostri patti vanno
a monte”
E’ un attimo, mentre Arianna pensa a quanto sia strano quello che da due
giorni sta succedendole e a come stranamente non sia in realtà veramente
arrabbiata con il fratello, e la mano di Christian scende lungo il collo
e scivola verso il seno. La maglietta sottile disegna alla perfezione i
capezzoli di Arianna, sorprendentemente sensibili. Arianna non ha il
tempo di rendersi conto di nulla anche se il respiro si fa affannoso e
il fratello ha due dita sul suo capezzolo destro e stringe.
Arianna sempre con lo sguardo basso sente improvvisamente caldo mentre
il fratello stringe con forza il capezzolo, riesce a mormorare un:
“no, cosa fai”
Ma è un lamento quasi impercettibile, biascicato, il fratello subito le
dice di stare zitta:
“stai zitta, fai quello che ti dico e stai zitta.”
Poi si abbassa verso il suo orecchio e le mormora:
“quando ti dico di inginocchiarti devi aprire le gambe, tenerle
allargate, capito? non siamo mica in chiesa!”
Arianna non è più in grado di fare nessuna domanda riesce solo a dire:
“si subito”
Con le mani di alza un po’ la gonna stretta e corta ed allarga le
ginocchia, poi meccanicamente mette le mani dietro la schiena. Il
fratello continuando a parlarle all’orecchio:
“la smetterai di fare la ribelle o devo iniziare a pensare a cosa
raccontare a papà?”
Il capezzolo ormai le fa proprio male risponde subito:
“scusami Christian sono stata una stupida, non ti farò più arrabbiare,
prometto.”
Il fratello molla la presa si alza di scatto e le dice secco:
“Ora vai a lavarmi il motorino che devo uscire.”
Prima di andarsene sottolinea la frase con uno schiaffo dietro la nuca.
Non è forte ma fa perdere l’equilibrio ed Ariannna che cade addosso al
letto dove prima era seduto Christian che esce sbattendo la porta.
Arianna rimane ferma così in ginocchi le cosce spalancate, il viso
sprofondato nel letto gli occhi bagnati di lacrime e non può fare a meno
di allungare un mano in mezzo alle gambe ed avere la conferma: le
mutandine sono tutte bagnate. La ragazza è molto arrabbiata con sé
stessa ma non può fare a meno di indugiare nel boschetto ad accarezzarsi
pensando alla dolce umiliazione che le recenti prove di sottomissione le
hanno procurato. Solo un minuto con il respiro affannoso poi si alza, si
cambia ed esce per lavare il motorino al fratello.
Christian esce in giardino con una birra in mano e si accomoda su di uno
sdraio all’ombra ad osservare la sorella che, obbediente, sta lavandogli
lo scooter sorridendo soddisfatto. Arianna cerca di non incrociare lo
sguardo per la vergogna, ma anche perché non vuole rischiare di subire
nuove umiliazioni e punizioni. Con la pompa ed una spugna si dedica con
attenzione alla pulizia del motorino. Per lei non é una novità anche il
padre le ordina spesso di lavarle l’auto ed alle sue rimostranze per il
fatto che il fratello riesce sempre a trovare una scusa per non fare mai
nulla, il padre risponde sempre di non rompere e di lasciare in pace
“l’ometto di casa”. E così, pensa Arianna, adesso Christian vuole
prendersi tutti i ruoli di padrone i casa. Ma, si chiedeva Arianna, lo
faccio per poter uscire domani sera con Carlo o perché tutto sommato mi
piace o, peggio, perché ormai ad obbedire ad un maschio in casa sono
abituata. La ragazza si poneva queste domande senza troppa ansia tutto
sommato, perché la situazione in fondo, qualunque fosse il motivo, la
turbava, ma la viveva anche con la curiosità di vedere cosa le sarebbe
successo.
Intanto il fratello si era avvicinato per controllare bene il lavoro.
Arianna meccanicamente si scostò, con le mani dietro la schiena e lo
sguardo basso ad attendere dal fratello il giudizio. Esattamente come fa
di solito papà – notava. Dopo una rapida occhiata Christian con tono
strafottente le indicò le ruote:
“pulisci bene anche le ruote, cretina devono sembrare nuove, e
sbrigati!”
Arianna cui ormai i moti di ribellione sembravano solo un lontano
ricordo mormorando “scusa” si mette subito a pulire le ruote mentre il
fratello entra in casa. Arianna finisce il lavoro ma attende comunque
qualche minuto perché non vorrebbe di nuovo far arrabbiare il fratello
che esce in quel momento, dà un occhiata al motorino, ci sale poi guarda
la sorella sorridendo soddisfatto.
“Io esco, hai qualche ora di libertà, ma non muoverti da casa. Poi ti
chiamo.”
Mentre il fratello se ne va Arianna rientra in casa tirando un sospiro
di sollievo: finalmente un po’ di pace. Cercando di scacciare il
pensiero di quello che è successo in quella giornata si rimette a
studiare perché ormai sono già le cinque e l’indomani, Sabato, oltre
all’importante appuntamento serale, la mattina deve essere anche
interrogata il latino.
Verso le sette telefona il fratello:
“senti Arianna, vengo a casa con degli amici, prepara qualcosa per
cena.”
Il tono era di quelli che non ammettevano repliche, ma Arianna si
permette comunque, con il tono più rispettoso che le riesce di
obiettare:
“Christian, lo sai che papà non vuole che invitiamo gente a casa….”
Ma non riesce a finire il discorso perché il fratello con un tono molto
duro la interrompe:
“non ti azzardare a contraddirmi, stupida, io faccio quello che
voglio.”
E po’ con un tono più divertito:
“tanto poi tu metti tutto in ordine e anche se venissero a scoprire
qualcosa tu ti prenderai la colpa! Non è vero sorellina?”
Arianna rimane zitta per un attimo e capisce che é meglio non
contraddirlo:
“Va bene, dimmi cosa devo fare”
“Niente, prepara solo la tavola per quattro persone in sala da pranzo
vengono dei miei amici guardiamo un film e mangiamo una pasta. Tu vedi
di comportarti come ti ho insegnato oggi.”
Arianna capisce il pericolo di essere messa in ridicolo davanti a dei
ragazzini amici del fratello ed inizia ad essere veramente a disagio.
“Ma Chirstian, i tuoi amici non fanno parte del nostro accordo
…….mi vergogno Non vorrai trattarmi come mi hai trattato oggi
davanti a loro?”
“Arianna non rompere! Tu comportati ben sii obbediente e sottomessa,
può darsi che loro nemmeno se ne accorgono. Del resto sei un donna!
Comunque anche se se ne accorgono nemmeno ti conoscono e poi tu fai
quello che ti dico io o ti metti in un mare di guai! Capito?”
Arianna risponde di sì, si scusa nuovamente e riattacca. Ora la tensione
c’è veramente, ma assieme di nuovo anche quella sensazione di leggerezza
e di strano scombussolamento che prova ogni volta che il fratello la
tratta così.
Arianna prepara tutto, é nervosa, ma al tempo stesso tremendamente
curiosa per tutte quelle strane prove cui la sottopone il fratello. C’è
ancora un po’ di tempo ed Arianna senza pensarci troppo si chiude in
bagno per una cosa che non fa quasi mai. Si alza la gonna e sfila le
mutandone, poi si siede sulla tazza del water ed allarga bene le gambe
inarcando la schiena. Chiude gli occhi ed allunga una mano ad
accarezzarsi: é completamente bagnata ed é tutto il giorno praticamente
che é in quello stato. Non le é mai capitato. Arianna si lascia andare
alla fantasia e si immagina in ginocchio davanti a Carlo mentre si apre
la camicetta, poi… si interrompe immediatamente, il cuore batte a
mille. Il fratello è rientrato e la sta chiamando. Arianna si ricompone
affannosamente raccoglie le mutandine se le rimette, si lava le mani,
si da un’occhiata allo specchio: ha le guance arrossate e la fronte
leggermente imperlata di sudore. Apre la porta del bagno, il fratello è
proprio lì davanti.
“Sei sempre in bagno. Cosa stavi facendo?”
Christian parla volutamente ad alta voce, nel frattempo sono entrati
anche altri tre ragazzi, che presumibilmente sentono tutto. Christian
evidentemente ci tiene a far vedere agli amici come tratta la sorella.
Poi abbassando il tono della voce le dice:
“vai in camera tua e aspettami.”
Il ragazzo va a far accomodare gli amici poi torna dalla sorella.
Arianna è in camera sua ad attenderlo ed intanto si è cambiata
sfilandosi la corta minigonna indossando i pantaloni della tuta.
Christian entra e la guarda fissa negli occhi:
“é meglio che ci chiariamo subito, mettiti in ginocchio!”
Arianna si inginocchia immediatamente, apre le ginocchia come piace al
fratello, poi abbassa la testa e mette le mani dietro la schiena.
“Brava così mi piace. Non userò giri di parole ora farai quello che ti
dico e guai a te se sbagli anche solo la più piccola cosa. Ti farò fare
letteralmente la serva per me ed i miei amici questa sera, voglio che li
lasci a bocca aperta.”
Poi volge lo sguardo verso il letto e nota la minigonna.
“Perchè ti sei cambiata? Non vuoi far vedere le gambe ai miei amici?
Non hai capito un cazzo, rimettiti quella….anzi mettiti quella bianca
che non metti mai.”
Arianna arrossisce immediatamente, quella gonna é ancora più corta e ,
soprattutto é plissettata e larga. Non la mette mai perché qualsiasi
movimento rischia di mostrare le mutandine. la ragazza rimane anche
meravigliata del fatto che il fratello se la ricordasse. Arianna azzarda
una resistenza:
“quella non la metto mai…”
Anche questa volta non riesce a finire la frase perché un ceffone l’ha
già colpita sulla guancia.
Arianna si scusa massaggiandosi la guancia mentre il fratello conclude
la discussione peggiorando ulteriormente la situazione della già
scombussolata sorella:
“e togliti le mutandine così se farai la stronza farò vedere a tutti
che sei una puttanella. Ora alzati, preparati e vieni di là a servirci.”

