La mistress

Un bel racconto erotico che parla di una perversione che accomuna molti maschi italiani: quello di vivere il sogno erotico di essere schiavi di una mistress. Racconto un po’ forte, ma di sicuro i nostri lettori amano le storie porno a tinte forti!

 Una mistress puttana come la protagonista del nostro racconto.

Era ormai da qualche anno che praticavo il bondage sado-maso. Fui
iniziata a questi giochi da una mia amica che li attuava con il proprio
ragazzo.
Tutto cominciò quasi per caso in un locale per scambisti. Esistevano
decine e decine di maschietti che letteralmente sbavavano arrapati
chiedendo di farsi torturare.
Presto venni in contatto con una casa di produzione che distribuiva
filmati amatoriali a carattere sado-maso.
Da allora saltuariamente il proprietario di questa agenzia (PGI s.r.l.)
mi chiamava per offrirmi la possibilità di guadagnare qualche soldino,
senza in verità fare un gran che.
Generalmente ci si trovava in una casa di proprietà della PGI : io
(mistress Vanessa), il proprietario (sig. Paolo) e lo schiavo di turno.
Solitamente lo schiavetto non percepiva stipendio.
Ci si consultava per capire fino a che punto la tortura potesse
spingersi. Non di rado i servetti lasciavano a me la completa libertà di
movimento, senza rendersi conto che non mi interessava un fico secco
della loro salute fisica o vita privata; spesso quindi, finito il mio
trattamento, si trovavano a fronteggiare non pochi imbarazzi nella
propria intimità per giustificare segni e lividi vari nelle loro zone
più calde.
Finito il preambolo contrattatorio, si passava alla fase della
“vestizione”. Io indossavo i panni in pelle nera della severa mistress
Vanessa, il signor Paolo si preparava a riprendere il tutto ed il
maschietto di turno nudo come un verme si copriva il volto con una
maschera in pelle dotata di alcune cerniere su bocca e occhi.
Non mi importava nemmeno sapere il nome del malcapitato, per me erano
semplicemente dei luridi pezzi di carne da disprezzare. Il bello era che
più li umiliavo e li deridevo, e più questi scherzi della natura mi
adoravano e mi desideravano.
Quella volta il pezzo di merda era ben messo fisicamente. Due belle
gambe muscolose, un vasto petto glabro, gli addominali scolpiti e ben
visibile quella piacevole forma a “V” che corre lungo il bacino e pare
indicare proprio il pene.
Sarebbe stato affascinante da vedere su di un uomo, ma quella cosa che
mi trovavo di fronte non lo era. Un’entità che decide di farsi umiliare
e per questo provare piacere, non può essere considerata un uomo. Mi
disgusta solo pensare che un essere del genere possa attrarmi. Grazie al
mio totale disgusto riuscivo a compiere delle crudeltà indicibili a
questi individui inermi, crudeltà a cui mai sottoporrei degli esseri
viventi: dagli artropodi in su. Nemmeno uno scarafaggio gode nel farsi
torturare.
Queste creature per me valgono meno di uno scarafaggio.
Era bello, bisognava ammetterlo e per questo meritava un’umiliazione
maggiore.
Era bello e per questo il signor Paolo gli aveva dato del denaro per la
scenetta (in modo tale che fosse incoraggiato a fare altri filmini).
Era bello, ma il disgusto che mi prendeva sapendo che tipo di creatura
perversa fosse me lo rendeva repellente ed ammorbante.
-Sdraiati ributtante essere!-
L’animale si sdraiò supino, nudo sul gelido pavimento.
-Nauseante stronzo!- iniziai subito ad irritarmi -Quando ti dico
“sdraiati” significa pancia sotto ok?-
-Sì padrona- rispose prontamente il servo voltandosi.
-Credi di potermi impietosire? Pezzo di merda?-
-No signora-
Lo calpestai con i tacchi dei miei neri stivali, non poteva permettersi
