Mia moglie fa le orge

Sono un marito cornuto e questo penso non mi rende una partona speciale. Penso che il 95% dei mariti italiani siano dei cornuti, mentre il 5% sta aspettando di diventarlo. Non mi lamento di questo. Mi lamento del fatto che a mia moglie piaccia prendere cazzi in culo e in vagina a tutta forza, anche da persone di colore. Insomma, pensate a quante malattia si possono prendere facendo sesso estremo anale senza preservativo con un nero, che magari si prostituisce per donne italiane? Molte. E io amo mia moglie, anche se è un po’ sovrappeso e mi piace moltissimo fare sesso con lei.
Poi ho scoperto che altre a tradirmi 2 volte a settima,a partecipa anche ad orge con neri. Una scoperta che mi ha colpito al cuore.
Intendiamoci: sono un cuckold e il fatto che mia moglie si faccia scopare praticamente da chiunque nel culo non può che eccitarmi. E ancora di più mi eccitano le due grandi passioni di mia moglie: gli extracomunitari e i famigliari. Perché mia moglie è una grandissima troia incestuosa, su questo proprio non ci piove. A mia moglie piace fare sesso con suo papà (che sarebbe mio suocero), i suoi due fratelli (di 21 e 24 anni) e persino con il cugino, che ha avuto all’epoca l’onore di sverginarla e che comunque continua a incularsela quando ne ha voglia e tempo.
Per me tutto questo va benissimo, non starò certo qui a fare lo schizzinoso. Ma fare sesso di gruppo, quando il gruppo è davvero numeroso ed è composto da persone sulla cui igiene personale non posso certo scommettere, ebbene, questo proprio no.
Ma io che cosa posso fare? Quando vedo tornare a casa mia moglie alle 5 di mattina, scarmigliata, con il culo e la vagina doloranti, con difficoltà a camminare per quanto le hanno spanato il buco del culo, ebbene io mi accorgo di amarla sempre di più.
Però ho provato almeno a convincerla ad usare il preservativo. Ma Lei mi risponde che quando la inculano o la fottono le piace sentirsi abusata.
Mi dice sempre che se vuole fare l’amore lo fa con me, quando va con altri lo fa perché è una brutta bestia, sporca e cattiva, e si merita tutta questa.
Beh su questo ho i miei dubbi: sarà sporca, perché prendendo lo sperma, gli sputi, il sudore, persino la piscia molte volte, di tanti uomini sporca lo sei. Su questo non ci piove. Sarà una bestia perché quando a mia moglie le prende la frenesia del sesso a tutti i costi si comporta davvero come un animale. Ma brutta? Mia moglie è bellissima, è la donna più bella di questo mondo. Forse cattiva sì, cattiva verso se stessa. Chissà che cosa le passa per le mente. Vuole degradarsi e umiliarsi. E da quando nostra figlia ha compiuto 18 anni spinge perché venga sottoposta ad abusi sessuali da parte di sconosciuti. E il bello è che l’ha convinta, anzi mia figlia non vede l’ora di partecipare ad un’orgia con 8 o 9 negri, orgia nell’ambito della quale le sarà fatto anche il culo (è stata già sverginata a parte dal suo ragazzo come regalo per i 18 anni).
Io non so se accettare o meno: la cosa mi stuzzica molto ma nello stesso tempo ho paura che mia figlia possa prendere qualche brutta malattia. Forse devo insistere con mia moglie perché gli uomini che brutalizeranno mia figlia usino il preservativo.
Ma alla fine so benissimo come andrà a finire: sarà inculata, fottura, scopata in tutti i buchi, forse anche nelle orecchie, le daranno schiaffoni, le pisceranno sul corpo e alla fine la riempiranno di sperma. E tutto senza preservativo.
Perché alla fine il padrone sono io, ma chi comanda è mia moglie! Continue reading

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Ma quand’è che una donna è troia?