Arianna non può, ma forse comincia anche a non voler, opporsi al
fratello si alza in piedi. Ma Christian non dà cenno di volersene
andare. Arianna ha un momento di interdizione, non sa cosa deve fare e
non vuole far arrabbiare ulteriormente il fratello. Christian insiste:
“hai capito? cambiati.”
Arianna muove lentamente le mani infilando i pollici dentro l’elastico
dei pantaloni della tuta per toglierseli, ma ha ancora un attimo di
esitazione: non si è mai spogliata davanti a nessun uomo, tanto meno
davanti al fratello. Poi visto che Christian non accenna ad uscire dalla
stanza, abbassa i pantaloni, li toglie e li getta sul letto. Tiene la
testa bassa, vorrebbe morire per la vergogna, ma sente chiara la
sensazione di essere letteralmente allagata in mezzo alle gambe, per la
situazione e per le carezze bruscamente interrotte di pochi minuti
prima. Poi la ragazza si gira verso il cassetto dove prende la gonna
bianca e svolazzante che il fratello le impone di indossare. Arianna la
indossa poi, sempre con la testa bassa:
“sono pronta.”
Il fratello con tono spazientito:
“ma sei stupida o fai apposta? Ti ho detto di togliere le mutandine!”
“Ti prego Christian, mi vergogno troppo, è trasparente questa gonna ed
appena mi muovo potrebbero accorgersi che non le ho. Ti prego questo no”