di dirmi un “No” e farla franca, anche se con un’altra qualsiasi
risposta avrebbe provocato in me una più grande ira.
Lo calciai e provai del sollievo  vedendolo straziante e dolorante.
Doveva pentirsi di essere un essere perverso, doveva rimpiangere di non
avere una sessualità normale, doveva soffrire.
Lo colpii con la punta dello stivale, credo nelle costole.
In realtà non so dove i miei colpi vengano inferti sui corpi dei servi,
a me interessa solo metterci più forza possibile per poter dispensare
più supplizio.
-Muori feccia!- urlavo a quella merda. Dal canto suo quel coso emetteva
solo grugniti di dolore quando lo colpivo. Gli strattonai la testa e
guardai gli occhi attraverso le cerniere aperte sulla maschera di pelle;
gli sputai dentro. Lo feci girare supino per osservarlo meglio, mentre
con il tacco iniziai a schiacciargli quel disgusto di carne che si
ritrovava tra le gambe. Lo guardavo desiderando di vedere le lacrime
sgorgargli dagli occhi mentre emetteva urla strazianti attutite dalla
maschera che avevo chiuso sulla bocca. Doveva essere difficile respirare
lì dentro.
Finalmente le lacrime uscirono, così smisi di schiacciargli
quell’inutile cazzo.
-Cos’è sto coso che ti ritrovi tra le gambe servo di merda?-
-Mmm…argzz..gnr-
Risi, la cerniera serrata sulle labbra impediva all’animale di farsi capire.
-Sei proprio un ridicolo primitivo, sei uno scherzo dell’evoluzione-
aprii la lampo -Ripeti alla tua padrona quello che stavi farfugliando,
animale!-
-E’ il mio cazzo, mia signora.-
-Senti me, brutto faccia di culo, sai a cosa serve il tuo cazzo? A
niente, è inutile, dimmelo anche tu-
-Sì padrona, il mio cazzo è inutile-
-Questo coso non lo devi usare mai, perché benché dubito che tu sappia
usarlo, potresti mettere al mondo un altro essere disgustoso come te, e
noi non vogliamo che accada, vero?-
-No signora-
Gli tirai un calcio in faccia.
-Dimmi che vuoi essere evirato, stronzo-
La merda esitò.
Afferrai la frusta rigida e crudele che stava poco distante e presi a
percuotere quel cesso di creatura con tutta la forza e la rabbia che
avevo in corpo.
-Non permetterti più di non rispondere alla tua padrona, chiaro!!-
-Sì padrona- piagnucolò il verme.
Continuai comunque a frustare la carne bianca e fetida dello schiavo
fino a produrgli delle profonde ferite. Presi una manciata di sale e
cosparsi la viva carne fresca con quell’innocua sostanza ma che non
appena a contatto con le ferite divenne un sadico artefice di sofferenza
e bruciore.
Si contorceva e piangeva il disgustoso verme.
Indossai i guanti in lattice perché stavo per toccare il piccolo scherzo
della natura che gli cresceva nella zona genitale.
Agguantai un anello in gomma, una guarnizione per lavatrici in verità,
ma che in quel caso serviva come “cock ring”: anello per il pene.
Introdussi nell’anello il cazzo flaccido, poi uno alla volta i due
testicoli.
Frustai un poco lo scroto per divertirmi a vedere i versi in cui
l’animale si adoperava, ma che comunque non servivano ad un gran che
contro il dolore che gli procuravo.
Era ridicolo vedere quell’essere sottomesso mentre saltava letteralmente
ad ogni frustatina sulle palle.
Appoggiai la suola del mio stivale destro sul ventre del pene del servo
ed iniziai a strofinare. Sapevo di dargli piacere, e certo non lo avrei
fatto se non fossi stata certa che la goduria che ora provava sarebbe
stata presto tramutata in sofferenza.
-Bene merdoso, ti piace?-
-Sì padrona-
Il pene gli si ingrossava a dismisura, e da moscia appendice pendula,
divenne presto enfio di sangue, duro e venato. La mia suola nera di
gomma strusciava quel pezzo duro grosso e pulsante di vita.
Godeva, quel depravato, godeva ed emetteva dei disgustosi versi di
