Nuove sensazioni

 
Conosco Sandro ormai da qualche anno e nonostante la lontananza riusciamo ogni tanto a ritagliarci dei piacevoli momenti da vivere insieme. Quello che mi ha colpito in lui fin dall’inizio  è la sua fantasia, la voglia di trasgressione unita ad una ricerca costante di novità. E’ capace di  inventarsi sempre qualcosa di particolare  per stupirmi.  Certamente con lui non ci si annoia.

Sandro vive a Torino e viene spesso nella capitale per lavoro, ma tempo fa il caso volle che dovetti io recarmi nella sua città. Lo chiamai al  telefono appena fui informata del mio viaggio.

   “Allora  cosa mi proporrai questa volta?” dissi con aria di sfida sapendo benissimo che lui avrebbe colto l’opportunità.

    “Dammi un po’ di tempo e vedrai… vista l’occasione  voglio che sia indimenticabile, qualcosa che non hai mai fatto in vita tua.”

Mi fido ciecamente di Sandro, so che non mi metterebbe mai in situazioni spiacevoli o a rischio. Così aspettai trepidante finché il giorno dopo aprendo la posta trovai una sua mail.

Guarda un po’, cosa ne pensi di questa?” e sotto un link ad un sito di Incontri,

Sul momento rimasi  interdetta ma poi aprendolo trovai la foto di ***, una bellissima trans cubana. Capelli lunghi neri, un viso dolcissimo e due occhi scuri e penetranti, un corpo morbido e sensuale e… un notevole attributo! Devo dire che in genere non ne sono attratta  ma dalla foto sembrava davvero bella e soprattutto molto femminile. Più di tante donne che conosco.
Lo chiamai subito: – “Ma cosa vuoi fare? Andarci insieme?”

  “Certo! E’ una fantasia che avevo da tempo  e voglio realizzarla con te… sarà la prima volta per tutti e due. Non sei contenta?”

Ecco come è Sandro, non smette mai di stupirmi. Dopo qualche giorno partii, e durante il viaggio in treno non feci che pensare a quel corpo che guardai e riguardai più volte nelle foto on line.  Un sesso maschile su un corpo di donna… ero curiosa e stuzzicata all’idea…  chissà come sarà dal vivo, cosa accadrà…

Al  momento di scendere finalmente dal treno mi resi conto che il mio fantasticare mi aveva  eccitata davvero. Mentre camminavo andando incontro a Sandro che mi aspettava alla stazione sentivo la mia fica pulsare. Lui appena mi vide  mi abbracciò stampandomi un  bacio sulle labbra e poi mi disse:

-“ Finalmente eccoti qui… quanto tempo…” – e continuava a baciarmi premendomi il suo cazzo sul ventre –  “Guarda che occhi che hai… conosco quello sguardo… a cosa stai pensando?”

– “E secondo te? – Non ho fatto che pensare ad altro!”

– “Vieni andiamo… abbiamo appuntamento con *** tra meno di un’ora!” disse prendendomi per mano e separando il suo corpo dal mio.

Una volta saliti in macchina continuammo a baciarci, lui infilò subito le mani sotto la mia gonna, insinuandosi sotto l’elastico delle mie mutandine:

       “Troia… lo sapevo… sei fradicia…”  – disse mentre mi infilava due dita dentro facendomi sussultare.

Per tutto il  tragitto, mentre guidava continuava a con la mano destra a toccarmi e a fantasticare su quello che avremmo fatto. Voleva mantenermi in ebollizione fino al nostro arrivo. 

Quando finalmente giungemmo al suo appartamento e *** ci aprì la porta fui piacevolmente sorpresa. Era persino meglio dal vivo che nelle foto.  Molto alta, la pelle ambrata,  un ovale perfetto incorniciato da lunghi capelli lisci e due occhi  magnetici, due belle labbra ben disegnate da un rossetto rosso acceso.  Indossava un corto negligee  nero trasparente da cui si intravvedeva  una lingerie di pizzo sempre nera che conteneva a stento un bel seno piccolo ma sodo.  Era davvero molto femminile, aveva delle belle mani con lunghe unghie laccate di rosso. Camminava ondeggiando su sandali con tacchi molto alti  e mentre ci precedeva accogliendoci in casa osservai il suo bel culo segnato dalla linea del perizoma dondolare davanti a noi.

“Venite… entrate.” Anche la sua voce non lasciava trasparire niente di virile. L’accento sudamericano la rendeva anzi molto sensuale.