In quel momento Christian fa una cosa che sorprende di nuovo la sorella.
Senza andare tanto per il sottile si avvicina alla sorella le alza la
gonna e con uno strattone le abbassa le mutandine. Arianna non ha alcun
moto di ribellione, ma si limita a coprirsi il sesso con una mano. la
testa sempre più bassa ed il viso rosso di vergogna. Poi muove le gambe
per far scivolare a terra le mutandine che il fratello raccoglie.
Ed ancora per aumentare la sua vergogna Christian le avvicina al viso e
le annusa. Arianna vorrebbe morire, si rende conto che i suoi umori si
sentono e le mutandine sono evidentemente umide. Il fratello, questa
volta con voce più dolce:
“alla mia sorellina comincia a piacere la situazione vero? Allora non
fare la santarellina con me: a te ti ho capita! Ora vieni di la ti
presento ai miei amici, vedi di essere gentile e facci divertire.”
Il fratello si mette in tasca le mutandine della sorella apre la porta e
con finta galanteria la fa passare per prima. Giusto per assestarle una
manata nel sedere. Per la prima volta il fratello la tocca non per farle
male, come è stato per i capezzoli. E’ questione di un attimo, Arianna
rimane immobile mentre il fratello nella frazione di un attimo le palpa
il sedere senza pudore. Non si può dire che rimane ferma per lasciarlo
fare, ma comunque nemmeno si ritrae, la mano dl fratello punta proprio
alla parte bassa del sedere della sorella affondando con facilità fino
quasi a toccarle il sesso.
Arianna è stordita, in testa sente un ronzio ma contemporaneamente si
sente leggera, direbbe quasi felice. Cammina a piccoli passi tenendo le
mani sul davanti come se temesse che in qualsiasi momento qualcuno
potrebbe alzarle la corta gonna e vederle la fighetta che sente
completamente bagnata. Il fratello la porta in salotto. Ci sono tre
ragazzini, sembrano tutti perfino più giovani di Christian. Il fratello
si siede su di una poltrona lasciandola così in piedi di fronte ai tre
ragazzini. Arianna si sente in mostra, i ragazzini la stanno squadrando
da testa ai piedi. Poi dopo un attimo di silenzio che ad Arianna pare
eterno finalmente parla Christian:
“questa è mia sorella Arianna, loro sono i miei amici Nicola, Enrico e
Mattia.”
Arianna ha lo sguardo basso e mormora un saluto.
I tre sono dei ragazzini: Nicola ha 14 anni, ricciolino ed esile, Enrico
ha 15 anni piuttosto grassottello e lo sguardo un po’ troppo furbo
indugia subito sulle gambe di Arianna, Mattia ha 15 anni ed è un bel
ragazzino ma con la faccia di un bambino. Arianna si rende conto di
essere una “grande” per loro ma in quel momento è evidentemente in
imbarazzo, in piedi come se fosse in mostra per quegli occhi che la
stanno perlustrando con curiosità. Poi Christian con un tono secco:
“Cosa fai lì impalata, vacci a prendere qualcosa da bere.”
Per Arianna è come una frustata, di sottecchi legge gli sguardi sorpresi
e forse anche imbarazzati dei tre ragazzi. Arianna, che fatica a
sostenere l’imbarazzantissima situazione si volta per andare in cucina.
E’ sconvolta. Prepara un vassoio con bicchieri, coca cola, birra e lo
porta in salotto. Appoggia il vassoio sul tavolino in salotto dove
intanto é calato un silenzio imbarazzato che il fratello si sta godendo
in ogni singolo secondo. Arianna getta uno sguardo al fratello che con
un gesto rivolto verso gli amici fa capire che vuole che siano serviti.
Arianna ha la voce che è un soffio:
“Cosa volete bere?”
I ragazzi che evidentemente cominciano a superare l’iniziale imbarazzo
ordinano tutti delle birre, malgrado la loro giovane età. Arianna li
serve uno ad uno attenta a non abbassare ami il busto per non scoprirsi
oltre quello che già mostra generosamente. Enrico però senza nemmeno
nascondersi troppo le fissa la gonna ed Arianna vive la spiacevolissima
sensazione di sentirsi letteralmente nuda davanti allo sguardo del
ragazzino. Quando ha finito non può non notare gli sguardi di intesa
dei tre ragazzi e il sorriso soddisfatto di Christian. Arianna si
rimette in piedi, non ha il coraggio di aprire bocca, per fortuna il
fratello accende il televisore ed inizia a fare zapping distraendo un
po’ gli amici, poi si gira verso la sorella che attende con tutta
evidenza nuovi ordini:
“vai in camera tua, ti chiamo quando mi servi”
le parole sono evidentemente studiate per umiliare in ogni modo la
sorella che esce frettolosamente dalla stanza piena di vergogna. In
camera si stende sul letto per cercare di riflettere sulla sua
situazione e domandarsi, ancora una volta, come ami accetta tutto ciò.
Del resto basterebbe rinunciare ad uscire con Carlo per sottrarsi ad
ogni ricatto, ma non è nemmeno che le interessi così tanto questa
uscita. Evidentemente – pensa la ragazza – voglio provare queste
sensazioni. Perché? Continue reading