piacere nauseanti.
Mentre il pene si gonfiava l’anello in gomma diventava sempre più
aderente, fino a strozzare il pacco genitale. La circolazione
probabilmente si era interrotta e lo schiavo doveva avvertire un accenno
di dolore che però non superava l’eccitazione di vedere la padrona
masturbarlo ed il godimento dello strofinio della calzatura sul pene che
lo inebriava di piacere.
Aveva un cazzo duro come l’acciaio e retto come una bandiera. Era
piacevole osservarlo sdraiato al suolo completamente succube e pronto ad
ogni mio desiderio. Chissà quanti sentimenti provava quel lurido fallito
a guardarmi dal basso sapendo di non valere niente.
Non potevo vedere il suo viso ma gli occhi spalancati che saltavano dal
mio viso al suo cazzo e i fremiti del suo corpo mi facevano capire che
stava sguazzando nell’appagamento della propria perversione.
-Ti piace disgustoso fallito?-
-Sì padrona, mi fai godere-
-Sai di non valere niente, vero?-
-Sì padrona-
-Dimmelo allora schifoso!-
-Non valgo niente mia signora-
-A che tipo di insetto potresti assomigliare?- lo incitai, spesso le
fantasie di questi individui mi recavano divertimento.
-Ad uno scarafaggio-
-No, sembri più una cimice, sai quegli animali che se li schiacci
puzzano di fogna?-
-Sì padrona, sono una cimice-
-Sì schienato così, che non puoi muoverti, sembri proprio una cimice, e
già un po’ puzzi, sai?-
-Scusami padrona-
-E di cosa cimice?-
-Di recarti offesa con il mio odore-
-Bravo mostri rispetto, ma sei comunque disgustoso-
Continuai a masturbarlo con il mio piede fino a quando lui non stette
per avere l’orgasmo, ma come avevo ben considerato il “cock ring”
stringeva troppo e lo sperma venne obbligato a rivenire nell’uretra per
essere riassorbito dall’organismo.
Non credo di poter concepire la sofferenza che ciò possa provocare, ma
dalla mia esperienza avendo osservato diverse volte scene del genere, so
che non è nulla di piacevole.
Oltre a non provare l’orgasmo vero e proprio che il malcapitato
attendeva, oltre al dolore dell’anello che stringeva i genitali fino a
fermarne la circolazione, il servo avvertiva il supplizio che la
forzatura dell’eiaculazione interrotta gli doveva ormai aver preso tutta
la zona del basso ventre con sensazioni di fitte e bruciore.
Il verme tentava di piegarsi in due per cercare di rilassare i muscoli
addominali e quindi avere un minimo sollievo, ma io respinsi a terra il
busto appoggiando un piede sul suo petto e con l’altro stivale salii
sulla pancia che dovette tendersi per il mio peso. Questo probabilmente
gli rese il dolore quasi insopportabile perché iniziò a respirare
affannosamente come una donna con le doglie.
Avevo assistito talora ad alcuni che provavano un intensa sofferenza
anche per una o due ore, e sapevo che se non viene fatto fuoriuscire lo
sperma, il suo accumulo può provocare dolore nei testicoli, nelle
vescicole seminali nella prostata  e nelle ghiandole bulbo-uretrali ed
uretrali  anche nei giorni a seguire.
-Fa male merda?-
-uh sì- riuscì a rispondere strozzata la cimice
-Descrivimi il dolore che senti, insetto schifoso-
-Mi brucia dentro il cazzo, mi fa male la pancia e le palle. Sento come
una ramificazione del dolore che cresce e sale fino quasi al petto-
Il cazzo ancora eretto era violaceo. L’anello di costrizione aveva
interrotto la circolazione ed il pene tratteneva in sé tutto il sangue.
-Ti fa male il cazzo?-
-Sì, lo sento pulsare di dolore-
Gli tirai un calcio nei testicoli e vidi il corpo del verme tremare come
preso da delle convulsioni, mentre si lamentava con urla atroci e le
lacrime copiosamente riempivano i suoi occhi.
Chiusi le cerniere sulla bocca e sugli occhi e per divertirmi gli