Ero eccitatissima e il cuore mi batteva forte, rimasi senza parole. Sandro, una volta entrati in camera  prese subito l’iniziativa:  – “Facci vedere la tua dote nascosta” le disse mentre le mise una mano  sul sesso  liberando il suo uccello.

Era davvero bello lungo, turgido, dalle vene gonfie e in rilievo. Ero così esaltata a vedere Sandro alle prese con quel cazzo che stupii me stessa quando gli dissi: – “Prendilo in bocca… fammi vedere se lo sai fare.” 

Lui prima mi lanciò una occhiata poi si tolse la giacca, si inginocchiò e con mia grande sorpresa lo  vidi prima leccarlo in punta, quasi come se volesse assaggiarlo, poi scendere con la lingua a saggiarne la consistenza e infine… aprire la bocca e succhiarlo! Ero incantata… lo faceva molto bene!Cominciai a pensare che forse Sandro lo aveva già fatto e chissà  quante altre cose  non mi aveva detto, ma la cosa stranamente mi eccitava. Non avevo mai visto un uomo succhiare un altro uomo… era tutto così assurdo e incredibile.

– “Vedi il tuo amico come è bravo?” Confermò ***.- “E tu? Non vuoi partecipare?”

Mi resi conto solo allora che ero rimasta in piedi vestita e affascinata dallo spettacolo. Mi avvicinai e le toccai i seni, al tatto erano morbidi, la pelle liscia. Cominciai a succhiarle i capezzoli duri e appuntiti mentre lei gemeva. Intanto vedere dall’alto Sandro che la spompinava era fantastico … ero bagnata fradicia. Lei cominciò a spogliarmi, mi tolse la camicetta e mi accarezzò i seni.

– “Che belli…”  – Mi disse mentre compivamo gli stessi gesti l’una sul corpo dell’altra.  Se non fosse stato per quel cazzo che aveva fra le gambe mi sarebbe sembrato di accarezzare una donna.

Poi Sandro d’un tratto si alzò, si spogliò e poi si avvicinò armato del suo bell’arnese che conoscevo bene.
– “Vieni qui troia… ti è piaciuto lo spettacolo?Adesso voglio guardarti io… “

Immaginavo che volesse vedermi mentre lo succhiavo invece al contrario mi fece mettere sdraiata sul letto, poi prese per mano *** e la avvicinò a me, che nel frattempo mi ero spogliata completamente.

–   “Leccala per bene… voglio guardarvi…”

*** si pose fra le mie cosce e mi aprì delicatamente le labbra, poi avvertii la sua lingua lambirmi dolcemente… sfiorare il clitoride con tocchi delicati. Era incredibile avere un volto femminile tra le gambe e contemporaneamente toccare il suo cazzo eretto… era donna da un lato e uomo dall’altro e io avevo voglia proprio del suo lato più maschio. Lo presi in bocca e lo succhiai mentre continuava a leccarmi,  a penetrarmi con le dita fino a farmi godere. Sandro era fuori di se, si masturbava incitandoci finché disse:

     “Adesso voglio scoparvi”

La fece mettere a pecorina sul letto ed io  presi il cazzo pulsante di Sandro in mano e lo aiutai a penetrarla guidandolo dentro quelle superbe natiche. Lo vidi mentre gli apriva il culo con un colpo deciso facendola gridare. Mentre Sandro glie lo spingeva dentro lo baciavo… poi mi misi sotto di loro e presi in bocca il cazzo durissimo di *** che urlava godendo.

Ad un certo punto, come se si fossero accordati si staccarono, Sandro si sfilò da lui, si cambiò il preservativo e mi fece mettere sdraiata. Ora toccava a me. Se Sandro aveva due donne  io avevo due cazzi a disposizione… c’era di che divertirsi! Lui mi penetrò nella fica mentre *** mi teneva occupata la bocca con il suo grosso uccello, poi si cambiarono di posizione… ne provammo  diverse fino ad averli entrambi dentro di me… *** nel culo e Sandro nella fica. Urlavo così forte che ebbi paura mi sentissero in tutto il palazzo. Ero riempita, allargata da due cazzi… ero in paradiso, non avevo mai provato tanto piacere come in quel momento tanto che venni più volte! Loro resistettero a lungo finché *** venne schizzando sul mio seno  e Sandro a quel punto disse: – “Brava troietta adesso ti do la mia.” E la inondò con il suo sperma sul viso. Non so perché ci mettemmo a ridere , eravamo piene di sperma nude e contente!