Racconto di incesto: sesso con la zia

L’incesto, lo sappiamo bene, è una delle fantasie erotiche in assoluto più diffuse e quindi sono tantissimi i racconti erotici di incesto che ci vengono richiesti. In questo caso siamo felici di accontentare i nostri numerosi lettori, con un bel racconto di incesto con la zia.

incesto con la zia

Il culetto della zia alla fine dell’incesto

Sono le sette. Gigi, il gatto, sbatte contro la porta a soffietto. Lo fa per
farsi osservare; non vuole sfuggire all’orecchio e allo sguardo. Oggi,
però, non è cosa: zia Alberta è morta dopo l’ennesimo attacco di cuore.
Almeno non soffre più, come noi. Noi che, come soldati, ci siamo stesi
attorno a questo tavolo, a spartire le vesti. “Il testamento. Cristo!, il
testamento” . Mario è sicuro che ci sia. Mario è mio cugino. Mario andava a
letto con zia Alberta. Incesto, si direbbe. Ma lo sapevano tutti, lo
accettavano, quindi, a casa nostra, incesto non era e non è. Nicola e
Francesca, invece, hanno altre idee. Nicola prima stava tranquillo. Ma poi
da tre mesi convive con la Fra’ e il suo cane, che si chiama Nicola, proprio
come lui. In casa è un casino: quando la Fra’ chiama Nicola, il cane corre
con la coda che sbatte, mentre mio cugino dice “che vuoi?”. La Fra’ lo
comanda a bacchetta e si ostina a chiamare Nicola entrambi, sia lui che il
cane, mentre lui (mio cugino) a lei la chiama “Fra” o “Lafra”. A volte mi
chiedo se la chiama così pure quando scopano.
Comunque il testamento speriamo che c’è, perché se c’è la zia ha lasciato
qualcosa pure a me. Ma mi sa che non c’è. Ecco Mario sta procedendo alla
devastazione della zona notte. Grida parole col fiele alla Francesca, che
lui chiama puttana. Anch’io credo che sia un po’ puttana. Una volta mi ha
voluta nel suo letto. Mi ha leccata un po’ tutta con la scusa che eravamo
ubriache. Aveva fatto il limoncello, quel giorno, e lo avevamo bevuto. Lo
aveva fatto lei, con le sue mani e con lo zucchero ed il limone e lo avevamo
bevuto con le nostre labbra strette sul vetro. Poi ci eravamo strette l’una
all’altra. Insomma mi ha anche proposto di fare una cosa a tre. A tre con
Nicola. A me stava venendo lo scrupolo, perché Nicola è sempre mio cugino.
Ma lei ha detto: “non ti preoccupare, sciocchina”. E ha detto così perché
lei diceva quell’altro Nicola. Ma io dissi che schifo, e scappai, perché a
lei e a mio cugino una ripassatina, insomma, l’avrei data. Ma col cane no,
cazzo. Che perversioni! Almeno avesse tirato in mezzo un gatto a nove code,
bhe, ci saremmo divertite. Invece no: un cane. Mario, intanto, è passato
alla zona giorno. Sta sconquassando tutto. Francesca ha lo sguardo furbo.
Sono sicura: il testamento non c’è. Intanto il gatto continua a sbattere col
cranio alla porta. Decido di andare via con lui. Lo faccio, grattandomi il
culo. Continue reading

Sperma incestuoso

Un bel racconto di sesso incestuoso tra fratello e sorella, dove la sorella non disdegna affatto lo sperma del fratello.
Trascorrevamo la stagione estiva alla nostra villa al mare, che era disposta
in maniera assulutamente non regolare, tant’è che la stanza mia e di mia
sorella era su al primo piano accanto a quella degli ospiti, di un bagno e
di una piccola mansarda. A piano terra invece c’erano la camera dei miei
genitori, degli altri due fratelli, la cucina e il salotto, insieme a vari
disimpegni che limitavano in qualche modo la zona giorno da quella notte.

All’epoca mia sorella aveva 18 anni, alta 170 cm, snella, una buona terza di
seno con le gambe affusolate. Più di una volta avevo sognato di farci
l’amore ma mai avevo avuto il coraggio di farlo.