frustai per un po’ quel pene duro e dolorante ed il sacco scrotale teso
attorno ai testicoli tormentati dalla sofferenza.
Canticchiavo per accrescere l’odio che ormai la merda, perfino nella sua
disgustosa perversione, doveva provare verso di me.
-Di che mi adori, brutta immondizia!- gli ordinai riaprendo la maschera
sulla bocca
-Ti adoro, mia signora- piagnucolò il verme tremante.
Ridiedi a quell’essere la facoltà di potermi nuovamente vedere, lo feci
inginocchiare, cosa che fece prontamente e di buon grado, gli misi un
collare a cui era attaccato un guinzaglio e lo tirai verso un basso
tavolino poco distante.
Il servo si mosse sulle ginocchia e sembrava essere contento nel
seguirmi come un cagnolino.
L’animale faceva tutto ciò che io solo accennavo e non faceva la ben che
minima opposizione a nulla.
Gli feci appoggiare i genitali sul tavolino che era poco più alto della
sua zona pelvica. Scostai il mio perizoma e mentre gli frustavo
nuovamente pene e testicoli gli ordinai:
-Leccami la figa, stronzo!-
L’animale in ginocchio di fronte  a me leccava il mio clitoride
gradevolmente, sussultando di tanto in tanto quando i miei colpi sul suo
uccello erano particolarmente violenti. Passava la sua lingua piena di
bava tra le mie labbra morbide e carnose e lo incitavo spingendogli la
testa con la mano a penetrare per quanto potesse nella mia vagina calda
e grondante.
Il pene violaceo, fino ad allora costretto in erezione, gli dolse ancora
per un poco (dolore acuito dalle mie frustate) ma ben presto notai che
stava perdendo la sensibilità. Così smisi di farmi leccare la figa.
-Ti è piaciuto succhiarmela?-
-Sì molto mia padrona!- sbavò il verme
-Beh a me hai fatto schifo, apri la bocca cesso!-
Il verme aprì.
-Fuori la lingua, non posso fare pipì con la tavoletta del water abbassata-
Il gabinetto estroflesse la lingua, ed io presi ad urinargli in bocca.
Stavo lì con le gambe divaricate a pisciare nel cavo orale di quel
gabinetto umano, che assorbiva tutti i miei effluvi, senza mostrare
nessuna emozione, proprio come un vero wc.
L’urina in parte veniva ingoiata ed in parte gli gocciolava sul viso e
sul corpo.
-Ti piace bere la mia pipì, water?-
-Sì, mia padrona, è oro liquido, per me- disse quel disgustoso essere
mentre, “l’oro liquido” si infrangeva sulle sue labbra.
Finito che ebbi di mingere pretesi di essere pulita dal bidet umano che
mi terse con la lingua.
Lo calciai a terra e presi un coltello dicendo:
-Ora che il tuo pezzo di carne inutile che c’hai tra le gambe è
anestetizzato, posso tagliartelo via, così non puoi fare danni!-
-No ti prego signora!- piagnucolò l’inerme essere, ma non si mosse per
fermarmi.
Avrei potuto certamente mutilarlo, ma tagliai solo l’anello costrittore
mentre il servo tremante vedeva la lama avvicinarsi ai suoi genitali
senza fare niente per fermarla, se non piagnucolare.
Quando la circolazione riprese, in lui esplose nuovamente un dolore
atroce, così gli schiacciai nuovamente l’uccello con lo stivale e con la
voce più dolce che possiedo gli chiesi:
-Senti, non sarebbe carino che tu mi lasciassi anche il compenso che hai
percepito?-
-Sì, Sì- disse sordamente soffocato dalla sofferenza.
-Mettiti a gattoni e vai a prendere i miei soldi, allora-
Lui lo fece ed io mi sedetti sulla schiena del vile animale da soma. Mi
portò fino a dove aveva lasciato i propri pantaloni, tirò fuori il
portafoglio e mi diede tutto il suo compenso.
-Bravo animale!- mi alzai e dopo avergli tirato un calcio nei coglioni
lo lasciai straziante al suolo, mentre abbandonai la scena mentre
contavo tutti i miei soldi.
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L’amica gelosa