Fu una esperienza fantastica, e spesso la ricordiamo durante i nostri incontri eccitandoci ancora molto al pensiero di quel pomeriggio.   Chissà magari la prossima volta riuscirò a convincere Sandro ad avere un ruolo più… passivo. Penso che non gli dispiacerebbe affatto.  

 

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Mi piacciono le sorprese

Sabato mattina d’inverno, mi aggiro in casa con quella indolenza delle giornate fredde in cui non pensi neanche a mettere il naso fuori dalla porta. Decido di fare un lungo bagno caldo, rilassandomi nell’acqua nella quale adoro crogiolarmi. Mi piace immergermi fino alle orecchie, sentire il calore sul collo e i suoni ovattati. Pace totale. Le punte dei miei seni che emergono  dall’acqua dopo un po’ si raffreddano. I capezzoli irrigiditi sono due guglie rosa sopra grandi colline opalescenti. Li stringo tra pollice e indice, prima delicatamente, poi esercito con i polpastrelli una pressione maggiore fino a farli sbiancare, fino a sentire il ventre che si contrae. Pigramente una mano scivola nell’acqua calda raggiungendo il ciuffo di peli. Dita che scivolano nell’umido bagnato. Brividi. Mi rigiro dall’altra parte smuovendo l’acqua.

Il suono di un sms mi risveglia dal torpore. Quanto tempo è che sono qui dentro?

Un getto d’acqua sulle spalle fa scivolare via i residui di sapone e poi… sono fuori da questo tepore avvolgente. Allungo una mano e prendo  il telefonino “Passo un attimo da te” Sorrido leggendo la scritta perché so che non sarà un attimo. “tra quanto?” rispondo “ sono vicino a casa tua. Che ne dici se rimango a pranzo?” “ok però non ho molto in cucina”

Sono ancora in accappatoio, i capelli umidi e raccolti, devo scegliere se vestirmi o preparare qualcosa da mangiare, e conoscendoti so che  dopo avrai fame, tanta fame.  Un po’ di crema sul corpo e sul viso, una riga di eyeliner e poi in cucina,  di fronte al frigorifero semivuoto.

Qualche formaggio, insalata, e un piccolo barattolo di pesto fatto in casa.  Uno scrigno di aromi estivi, basilico coltivato in terrazza che ancora resiste al freddo, pecorino, parmigiano e qualche pinolo. E naturalmente aglio. Adoro i sapori semplici ma definiti, netti. E naturali.

“Spaghetti al pesto?” digito sulla tastiera. “ Meglio riso”

Il tempo di mettere sul fuoco la pentola piena d’acqua, portarla a bollore e versarci il riso mentre nel frattempo ho apparecchiato la tavola in cucina, così tengo d’occhio il fuoco.

Scostando la tendina ti vedo arrivare, con la tua falcata inconfondibile, lo sguardo altero. Sollevi il viso e mi sorridi. Pochi minuti e sei qui…. Ti apro la porta con il cuore in gola, una goccia ormai fredda d’acqua scivola da una ciocca dei capelli lungo la mia schiena.
 
Il tuo abbraccio stretto stretto da farmi mancare il fiato…..

“ Il riso l’ho appena buttato, ci vorrà almeno un quarto d’ora… hai fame?” – dico mescolando l’acqua di fronte al fuoco.

Mi sei alle spalle, avvolgendomi in un abbraccio la tua mano poi si posa sulla manopola del gas… la giri e la fiamma si spegne. “Ma quale fame, questo lo mangiamo dopo!” –

“ Ma il riso così si incolla!”

“Sssshhh…. “ mi abbassi l’accappatoio liberandomi il collo… i tuoi denti affondano nella mia carne… e in un attimo la spugna scivola dalle mie spalle…

“Tu pensi che sia venuto per mangiare?

Non faccio a tempo a risponderti che mi ritrovo con la tua carne in bocca… spinta in fondo alla gola… e poi subito dopo appoggiata al tavolino della cucina sotto i colpi del tuo cazzo.

 

Eh si… mi piacciono proprio le sorprese!

