"Questo è il mio spazio, quello è il tuo"

Guardateli questi due qui sopra, come sono in equilibrio. Non invadono l’uno lo spazio dell’altro,
eppure sono molto vicini.
Io questa cosa dello spazio l’avevo sottovalutata,
in tutti i sensi. E invece è fondamentale.
Il colore di una stanza può cambiare l’umore.
Anche in una storia lo spazio è importante.
“Questo è il mio spazio, quello è il tuo, io non 
entro nel tuo, tu non entri nel mio”.
Non vuol dire che non lasciamo entrare nessuno nella nostra vita,
vuol dire solo che è giusto lasciare lo spazio per viverla
nel modo in cui ci si sente a proprio agio.
Bisogna lasciare lo spazio, la libertà di essere sé stessi.
Bisogna lasciarlo per esprimere quello che 
sentiamo nel modo in cui ci viene spontaneo,
senza esigere.
Non si può stare con qualcuno in modo assoluto,
bisogna stare anche con sé stessi, nel proprio
spazio. È lì che possiamo ritrovarci, è lì che 
ricarichiamo le batterie per non sfogare sull’altro
il proprio malessere.
Bisogna curare il proprio spazio, perché è vita.
Pure scopare sempre nello stesso posto non va bene,
siete d’accordo?
E niente, oggi avevo voglia di sentenziare
sullo spazio.

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Organi sessuali come strumenti musicali

Tu sei come uno strumento.
Sdraiata vicino a lui, ti cinge il collo
con un braccio, in modo da riuscire a toccare il seno;
allunga l’altra mano verso il tuo sesso
e ti tocca.
E tu ti senti un po’ come un violoncello,
suonata da un uomo con una mano sotto
e una sopra.
Ti stuzzica il capezzolo,
strimpella il clitoride,
dopo infila un dito
e poi un altro.
Spinge a fondo,
poi torna sul clitoride,
sei bagnata e vieni,
lui affonda le dita
dentro di te,
asseconda i movimenti del tuo bacino.
Sei avvolta da lui,
ti cinge ancora il collo e
mentre vieni strapazza 
il capezzolo.
Ti guarda fisso
mentre godi.
poi ti bacia
e ti copre,
perché fa freddo.

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