Io non capisco perché quelle che “in teoria”
si definiscono amiche di un uomo, diventano gelose 
se lui si mette con qualcuno.
Sono io l’anormale che, se un amico trova una donna,
sono felice per lui e non gli rompo i coglioni? 
Per esempio non faccio battutine che potrebbero ferire
o dare fastidio, non sarei ambigua, non cercherei di affermare 
a tutti i costi il nostro legame, userei molto tatto pure 
per parlare di sesso
– perché io parlo sempre di sesso –
cercherei di essere amichevole, 
per fare capire loro che le rispetto e cose così.
Sono io l’anormale?
Cos’è questa possessività nei confronti degli amici,
cosa nasconde? Non è per forza amore,
è forse solo una scopata che ti è rimasta qui?
*Si porta il dito in gola*
Oppure è semplice insicurezza, paura di perdere l’altro, 

                                                   desiderio di esclusività, per così dire.

Certe, poi, sono quelle che noooo, 
non toccherebbero l’amico nemmeno con un manico
di scopa, ma se lui trova una donna
si comportano come se l’amico fosse ancora single o fanno
scenate di gelosia stile arpie a cui manca il cazzo.
Perché si sa, quando non c’è il cazzo il tasso di 
acidità di una donna cresce a livelli spropositati.
E’ già difficile “monopolizzare” i genitali e i sentimenti 
della persona con cui vuoi stare, 
cercare di controllare pure quelli degli amici mi
pare un po’ una stronzata.
Eh.

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Io puttana

Io sono una puttana e come tale mi aspetto di essere trattata dagli uomini. Non sto dicendo che voglio essere pagata per scopare, anzi. So bene che c’è crisi e io adesso fica e culo li do via gratis. Se prima volevo almeno una cena, giusto per salvare le apparenze, adesso mi basta un panino e una coca cola dal MacDonald. Sono una puttana perché mi piace sentire il cazzo e lo voglio, lo voglio sempre di più.

Guardate la foto. il mio buchetto del culo è stato allargato da un allenamento che dura fin da quando avevo 18 anni e devo ringraziare mio padre per avermi rotto il culetto per la prima volta e mio fratello per avermelo allargato (passammo un’intera estate da soli nella nostra casa al mare e fu più il tempo che mi tenne il cazzo nel culo che altro).

Insomma, ho cominciato a sedurre, in modo incestuoso, mio padre e mio fratello e ho continuato accumulando un insieme di uomini spaventosamente elevati. Ho scopato con tutti quelli che hanno voluto farlo. Ma non sopporto romanticherie e simili.

Io devo scopare, quindi puoi essere brutale e spingermi il cazzo nel culo a forza e non mi arrabbio troppo, al massimo posso fingere per meritarmi qualche sonoro e ben appioppato schiaffone.