 

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Voglia di tenerezza

Voglia di tenerezza

Stanotte non è come sempre, non so perché.  La voglia di mangiarlo, di toccarlo dopo mesi che non lo vedo oggi non ce l’ho, che strano. Sarà questo caldo umido che ti appiccica i vestiti … questa indolenza che mi mette addosso l’agosto. Però come al solito non arriviamo neanche a casa… si ferma al nostro  posticino segreto, così come lo chiama lui.  Mi ritrovo subito con il suo cazzo in gola e la sua mano che mi spinge la testa. Oddio mi viene da vomitare… la fetta di anguria che ho mangiato un’ora fa si riaffaccia alla bocca dello stomaco.  Dovevo pensarci prima. Cazzo è passato tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa un pompino? O è il suo cazzo così grosso che non so più come gestirlo. Le mandibole mi fanno male, sono scomoda dentro questa macchina minuscola e poi fa caldo … sento un rivolo di sudore che mi scorre tra i seni.  Mi tira i capelli che ho legato con un mollettone e mi fa male.

          Ahia!- Si ferma un attimo però poi riprende  a tirarmeli.
          AHIA!.
Pausa. Respiro.
          Non so più fare pompini! Non ce la faccio, mi viene da vomitare. Ma cosa hai fatto, ti è cresciuto?

Ride appoggiato allo schienale  con la patta aperta. Il suo cazzo eretto ancora umido della mia saliva.

          Ah ma che fai te ne dimentichi? Me lo dici tutte le volte! E’ sempre lo stesso, non lo riconosci?

Vorrei dirgli che non me lo dimentico, ma quando nel frattempo ne vedo altri beh mi devo sempre riabituare a lui. Ma lo sa, non c’è bisogno di dirglielo. D’altronde anche lui lo fa. E poi adesso  è qui con me, appena tornato e già con il suo cazzo nella mia bocca.

          Dai usciamo, qui si muore dal caldo.- dici aprendo la portiera con una mano e chiudendo la cerniera con l’altra.

La nostra piccola grande perversione, il parco sotto casa. E’ buio e una leggera brezza ci ristora durante la passeggiata. Conosco questo posto come le mie tasche. Ci vengo a passeggiare con i nipoti e a fare le pazzie con lui, come sulla nostra panchina. La tenue luce dei lampioni sul piazzale antistante ci rischiara la strada, ma potrei camminare anche al buio.  Apre il  cancelletto di legno che chiude la recinzione dell’area giochi dei bambini.

          No, li dentro no. Dove vanno i bambini no.-

Mi sembra quasi una profanazione.  Quando poi la mattina, alla luce del sole scorgo quei sacchettini bianchi accartocciati in terra ho una sensazione di schifo. Ma che cazzo almeno buttateli via no? Vai a spiegare ai bambini che non sono palloncini e perché non devono toccarli.

Però come sempre riesce a farmi fare tutto quello che vuole. Mi fa sedere su non so che cavolo di attrezzo instabile che si muove sotto il mio culo mentre si apre nuovamente la cerniera di fronte a me. Va decisamente meglio come posizione.  Ah meno male, non ho perso del tutto la mano. O dovrei dire la bocca? Mi piace starmene così  in basso mentre è  in piedi, e ogni tanto lanciargli uno sguardo dritto dritto dentro i tuoi occhi scuri. Mi guarda  mentre lo ingoio, lo insalivo per bene e mi prende i capelli tirandoli verso l’alto. Mi ha tolto il mollettone ora, fa una coda prendendo per bene tutta la mia massa di  capelli dentro il palmo della sua mano.  Mi dà sicurezza questo tuo gesto, sei sempre tu. Ora ti riconosco.

          Vieni  spostiamoci- mi prende la mano e mi aiuta ad alzarmi. Si avvicina allo scivolo e mi fa appoggiare con le mani proprio sulla scaletta, mentre  rimane dietro di me.

          Ma dai proprio qui! –

          Sssshhh – Mi solleva la gonna e mi trova senza gli slip, come mi aveva chiesto.  Mi dà un colpo secco e fragoroso sulle natiche e poi sento la sua mano che scivola in basso, nel solco già umido. Le sue dita mi aprono, entrano dentro di me  senza nessuna fatica

          Sei fradicia… ora aspetta qui… rimani così…

Ora ti voglio ti voglio ti voglio dentro di me, nel mio culo dentro a farmi male. Non sento più il caldo, i conati di vomito e il timore che qualcuno ci guardi. Voglio il tuo cazzo. Ora.

Sento il rumore della carta del preservativo, mi apri ancora di più le gambe.

          EH NO CAZZO, NON SI PUO?!

Mi strattoni con forza prendendomi la mano e allontanandomi da li.