Una notte, abbastanza calda, eravamo entrambi svegli per il calore, lei mi
chiese se, visto che normalmente dormiva con la magliettina e gli slip,
senza reggiseno, mi avesse dato fastidio se avesse dormito a seno nudo,
alchè non mi sembrò vero e le dissi: “No dormi pure, ma prima me lo fai
vedere da vicino?” e lei “Perchè?” e io “Perchè vorrei vedere come è fatto
un seno” e lei mi accontentò e si avvicinò. Come fu davanti ai miei occhi mi
venne istintivo passarle la mano sui capezzoli. Questo mio gesto non le
provocò disturbo, anzi mi chiese di accarezzarla visto che non l’aveva fatto
mai nessuno. Così continuai ad accarezzarle il seno e i capezzoli; avvicinai
le mie labbra e cominciai a baciarglieli e poi a mordicchiarli. Lei cominciò
a muovere il suo corpo come se stesse fremendo.

Allora cominciai ad accarezzarle anche il resto del corpo, le gambe, il
culetto anche se con lo slip, e le misi le mani tra le coscie, lei dapprima
mi fermò, ma poi visto che io continuavo a muoverle mi lasciò fare.

A quel punto le cominciai a toglierle gli slip e lei mi spinse la testa
contro il suo seno, mi facilitò il compito alzando prima la gamba destra e
poi l’altra e a quel punto allargandole leggermente le gambe cominciai ad
accarezzarle il clitoride. Poi la feci stendere sul letto e le diedi un
bacio in bocca, dapprima dolce poi molto più passionale con le nostre lingue
intrecciate. Nel frattempo continuavo a stuzzicare il clitoride e non mi
sembrò vero quando vidi che stava per avere un orgasmo; insistetti ancora di
più e lei irrigidendosi tutta venne.

Volevo assaporare i liquidi di mia sorella e quindi misi la testa fra le sue
coscie e comincia e leccarla tutta. Lei continuava a dimenarsi mentre tutta
la fica era bagnata. Ma non volevo sverginarla così, quindi con la mano usai
i suoi unori per inumidire il suo culetto e cominciai a penetrarla
lentamente con un dito. Lei dopo un piccolo sussulto si mise su un fianco e
mi fece continuare. Io passasi a mettere due dita e poi tre, finchè la presi
dai fianchi e cominciai a penetrarle lentamente. Lei emetteva dei mugolii
soffocati perchè non potevamo fare rumore e infatti quando ci accorgemmo che
i letto faceva rumore mettemmo il materasso a terra e continuai a penetrarla
sempre più a fondo finchè non entrai tutto dentro di lei. Continuavo a
pompare come un forsennato e lei si lasciava fare, poi estrassi un attimo il
pene e passando gli umori sulla mia mano gliela misi in bocca per fargliela
leccare e mentre lei tirava fuori la lingua la penetrai di colpo e continuai
così per un bel pò, mentre le carezzavo i seni finchè le sborrai nel suo
culetto.

Rimasi un pò dentro di lei per non far cadere goccie sul materasso, poi
liberatole il culetto presi a baciarla, avvinghiati tutti e due.

Le mi guardò negli occhi e mi chiese di non raccontare a nessuno di quanto
era successo e che voleva continuare questa storia di sesso con me, che
voleva sperimentare con me tutte le posizioni e situazioni possibili.

Poi andò in bagno, si lavò e tornando a letto, vide la stanza sistemata e
poi andai io a farmi una doccia.

Il giorno dopo ci svegliammo e prima di scendere ci demmo un bacio. Eravamo
entrambi molto felici e i nostri familiari ci chiesero cosa avessimo e noi
gli dicemmo che la sera prima ci eravamo molto divertiti a giocare a carte.

Poi andammo a mare, e tutta la giornata passò tra sguardi e carezze
apparentemente innocenti. La sera prima di andare a letto ci scambiammo
altre effusioni e avemmo un altro rapporto sempre anale, molto più profondo
e prolungato di quello della sera prima.

La storia andò così avanti per giorni, finchè un pomeriggio che stavamo
soli, mentre riposavo sul prato, mia sorella venne vicino a me e senza dire
nulla mi scostò il costume e prese a leccarmi il pene. Dapprima lo bagno
tutto con la saliva e poi lo mise in bocca e cominciò un meraviglioso
pompino. Continuava come se volesse ingoiarlo tutto finche non mi seppi
controllare e le venni in bocca. E lei per niente infastidita ingoiò lo
sperma e ripulì tutto con la lingua senza lasciarle nemmeno una goccia. Poi
si allontanò un attimo e appena tornata mi diede un bacio appassionatissimo.

Mentre stavamo lì al sole mi chiese se avessi avuto voglia di un rapporto
completo. Io che non aspettavo altro che sverginare mia sorella, le dissi,
mentendo, che solo se lei ne avesse avuto voglia e si fosse sentita pronta
lo avremmo fatto, ma che non si doveva sentire obbligata. In realtà in quel
momento avrei voluto saltarle addosso e aprirla in due e scoparla fino a
farle male.

I nostri familiari erano andati a casa della fidanzata di mio fratello e si
trattenevano tutta la serata.

