La foia della distanza

 

Di solito si parla sempre delle storie a distanza

in termini negativi, lamentando l’assenza,

il vuoto e la malinconia che ne derivano.

E anch’io sono d’accordo.

Ma se dovessi provare a descriverne i lati positivi,

direi anzitutto dello spazio che ci è dato.

Lo spazio, la distanza, sono incredibilmente utili 

quando dobbiamo lavorare su noi stessi, 

smussare gli angoli dell’insicurezza e della paura; 

è molto difficile,

quindi si ha bisogno di spazio per non 

gettare addosso la fatica di questo lavoro

sulla persona che ci è accanto.

Direi poi della foia.

Sì, perché dopo una o due settimane senza sesso

hai così tante scimmiette sulla schiena

che ci potresti aprire un circo.

Allora la prima volta è una sveltina,

la foga cinge i corpi, si mescola 

agli umori, ai sospiri;

la foga però non esaurisce la foia

e dopo pochissimo si è di nuovo 

l’uno sull’altra

senza fretta,

l’orgasmo non è più una voragine

da cui si fatica a stare lontani,

è sempre vicino, solo che ci si gode meglio

il viaggio, ci si prende il tempo per cambiare

posizione, ci si dice adorabili porcherie

e si viene ancora più intensamente,

come se avessimo piccoli sensori

su ogni poro. Come se ne avessi a decine 

sui capezzoli.

Se non la puoi colmare,
puoi almeno provare a godertela, la distanza.
P.S. Quel disegno meraviglioso è di Petites Luxures.
Vivamente consigliato.

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