          Ma cosa c’è? cosa succede?? Mi vuoi dire che è successo?? – Arranco con i miei tacchi dietro di te mentre fai luce sul terreno con la torcia del telefonino.

          Ci hanno fatto una foto!

          COOOSAAA??!!
(continua….)
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Ai tuoi piedi

Ti tolgo le scarpe e resto accucciata ai tuoi piedi. Come un gatto mi struscio sulle tue gambe, mi lascio accarezzare la testa, sento le tue mani che mi graffiano la schiena. Poi ti bacio, bacio le tue estremità e risalgo lentamente. Comincio a sentire il tuo odore, quell’afrore che mi fa impazzire. Ti annuso, ti lecco, sono la tua gattina stasera.

Tu riesci a domare l’animale selvatico che è in me, a farmi sentire nelle tue mani… a lasciarmi cadere nel vuoto perché so che ci sei tu ad accogliermi.

E improvvisamente tutto quello che non ci siamo detti, tutte le parole inutili non hanno più senso, ora. Esiste solo il tuo cazzo, la mia lingua e la mia gola che lo riceve. Esisti solo tu.

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Sottovoce

Io e te non abbiamo bisogno di parlare. Dopo mesi di lontananza, il tuo sorriso e il tuo abbraccio. Lungo, silenzioso… strettissimo come solo tu sai fare. Mi togli il fiato. “Come stai?… come stai?” sei riuscito a bisbigliare con la testa infilata sulla mia spalla, tra i miei capelli. Il tuo odore. Di nuovo. Indimenticabile, la tua essenza. Le mie mani scorrono sulla tua schiena ampia, ti stringono. Hai il corpo di un uomo che è in grado di contenermi ma sei rimasto un bambino… sarai sempre tale per me. Quanto siamo rimasti così, in silenzio? Tanto da farmi sentire lo stomaco che si scioglieva, tanto da fare annacquare i miei occhi. No, niente lacrime oggi. Sto sorridendo mentre ti spogli velocemente e rimango incantata a guardarti. Quanto sei bello, lo sai? Non te lo dico mai, neanche stavolta. Perché mi incanto a guardarti, mi fai rimanere senza parole, senza respiro.

Ti ho avvertito che c’è gente in casa, sento dei rumori provenire dalla camera in fondo al corridoio. Ridacchiamo piano, sottovoce, quando ti butti sul letto. E’ quella strana euforia che ci prende ora, per la bizzarra situazione, come due adolescenti che approfittano della momentanea assenza dei genitori. Non ridere, non ridere ora! Mentre mi inginocchio tra le tue gambe. Ecco si, ora non ridi più mentre te lo bacio, già eretto. Sei tutto splendido… questo te lo dico, e lo vedi quanto mi piace il tuo cazzo. Sorridi mentre mi dici che me lo dimentico ogni volta, che te lo dico ogni volta che lo rivedo. Dovrei non farne mai a meno di te e del tuo cazzo, lo so.

Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Si il tuo cazzo io lo venero. Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarmelo, a mangiartelo. E’ decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano, ha la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull’asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo adoro, ti adoro… ci starei le ore così. Invece tu ad un certo punto mi sollevi la testa:

– Ti ho detto cosa volevo per primo. Il tuo culo.

Se penso alle prime volte che ci frequentavamo, mi sembra una vita fa. Un giovane virgulto da educare a cui certe cose non piacevano. E quanto ci ho messo poco per istruirti! Tanto che ora è la cosa che ami di più.

Mi sollevi sul letto. Fai piano… fai piano non faccio che sussurrarti. Devo riabituarmi alle tue dimensioni… molto lentamente sento la cappella scivolarmi dentro. Dio quanto mi fai male. Ti pianto le unghie nella carne. Ti fermi e lasci che il mio sfintere si rilassi. Il fatto di non poter parlare ti rende stranamente tenero. Sono su un fianco mentre tu mi abbracci da dietro cingendo la mia schiena, con le mani sui miei seni e mi bisbigli all’orecchio che sarai delicato. Per poco. Quando senti il mio stretto anello che cede mi rigiri con la faccia sulle coperte ed affondi con decisione. Eccoti di nuovo tutto dentro di me. Ora il mio corpo ti riconosce, ti accetta. Si conforma a te, al tuo cazzo. Come allora, come farà sempre.