Mentre stavamo al sole, mi misi su un fianco e cominciai a guardare mia
sorella e non potetti fare a meno di accarezzarla e baciarla. Poi tolsi il
costume a me e a lei e cominciai a leccarla tutta. Ripresi a giocarle il
clitoride e a massaggiarle il seno. Ero intenzionato a farle di tutto.
Concentrai le mie attenzioni sulla sua fica, la leccai tanto da renderla un
lago, poi le salii sopra e mentre la baciavo le allargai le gambe e
lentamente posi la cappella sulla vagina e mi preparai ad entrare. Le
allargò le gambe e presomi per i fianchi mi tirò dentro in un solo colpo
costringendomi a penetrarla di colpo. Emise un urlo di dolore ma subito dopo
cominciò a farsi pompare sensa sosta. La fica era calda e bagnatissima e il
pene scivolava senza fatica. Mentre scopavamo lei dolcemente mi chiese di
non venirle dentro perchè non aveva preso precauzioni e io l’accontentai
senza problemi. Quando mi accorsi che stavo per venire, sfilai il pene e
l’affondai nel culo e lì dopo poche spinte venni. Dopo lei mi abbracciò e
dopo un bacio, mi disse che con me stava benissimo e che si stava
innamorando.

A quel punto mi venne in mente che tra fratelli non è proprio bello fare
sesso ma siccome lei proplemi non se ne faceva non vedo perchè avrei dovuto
farmene io, oltretutto quand’anche fosse finita eravamo sempre fratelli.

Era stupenda così nuda al sole, gli occhi felici, aveva donato la sua
verginità a me, aveva bevuto il mio sperma, mi aveva dato il culetto, cosa
potevo volere di più, …., una cosa c’era volevo che si attaccasse a me in
maniera maniacale, così che l’avessi per me ogni volta che avessi voluto.
L’unica maniera che avevo era quella di farla violentare da più ragazzi.

Mi misi d’accordo con alcuni amici miei, tutti fidati, per scoparsela tutti
assieme selvaggiamentem facendo apparire me come un eroe.

Una sera mentre passeggiavamo in una strada di campagna, fummo assaliti (si
fa per dire) da otto ragazzi, che ci bloccarono e con un coltello ci
minacciarono, io (d’accordo con loro) tentai di ribellarmi ma loro mi
bloccarono facendo finta di pestarmi, poi legatomi le gambe si dedicarono a
mia sorella.

Vediamo come fa questa troia a soddisfarci tutti dissero, e le strapparono
tutti i vestiti lasciandola nuda, la presero e sbattuta per terra
cominciarono a scoparla. Mentre due le tenevano le braccia uno le era salito
a cavallo del collo e cominciò a scoparla in bocca mentre un’altro le ficcò
un pene nella fica. Il primo venne subito inondandole la bocca e la faccia
di sperma, mentre l’altro continuava a scoparsela, quindi la girarono sul
fianco e il terzo le pianto il suo uccello in culo senza ritegno, mentre il
quarto le riempì di nuovo la bocca con suo arnese. Quello che stava scopando
la fica tirò fuori il pene e le sborrò sul seno, mentre quello che le stava
facendo il culo le venne dentro, e così fece quello che la stava scopando in
bocca. Gli altri tre decisero di farle un bel regalo e le piantarono due
cazzi in culo contemporaneamente, mentre mia sorella emise un urlo.
Continuarono per un bel pò e poi le sborrarono uno in faccia e l’altro in
bocca. Poi presero una bottiglia di birra e gliela ficcarono in culo e la
sodomizzarono così. Poi l’ultimo tolta la bottiglia le disse che quello che
le avevano fatto era solo un aperitivo e che il bello doveva ancora venire.
Infatti la usaro come una pezza e la sfondarono in due nella fica, di nuovo
in due in culo, le sborrarono in bocca, la costrinsero a bere lo sperma e a
farsi pisciare in bocca e in culo. Poi lasciarolo mia sorella distrutta a
terra con i buchi oscenamente aperti, tutta sporca di sperma. Lei non ce la
faceva a muovere le gambe per il dolore, quindi liberatomi dei falsi nodi la
presi in braccio e la portai a casa dove fece un bagno caldo per ripulirsi e
riposare.

Durante il tragitto con le poche forze che le erano rimaste mi disse che non
mi avrebbe lasciato mai più e che mi avrebbe protetto come io avevo tentato
di fare con lei a costo della vita.

Io e mia sorella viviamo insieme a Modena, e non ci siamo mai divisi e siamo
felici, come appunto fratello e sorella, ma soprattutto come amanti. Continue reading

Racconti erotici di incesto

L’incesto è una delle fantasie sessuali più diffuse tra le donne italiane: sono tante le donne che sognano di fare sesso con figli, padri, fratelli che magari spiano mentre sono al bagno e si masturbano.
L’incesto è un fatto molto più diffuso di quanto realmente si crede e spesso le coppie incestuose scelgono di avere rapporti anali in modo da evitare potenziali gravidanze indesiderate.
E i racconti erotici di incesto sono davvero molto cercati su internet. Anche perchè questa è una fantasia femminile, certo, ma anche tanti maschietti la condividono. Anzi sono tanti coloro che si scopano sorelle, cognate, figlie, madri…insomma l’incesto è una specie di sport nazionale.

Tu che ne pensi? Ti scopi anche tu qualche donna di famiglia? Continue reading

Incesto- Una storia vera

Quello che andrete a leggere non è un mio racconto, ma una confessione inviatami da un “amico” virtuale. E’ curioso come, con la complicità di uno schermo che nasconde, si possano aprire certi scrigni tenuti segreti e nascosti per anni.
A me succede anche nella vita reale, che le persone mi aprano il loro cuore. Un regalo che custodisco gelosamente.
Sono stata a lungo indecisa se pubblicarlo o meno, e dopo mesi lo faccio ora. Non è volgare ed è scritto bene.
Naturalmente l’autore di questa storia ha dato il consenso alla pubblicazione ma vuole rimanere anonimo. Il tema è L’INCESTO, per cui, le persone sensibili e che pensano di essere toccate da questa storia SONO PREGATE DI NON LEGGERE|!

