Le mani in gola #Sexystories

Le prime ore dietro al bar profumano di menta un po’ di più,
arriva a mazzi e tocca a me sistemarla.
Poi la pesto tutta la sera, con lo zucchero di canna,
l’odore del rum esala forte, il rito è sempre lo stesso.
In questo locale un po’ vintage di Monti a Roma,
il mojito è una specialità.
Stasera torno al lavoro con dei bei pensieri in mente
e una piacevole sensazione tra le cosce.
Ieri ho preparato cinquantatré cocktail
sotto gli occhi discreti di un ragazzo che
beveva birra. 
Sembra stare bene da solo,
viene al locale da un po’ e riserva
una battuta gentile per chi gli siede accanto,
per me e i miei colleghi.
Dopo il turno mangio sempre un ghiacciolo
fuori del locale, seduta su dei gradini.
Ieri notte, mentre succhiavo ghiaccio 
al sapore di limone, l’ho visto 
salire a cavalcioni della sua vespa blu.
Mi ha guardata, si è fermato ad attendermi.

Ho esitato, lo ammetto, ma poi mi sono alzata
da terra, ho fatto i quattro passi che mi separavano 
da lui e sono salita sulla vespa, in silenzio;
gli ho cinto la vita con le mani, mentre con uno scatto
spingeva verso il basso per accendere il motore.
Mi ha portata nel suo piccolo monolocale che si affaccia
su un terrazzino pieno di piante,
sentivo ancora odore di menta.
Dappertutto.
Mi ha assaggiata piano, al buio, non prima di aver 
percorso tutto il mio corpo con le mani,
per spogliarmi e accarezzarmi.
Un fremito, potente.
Ero tesa verso il piacere.
Ha cominciato a scoparmi,
colpi di bacino lenti e decisi,
e mentre godevo ha posato le mani
sulla mia gola, per poi stringerla con 
una lieve pressione.
Da bambina, quando volevo venire in fretta,
trattenevo il respiro.

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Questa è l’intimità

Qualche sera fa mi trovavo a San Lorenzo, 
un quartiere romano un po’ malfamato.
Frequentato da giovani universitari,
è disseminato di locali e di ragazzi che
a ogni angolo ti chiedono se vuoi del fumo.

Me ne stavo in questa vineria a bere un bicchiere di bianco
– è tutta l’estate che bevo vino bianco –
accanto al mio tavolo c’erano due donne
sedute davanti a uno spritz
e un tripudio di olive, arachidi
e patatine.

Una di loro parlava a voce alta, gesticolava animatamente
 e quando ho prestato ascolto alla sua voce
ho sentito (tutti hanno sentito):

… questa è l’intimità, il tuo uomo che, quando
tornate a casa, ti toglie le mutandine
e se le porta al naso. Poi le butta via e ti lecca
la fica fino a farti venire, senza che tu vada prima al bagno.

Questa è l’intimità, è il tuo uomo che ti guarda
venire, e che mentre viene ti dice “guardami,
guarda cosa mi fai”.

Questa è l’intimità, è evitare di nascondere le proprie
paure e mostrarle all’altro come mostri il tuo orgasmo.

Questa è l’intimità, è il tuo uomo che si addormenta
con la faccia fatta dei tuoi umori; intimità vuol dire
non togliere via i rispettivi umori dal
viso, prima di baciarsi.

Questa è l’intimità, ripeteva come un mantra.
Questa è l’intimità.

E chi sedeva ai due o tre tavoli vicino al suo,
alla fine ha applaudito.

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L’inizio

Da quando mi ero sposata la mia vita era diventata piatta, monotona, anche sessualmente avevo avuto un appiattimento. Sempre le solite scopate, senza mai una variazione, solo il venerdì ed il sabato. Lui sempre stanco ed io come una stupida che cercavo di stimolarlo in tutti i modi. Poi la scoperta, aveva un’altra donna con […] Continue reading

L’inizio

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