Il letto cigola, la mia mano tiene la testiera imbottita cercando di non farla muovere, la tua sopra la mia a controllare il movimento. Chissà se stanno sentendo… Quanto vorrei urlare mentre ricaccio la voce in fondo alla gola. Mi escono sommessi mugolii.

La musica dal notebook acceso sul comodino è terminata. Non copre più i nostri rumori Ne approfittiamo per cambiare posizione, mi prendi per le caviglie e mi sposti. Solo tu riesci a farlo, mi fai sentire una bambola, un oggetto nelle tue mani. Ora sul bordo del letto mi martelli forte.

Dal portatile acceso proviene un rumore. E’ un contatto di skype che si connette, ed io so chi è a quest’ora. Il mio compagno di giochi.

– Aspetta, ti dico… aspetta… vuoi farti vedere?

– Cosa vuoi fare?

Sposto il pc sul letto, accanto a noi. Le mie dita si muovono febbrili sulla tastiera. Scrivo:

– Vuoi vedermi? Vuoi vedermi ora mentre faccio un pompino?

– Mia piccola troietta, sono già a cazzo dritto!

Ed ecco qui, lo spettacolo ha inizio. Un cerchietto rosso lampeggia… mi metto proprio di fronte. Vedo il suo torace nudo sullo schermo, ha il cazzo in mano e come in uno specchio osservo me alle prese con un altro uccelllo. Mi sollevo a guardarlo proprio negli occhi.

– Mi vedi, mi vedi?

– Si. Chi è lui?

Mi rendo conto solo ora che nessuno di loro vede il viso dell’altro, sono solo due corpi, due torsi, due gambe e due membri eretti su uno schermo. Mi dedico al cazzo reale, lo lecco, lo succhio forte e poi mi fermo, sollevo lo sguardo per guardare il monitor. E’ così vicino che sembra qui anche lui, accanto a noi. Vorrei toccarlo, simulo il gesto di afferrarlo.

– Troia ti sento mugolare. Ora impalati, sali sopra di lui. Voglio vederti godere

Eseguo gli ordini, cingo i tuoi fianchi con le mie gambe e ti salgo sopra, lentamente. Faccio in modo che lui mi veda bene mentre guardo la sua mano che si muove su e giù lentamente. Accelero il mio ritmo seguendo quello delle sue dita fino a che diventa frenetico quando mi sente gemere. Mi vede mentre tu mi strizzi i capezzoli, me li succhi, mi afferri i fianchi e mi stringi forte. Sente le mie grida soffocate mentre esplodo scossa da fremiti e poi il tuo orgasmo che mi riempie, il suono gutturale della tua voce mentre ti scarichi nel mio corpo.

– Guardami ora. Guardami!

Faccio in tempo a vedere le prime gocce di sperma che ricadono sulla sua mano, e poi un fiotto zampillante verso l’alto, come una fontana lattiginosa e densa.

Tu anche lo vedi e sorridi, mentre io poso una mano sulla mia bocca e poi l’appoggio sullo schermo, a stampare un immaginario bacio sul suo sesso.

Buonanotte, ti è piaciuta la sorpresa?…..

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Sul divano

Io e lui, sul divano che ci abbraccia, come un morbido spettatore dei nostri giochi. Prima stancamente, poi più decise le nostre mani si sfiorano, si cercano… gli apro la cerniera e lo impugno, caldo e già gonfio.

– “Toccati …fatti guardare.”

Mi piace assecondare i suoi desideri, obbedire ai suoi ordini.
Allungo le mie gambe, cingendolo con i piedi intorno ai fianchi ed offrendogli la vista del mio sesso, aperto come un fiore carnoso ed osceno. Gocce di nettare stillano già dai petali umidi.
Come in un gioco di specchi, eccitandoci l’uno del  piacere dell’altro comincio a toccarmi, guardando il suo cazzo eretto, vibrante, e la sua mano che si muove ritmicamente.
Le dita della mia mano destra sul clitoride bagnato, la sinistra avvolge il mio seno, lo palpa e stringe il capezzolo che si indurisce… i miei occhi incollati su di lui.
Poi mi prende i piedi, avverto il calore del suo sesso contro la mia pelle fredda, me li stringe sulla sua erezione mentre li muovo delicatamente. Le sue mani, i miei piedi, il suo sesso… strano intreccio e combinazione di estremità calde e fredde, di carne morbida ed altra rigida, di pelle chiara e vene bluastre e di altre vene gonfie, infuocate.
Continuo a toccarmi e toccarlo mentre osservo la scena… poi le sue mani scorrono sulle mie gambe, risalgono più in alto, fino a percepire con le dita i miei umori. Si alza in piedi.
Le sue dita scivolano tra le mie labbra gonfie, entrano nella mia fica che le avvolge, le bagna dei suoi fluidi… i polpastrelli rivolti verso l’alto, avverto le unghie che grattano quel bottoncino morbido che sento gonfiarsi… l’altra mano sul clitoride, freneticamente… veloce… sempre più veloce… scosse elettriche mi pervadono, una, due, tre volte.. blocco il suo polso con la mano ma lui continua a torturarmi, in un sottile gioco di dolore e piacere.
Finalmente si ferma, sono esausta.