Ma non regalarmi rose a meno che tu non voglia utilizzarle per infilarmele nel culo (c’è qualcuno che lo ha fatto e mi è piaciuto, non dal punto di vista fisico perché una rosa è troppo sottile per stimolare il mio ano dilatato per l’uso ma psicologico). Continue reading

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Dimmi come voti e ti dirò cosa ti piace a letto | Elezioni DuemilaeCredici

Il risultato di queste elezioni è che, 
– nonostante tutti lo neghino –
all’italiano medio piace prenderlo in culo duramente.
Quale vaselina? Quale massaggio prostatico?
Vi piace proprio nerboruto e violento, all’improvviso.
E’ strano se si considera poi, che l’italiano medio
pensa che sia meglio andare a mignotte o a minorenni 
piuttosto che coi trans o con gli omosessuali.
Ma vi piace proprio, eh?!
Non dite di no che fate una miglior figura,
state zitti.
E, di solito, vi piace essere sodomizzati da un uomo.
Ma non uno qualsiasi, in genere è un leader carismatico,
di quelli un po’ tirannici, che gli piace fare tutto a loro,
che devono fare il bello e il cattivo tempo;
che se non gli vai bene ti butta fuori dal partito,

                                      ma l’importante è che abbiano sempre il culo in salvo.

Sono quelli che si affacciano da un palco, o da un balcone,
e urlano alla folla rabbiosa, affamata, cieca…
e ignorante.
Senza coscienza politica.
Perché non ce l’ha nemmeno lui, la coscienza politica.
 Perché né un cafone che urla parolacce e intimidazioni simil fasciste,
né uno che ha pensato solo ai cazzi suoi e 
fottuto l’Italia in TUTTI i modi possibili,
possono averne una.
Non ce l’hanno.
E non hanno neanche Senso dello Stato.
Hanno però il senso della folla.
Sanno cosa sente lo stomaco degli italiani,
– che non ci vuole molto –
e lo sanno assecondare, gli sanno parlare, gli fanno 
le promesse più carezzevoli.
Della sinistra non parlo perché sono troppo delusa dal
nulla che è giunto all’indomani delle primarie.
E non parlatemi di Renzi, ché non è sinistra.
Allora...
Fondiamo un’associazione per colonizzare pacificamente
qualche paese esotico?

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La succhiacazzi

Troietta succhiacazzi fa pompino pubblicamente ad uno sconosciuto, una foto rubata da un profilo privato ma che induce una riflessione concernente la correlazione tra aspetto fisico e troiaggine di una donna. Ma lo avete notato anche voi che una donna più è brutta e più è puttana? Certo, non voglio dire che tutte le donne non siano delle puttane. Ma le donne brutte (come quella della foto) sono disposte a fare cose, tipo sorridere alla macchina fotografica mentre fanno un solenne pompino ad uno sconosciuto, che magari altre donne più desiderate di solito non fanno. Continue reading

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Puttana retro | Colazione spermatica

Quanti di voi prendono un po’ di sperma prima del caffè?
Io non mi considero neanche una fissata, ma che ci posso fare
se qualcuno stamattina mi ha dato il buongiorno così?
Mi ha fatta venire con le mani e io tenevo il suo 
pene in bocca.
Venire mentre ce l’hai in bocca è tra le cose più eccitanti
che abbia mai sperimentato.
E poi – lui sopra di me – lo schizzo caldo mi è finito dritto in gola.
Dopo, molto anni ’50 style, gli ho preparato la colazione in pigiama
e l’ho lasciato andare a lavorare.
Ma chi l’ha detto che la vita fa schifo?
Cioè, non trovo né casa né lavoro, trattengo il pianto 
ché poi mi cola il trucco nero di questi giorni; ora faccio la valigia perché
votare si deve e io voto vicino al mare.
E dopo risvegli del genere, qualcuno di molto saggio
mi sussurra all’orecchio che, dopotutto,
la vita può essere bella pure mentre stai passando 
un gran periodo di merda.
Have sex.
Ah, la mia vita è migliorata molto, da quando 
ho sentito in streaming l’ultimo album della nuova band
di Thom Yorke, vi lascio il singolo che mi fa venire 
in media tre volte per ascolto.
E chi c’è al basso?
Flea, quel matto dei Red Hot Chilly Peppers.
Dio, quant’è bella questa vita, 
io godo con poco.