Più che un racconto è una confessione. Si va indietro con gli anni fino a quando mi ritrovavo 16 enne, fisico tiratissimo e ovviamente carico di ormoni. Estate: e come ogni estate vacanze al mare con i genitori. La cosa non mi faceva impazzire ma ormai mi ero creato il gruppetto fisso di amici e quindi ogni anno ci si ritrovava. Era curioso vedere gli altri come cambiavano da un anno all’altro senza renderti conto che per te era lo stesso. Ovviamente nel gruppo c’erano anche le amichette che però proprio per questa sorta di fratellaggio non si concedevano, quasi fosse incestuoso farlo.
Un pomeriggio dei tanti, dopo pranzo ero in camera con la mamma a cercare di trascorrere il meno noiosamente possibile le ore più calde, per poi fuggire fuori e ritornare giusto per cena. Lei era alle prese con la ceretta che espletava con lo zucchero fuso e il limone. Da piccolo la cosa mi incuriosiva ma poi crescendo era diventata consuetudine vederla intenta a stendersi quella cosa appiccicosa sulla pelle delle gambe. Finita l’opera ovviamente cercava di rifinire per quanto possibile con forbici e pinzetta, soprattuto all’inguine, anche perchè al tempo non andavono i tagli di adesso, quella volta la boscaglia veniva lasciata nature.
Dal momento che ero li a cazzeggiare mi chiede se la aiutavo a sistemarsi: inutile dire che a parte il rapporto pessimo che in genere si instaura tra adolescente maschio e mamma, non avevamo particolari problemi a mostrarcci nudi e da parte mia c’era comunque la curiosità verso il corpo femminile, e quello di mia mamma rappresentava ottimamente il modello. A quel tempo aveva poco più di 40 anni, qualche chiletto di troppo, un bel seno gonfio e ancora sostenuto e in più di un’occasione mi ero ritrovato a spiarla dietro la porta del bagno mentre si coccolava nella vasca oppure in tarda serata mentre guardava qualche programma sexy in tv e…..va beh lasciamo un po’ di sospensione. Io mi avvicino controvoglia solo per il fatto che mi aveva chiesto un piacere, e mi disse di controllare se aveva lasciato qualche peletto nell’interno coscia: all’inizio guardo svogliatamente e penso solo a filarmela al più presto, poi, il contatto con la pelle morbida e liscia e soprattutto la vicinanza con la zona proibita, mi mette in moto qualcosa dentro.
Nei primi attimi nemmeno ne sono coscente, ma poi quando me ne rendo conto, inizio a muovere le mani con uno scopo ben preciso. Mentre con una mano tengo la pinzetta, con l’altra cerco di tendere la pelle in modo da scorgere i peletti residui e eliminarli, e così facendo le dita iniziano ad avvicinarsi al bordo del costume: probabilemte i miei gesti erano maldestri come si addice ad un adolescente in pieno subbuglio, ma lei non dice nulla e quindi la mia opera di avvicinamento prosegue. Ormai con i polpastrelli sfioro l’orlo del costume: li lascio immobili per qualche momento e attendo la reazione. Nessuna, e quindi continuo. Provo a buttar li qualche frase ma faccio fatica, mentre lei mi chiede se ne ho ancora per molto: di tutta risposta le dico di alzare una gamba per vedere meglio sotto. Mantenendo il contatto con la sua pelle, la mano, assecondando il movimento, scivola ancora un po’ in basso e i polpastrelli di due dita si infilano sotto il costume. Il cuore mi sobbalza in petto, ma ancora nessuna reazione. Tengo il viso chino per evitare di incrociare lo sguardo, nel timore che basti quello per farmi desistire. Strappo, lavoro con la pinzetta, lascio la pelle e la riprendo per tenderla ancora di più: le dita ormai sono sul labbro della sua vagina: a questo punto non può più far finta di nulla e mi chiede cosa stia facendo, con un tono tra lo scherzoso e il curioso. Io deglutisco e le dico che il costume da un po’ fastidio per completare al meglio l’operazione. Lei senza dire nulla, infila i pollici nell’elastico e lo sfila, lasciandomi tra lo sbigottito e l’estasiato. Il frutto di tanta curiosità, di sogni accaldati, di mille e mille fantasie, è li davanti a me, a pochi centimetri di distanza. Posso sentirne l’odore, segurne i profili sotto la peluria.
Con malcelata disivoltura continuo il mio compitino, e stavolta le dita si appoggiano quasi immediatamente sui bordi del grande labbro: il contatto mi fa trasalire e continuo a mascherare, mentre sotto il costume il mio cazzo batte contro il cordoncino per uscire fuori, non riesce più a rimanere in quell’involucro. Ora muovendo le dita imprimo una certa pressione e così facendo le labbra iniziano a schiudersi lasciando comparire il rosa madreperlaceo del loro interno. I pensieri iniziano ad aggrovigliarsi, il cuore continua a pulsare all’impazzata, il viso mi divampa. A quel punto lei mi dice:
- “se continui così mi infili le dita dentro” e io ” dove? qui?” e accompagno a quella domanda il gesto del mio indice che si appoggia tra le labbra e affonda. Lo muovo un po': sento le sue labbra attorno al dito calde, umide e come sempre rimango in attesa di una reazione che ancora non arriva. Continuo: lei cerca di scoraggiarmi, ma il tono della voce è tuttaltro che arrabbiato. A quel punto non ho più niente da perdere: con le dita di entrambe le mani allargo le labbra, le schiudo per conoscere quel mistero così agognato: si schiude, e facendolo provoca un rumore di risucchio tanto ormai è bagnata. La ammiro nel suo rosa chiaro, guardo le piccole labbra carnose e sporgenti le seguo con lo sguardo fino a dove si riuniscono, dove suppongo ci sia il clitoride, poi scendo con lo sguardo e incontro l’apertura: ormai sono come drogato e le mie mani si muovono come guidate da un’altra entità. Affondo un dito dentro l’apertura: mi giunge un gemito e lo accolgo come un viatico. Inizio a muovere il dito dentro e fuori, e contemporaneamente quasi fosse l’effetto di quel magico movimento, lei divarica le gambe per concedersi maggiormente alla mia “scoperta”.
Un turbinio di sensazioni mi avvolge, vorrei fare ma non so cosa, e sono sempre in allerta per non ricevere un rimbrotto o un rimprovero. Ci gioco, la esploro, prendo le piccole labbra tra i polpastrelli e le stiracchio, ne saggio la consistenza e da quella distanza inizio a percepire distintamente il dolce profumo di cui solo in futuro avrei potuto inebriarmi. A quel punto lei mi chiede se sono eccitato: non so cosa rispondere, ho quasi paura che annuendo si ritragga per timore, me lo richiede, ma non posso nascondere l’evidenza, anche perchè la cappella è praticamente già fuori dal costume. Mi chiede se voglio accarezzarmi di fronte a lei e io senza proferire parola lascio che siano i gesti a rispondere. Senza staccare gli occhi e una mano dalla sua vagina aperta e luccicante, inizio con l’altra ad accarezzarmi, all’inizio goffamente per l’imbarazzo, ma poi il piacere che ricevo da quel movimento, di quotidiana esperienza, mi trascina in un incedere maggiore, il gonfiore del mio pene è quasi doloroso ma il piacere che ne traggo da quel andirivieni è maggiore. Anche lei è visibilmente eccitata, per quanto non conosca ancora i messaggi che manda il corpo di una donna, e mi guarda mentre mi masturbo: io sinceramente sono in difficoltà nell’incrociare il suo sguardo e mi concentro sul l’effetto che hanno le mie dita tra le sue labbra. Poi un altra richiesta sconvolgente:
- “baciamela”
Mi chino e sempre impugnando la mia asta inizio a muovere la mia lingua tra quella carne profumata: non capisco più niente, è come se mi vedessi da fuori, come se non fossi io a fare quelle cose, ma poi realizzo che sono io li con quel corpo e mi piace. Le sue mani intanto hanno raggiunto le mie e ora mi aiutano ad allargare, a tendere, a guidare i miei movimenti, la mia lingua sulle sue labbra, sul clitoride, dentro di lei. La sento gemere, le gambe alzate e piegate verso il seno, a quel punto arriva LA richiesta, quella che avrei voluto sentire da subito:
- “infilamelo”
All’inizio fingo di non aver capito o sentito, ma quando mi viene ripetuto – “infilamelo” mi sposto tra le sue gambe alzate, impugno il mio cazzo pulsante di eccitazione e lo appoggio tra le labbra: le gambe un po’ mi cedono, forse il letto troppo lasso, forse l’emozione e il mio bastone invece di infilarsi scorre tra le labbra fino a strusciarsi per buona parte della sua lunghezza contro il clitoride. Cerco di riposizionarmi, punto in cazzo e spingo: tutte le sensazioni di piacere che fino a quel momento avevo conosciuto in un attimo sono eclissate dietro a quello che sto provando: calore, un calore immenso, una bocca che lo avvolge, che mi avvolge, sono dentro e mi rimbomba nella testa questa frase, sono dentro, sono dentro… lei mi regala un sospiro intensissimo e con le mani mi cinge i fianchi e mi tira a se…ma il piacere è troppo intenso e sono costretto a sfilarmi per esplodere in un orgasmo tanto intenso quanto strano. Gli schizzi raggiungono il seno, il collo, il ventre, mi contorco sotto le scariche che mi attraversano e mi piego in avanti, mentre lei è con le dita sul clitoride e con un movimento velocissimo lo accarezza: la guardo mentre mi chiede di infilarle le dita dentro. Provo con una, due tre…vorrei spingermi oltre ma in quel momento anche il suo orgasmo sopraggiunge con una scossa e una serie di urletti che mi lasciano sempre più straniato.
Una volta riavuti, lei mi raccomanda di non farne parola con nessuno: io sono in catalessi, non riesco a connettere ne tanto più a capacitarmi di quello che è successo. Una volta in spiaggia mi tuffo in acqua e resto a pensare: incredibile.
Da quell’episodio non ci fu seguito, ne tantomeno tornammo mai sull’argomento, anche se io, nei miei momenti più intimi, spesso ho accompagnato la mia eccitazione a quelle immagini e a quei ricordi.

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