– “Adesso succhiamelo.”

Non finisce la frase che mi entra in bocca, spingendolo in gola. Non ho preso fiato, e non posso fare altro che succhiarlo, aggrappandomi al suo cazzo, in apnea. Mi prende la nuca e mi impedisce di ritrarmi, l’altra mano sotto la gola. Respingo i conati, sento lo stomaco che si contrae…gli occhi mi lacrimano, lunghi fili lucenti di saliva mi colano sul mento, sul seno…
Finalmente lo sento fremere, poi esplodere con schizzi caldi sul palato…. lo spinge ancora di più e lo bevo tutto, fino in fondo.

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Doppio sogno

Dormire con te. Ovvero non dormire con te…che ore saranno? Eppure ero addormentata, ma la tua presenza mi tiene sveglia, lo sai?E’ il calore del tuo corpo nudo che mi deve aver ridestato, mentre sono appoggiata al tuo petto, o sarà stato il pizzicore dei  tuoi peli che mi sfregano la guancia, immersa nel tuo odore. Come posso dormire con  la tua mano sulla mia spalla che scivola sulla schiena e poi sulle mie natiche. Ne percepisco la temperatura, il peso lieve. Ora se ne sta lì ferma a sancire  il suo possesso, immobile e rilassata sul mio culo. Mi sono spostata ed  ho sentito il tepore del tuo sesso appoggiarsi alla mia coscia, morbidamente. L’ho percepito muoversi, come avesse vita propria… si è allungato e non ho potuto fare a meno di tendere la mia mano e raggiungerlo. L’ho accolto nel mio palmo, l’ho stretto leggermente. Senza vederlo ne ho riconosciuto la forma, il calore della pelle. Ero ancora in quello spazio intermedio tra il sonno e la veglia, gli occhi chiusi e le membra pesanti. Solo i miei polpastrelli  si sono mossi impercettibilmente,  ed ho sentito che ha avuto un sussulto,  come un frullo d’ ali… un fremito appena . E ancora… piccole vibrazioni delle mie dita che lui ha percepito… è lievitato lentamente, con la stessa indolenza con cui lo toccavo quasi per metterlo alla prova… due, tre volte.   Amorevolmente ha  risposto  agli stimoli,  si è dilatato, indurito fino a riempire la mia mano chiusa, senza che lo stringessi.
Ma dormi o sei sveglio? Te ne stai in silenzio, sento solo il tuo respiro lento e regolare… muovo il pollice accarezzandolo piano piano per tutta la lunghezza, avvertendo lo scalino della cappella ed i rilievi delle vene ingrossate.  Sono così stanca che non riesco a muovere un  muscolo, ma le dita vanno da sole come su una tastiera di cui conoscono gli accordi. Mentre sei  nella mia mano rivedo  le immagini di poche ore fa, come in un sogno… Ero  piegata sul divano e tu in piedi dietro di me mi aprivi le natiche. Mi hai esplorato il buchino rugoso con le tue dita… prima una.. poi due…  Il mio corpo si è aperto  a te, come se ti riconoscesse …  si è abbandonato … rilassato. Le tue dita fungevano da guida per il tuo cazzo che è scivolato  lentamente nel mio culo senza che opponesse resistenza. Fino in fondo. Mi chiedo come tu faccia a rendermi così, totalmente arresa al tuo uccello. Io non voglio consegnarmi a te, non voglio. Eppure è come se il corpo mi tradisse. Ti segue, mentre il mio cuore è costretto in uno scrigno, chiuso con un lucchetto pesante.  A forza di entrarmi dentro con il tuo cazzo violerai anche il mio forziere, come un predatore di anime, perché questo sei.  Profanerai le mie barriere. E nonostante questo, solo a sentire il tuo calore sulla mia mano, soltanto a rivedere le scene di poco fa il mio corpo diserta di nuovo. Mi bagno.
          –  “Succhiamelo”. La tua voce risuona perentoria nell’oscurità.
Sei sveglio! Ho sonno  ma quell’animaletto appisolato nelle mie viscere si sta risvegliando… come il tuo sesso anche lui si rianima, mi morde il basso ventre. Sollevo il busto e mi protendo verso il centro del tuo corpo, non ho bisogno di cercarlo, ho il tuo uccello ancora in mano. Mi abbasso e sento il dorso contrarsi, indolenzito, i muscoli tesi si irrigidiscono. Forse è stato quando mi tenevi premuta la schiena sul materasso, così come piace a te, come adoro sentirmi prendere da te.  E’ come se il corpo avesse ancora impressa la memoria di quella posizione, ma il desiderio di soddisfarti supera il dolore. Te lo bacio  delicatamente , avvolto ancora dall’afrore dei nostri fluidi, i miei e i tuoi mescolati. Mi fa impazzire riconoscere il mio odore su di te.  Lo lecco in punta, avvolgo la cappella tra le mie labbra, distinguo il sapore salato delle prime trasparenti gocce di rugiada,  poi lo prendo tutto nella mia bocca calda. Lo succhio forte mentre avverto il mio bocciolo che pulsa, la fessura tra le mie labbra che si inumidisce. Ora voglio godere.
Mi sollevo su di te, piego le  gambe intorno al tuo bacino e poi mi abbasso lentamente… mi impalo sul tuo sesso durissimo ed inumidito dalla mia saliva; lo sento scorrere facilmente dentro di me. Tu non ti muovere, riposati, faccio tutto io. Però non riesci a star fermo, mi prendi i capezzoli che ondeggiano sul tuo viso e li stringi forte, me li lecchi, mi baci mentre il tuo bacino si muove sotto di me, spingendo forte. Ti cavalco ancora un po’, solo un po’ finché ti sento fremere, la tua carne palpitare dentro di me e il fiotto caldo del tuo sperma riempirmi mentre dal mio bocciolo pulsante si irradia una scarica fortissima che mi fa  sussultare tutta.
Mi accoccolo esausta accanto a te, di nuovo nell’incavo della tua spalla a respirare il tuo odore. Ora dormiamo, chiudi gli occhi amore.
Mi addormento e sogno… sogno una scalinata di marmo bianco lucente altissima ed io che salgo le scale nuda con indosso soltanto sandali neri  dai tacchi stratosferici.  Faccio fatica a salire gli erti gradini  ed arrivata in cima noto un uomo sul grande ripiano  e solo allora mi accorgo di essere nuda. Nuda ed indifesa. Nuda ed osservata, scrutata. Solo allora provo vergogna.
Mi manca il fiato e mi sveglio di soprassalto, agitata. Apro gli occhi lentamente, fatico a capire dove mi trovo… percepisco però che non sei qui con me,  l’altro lato del letto è vuoto.
Era solo un sogno?