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il tuo cazzo

Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E’ decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull’asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all’indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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Another kind of bukkake

Non contate su di me, per l’argomento San Valentino.
Vi dirò invece, che ultimamente un folto gruppo di uomini
eiaculanti popolano le mie fantasie sessuali; al centro della loro
spermatica attenzione c’è sempre una donna, di quelle con la
carnagione chiarissima e i seni grandi, che se li rendi scivolosi
poi strusciarci il pene vuol dire venire in un attimo.
Sto fantasticando sul bukkake?
Non proprio.
Lo sperma in faccia no, grazie, a meno che non sia la bocca o il mento,
perché sono io a tenere il tuo coso in mano e magari mi va di sentirlo
caldo sul viso; diciamo che è un bukkake più fantasioso.
Insomma cos’è tutto questo fantasticare su docce spermatiche
e corpi sinuosi, inumiditi?
E’ che i miei gusti sessuali sono sempre in divenire;
quello che ieri non mi piaceva oggi m’invade la mente;
è che mi sento come una bambina appena entrata in un negozio di 
caramelle: sa che deve scegliere, ma si accorge che le piace tutto;
è sicuramente che il mio uomo mi ha fatto scoprire quanto sia bello 
offrire piacere con altre parti del corpo, non solo con la vagina.
Che Dio la benedica.

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Mon ami le Frottage

Sarà che è sottovalutato?
Sarà che molti di noi l’hanno fatto e probabilmente 
non lo sanno?
Il frottage consiste nello strusciarsi l’uno sull’altro
finché non si è raggiunto l’orgasmo.
Per dire, quand’ero vergine lo facevo.
Dire Quand’ero vergine
fa proprio effetto, eh?! Tipo quando si guarisce da una malattia,
una che avevo una vita fa, tipo che 
non rimpiango l’imene e che sono una sverginata felice e convinta.
Dunque.
Ricordo i bei tempi in cui andavo alle feste serali in spiaggia,
mi chiudevo in cabina e mi strusciavo sul mio 
ragazzo dell’epoca. Sentire quel turgore, sotto il suo costume,
mi faceva impazzire, glielo bagnavo tutto.
Mi illudevo di essere pronta per la penetrazione,
ogni volta mi sentivo ad un passo dal sentirmelo dentro
per intero.
Ma non ero pronta, come poi ho appurato la prima volta
che ho fatto sesso. Acqua passata, come dicevo,
sono una sverginata felice.
Ho avuto modo di strusciarmi di nuovo su qualcuno,
il frottage può tornare utile se attraversi un periodo in cui,
per varie ragioni, non puoi avere un rapporto completo.
Una felice illusione,
il suo corpo contro il tuo,
l’odore della sua pelle
– ovunque –
i baci voluttuosi,
un diverso tipo di orgasmo,
in cui le terminazioni nervose sono stimolate
in modo più intenso.
Insomma noi abbiamo deciso che, se avremo 
un cane, lo chiameremo Frottage.

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Venire ovunque | Una collana di perle

Nel sesso ci vuole fantasia pure per
decidere un angolo del corpo in cui venire.
Amo gli uomini fantasiosi, che a letto si reinventano di continuo.
E per me è fantastico sentire che per lui
ogni centimetro della mia pelle è un afrodisiaco,
che strusciare il suo sesso
– un po’ dovunque, su di me –
lo eccita.
Mi fa sentire un enorme strumento di piacere,
con delle curve magiche,
su cui far sgorgare quel getto caldo
che mi piace tanto.
Vicino ai seni, su tutto il petto,
qualcuno lo ha definito collana di perle;
ma adoro anche quando usi i miei piedi,
bagnando piacevolmente le mie gambe.
A luci accese, per favore,
ché voglio godermi lo spettacolo.
Grazie.

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