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Adoro

Adoro quando mi prendi così, senza preamboli.
Adoro il tuo sesso che pulsa dentro di me mentre mi schiaffeggi,
ad ogni colpo sulle mie natiche sentirlo irrigidirsi sempre più
Adoro adorarlo, in ginocchio di fronte a te,
baciarlo e sentirne l’odore, assaporarne il dolce nettare.
Adoro adagiarci la testa come fosse un morbido guanciale
mentre mi accarezzi dolcemente
Adoro… tornare a casa e sentire la mia pelle che brucia
e constatare già i primi segni del tuo passaggio.
Adoro il tuo marchio su di me
Adoro tutto di te!

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Ho voglia di te

Ho voglia di te, di accarezzarti il petto,
sentire la tua pelle sotto le mie dita,
di percorrere con le labbra
la strada che conduce al tuo ombelico,
con una piccola sosta in quella insenatura
per riposarmi dal cammino
e poi riprenderlo, scendendo in basso
con la lingua verso il tuo sesso,
destinazione finale di un viaggio delirante
e famelico
fino all’approdo agognato,
la tua carne turgida.

Voglio seguirne le venature gonfie
con la mia bocca umida,
affondare il naso nel tuo odore
fino a stordirmi solo con l’olfatto
E poi finalmente saziarmi,
riempirmi di te
banchettando alla tavola
del tuo desiderio,
appagare la mia ingordigia
succhiando il tuo dolce nettare.
Lo voglio!

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