La mia spumeggiante coinquilina spagnola
ha rotto i coglioni senza fine e pietà.
L’idillio con lei è durato sì e no un mese, poi sono cominciati
i casini:
– è diventata gelosa marcia del rapporto tra me e un ragazzo
che portava a casa di continuo;
– fa lezioni di spagnolo in cucina anziché in camera sua;
– lava i piatti che sporca dopo un giorno e mezzo, minimo;
– non pulisce casa;
porta uomini diversi a tutte le ore.
E’ proprio questo il punto.
Una volta le ho detto di avvertirmi, quando porta qualcuno,
ma giusto per non farmi trovare in mutande, tipo.
Lei mi ha risposto male, pensava la giudicassi.
Ieri mi ha detto che non devo azzardarmi a parlare 
di questa cosa, che non sono affari miei chi porta in camera sua.
Cerchiamo una coinquilina da giorni ma figurarsi se ha messo
uno straccio di annuncio, me ne sto occupando io.
Ogni volta che viene qualcuno per la casa lei è in camera con un ragazzo,
a scopare o a parlare e non si degna di uscire.
 Ma mi ha fatto sapere che sono una stronza
a non coinvolgerla nella ricerca. 
Per dire, l’altro ieri è venuta la prima ragazza a vedere
la stanza e quando l’ho avvertita da dietro la porta di camera
sua, lei era a letto con qualcuno.
“****, un secondo!”
Vabbè.
Se sei in compagnia non puoi uscire dalla stanza 
e incontrare la probabile coinquilina, 
quindi me ne sono occupata solo io per due giorni.
Ora,
mi è sembrato insinuasse che io sono una moralista,
che giudico il fatto che scopa, che ho sottinteso sia una troia,
dicendo che lei non fa altro che starsene in camera sua,
 ogni volta che viene qualcuno.
Quando da qualche tempo io stessa passo
giorni a letto con qualcuno e lei: “ti vedo più rilassata”.
=_=’
Bitch inside, proprio.
Ma io, Sexybility, quella che ha il blog sulle cose sconce,
 non potrei mai e poi mai giudicare una ragazza perché vive il sesso
liberamente, non è questo il punto; ma di fatto, 
se dalla mattina alla sera pensi solo a te stessa,
scopando o che ne so, giocando a burraco o altro,
e lavandoti le mani di ciò che avviene in casa, 
forse qualcosa non va.
Forse devi fare una riflessione tra te e te, perché o scopi come un 
riccio o ti infastidisci perché, quando gli altri 
te lo fanno notare pur non volendo insinuare nulla,
tu ti senti un po’ troia.
La donna con le palle si assume il rischio
di essere qualificata come troia.
Se scopa tanto, va incontro a quell’appellativo col sorriso e con 
una pillola di “me ne fotto”, non fa il 
diavolo a quattro.
Mi fa pensare l’adorata Samantha Jones, questa cosa.
Il problema non è la sua attività sessuale.
Il problema è che si sta facendo solo i cavoli suoi, 
e lamentandosi, per giunta.
Quindi, non posso fare a meno di chiedermi,
quand’è che una donna è troia?
Quando si scopa un ragazzo al giorno
o quando si dimostra ineducata, strafottente
e soprattutto irrispettosa?
Per me essere troia è una questione morale, 
cerebrale, prima ancora che vaginale.

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Claudine

Il caldo torrido di quell’afosa giornata l’aveva resa esausta. Si era buttata sotto la doccia per togliersi di dosso la stanchezza, ma ora le sembrava di essere ancora più stanca di prima. Come un automa lasciò che i suoi passi la conducessero dove loro volevano, attraversò la stanza e si adagiò languidamente sul divano. La stanza era in penombra, sopra di lei le pale del lampadario giravano veloci regalandole un senso di fresco sollievo. Sotto quella leggera brezza la sottoveste che copriva le forme sode del corpo si muoveva leggera. E Claudine da quella brezza si lasciò trasportare. Era un dolce sentire quel fremito sul corpo, come se le mani di un uomo invisibile la stessero accarezzando piano. E se lo immaginò quell’uomo, se lo immaginò nudo e possente di mascolinità. E a quel pensiero il suo corpo rispose con un brivido lieve. Un tremore leggero di un leggero destarsi dei sensi si manifestò, e piano, piano, l’avvolse completamente.

Lei rispose a quel richiamo inarcandosi leggermente e con le mani iniziò un dolce tormento ai turgidi capezzoli.
Sovrastandola dal capo del divano, l’uomo la guardò seguendone compiaciuto i gesti. Poi, lentamente si chinò sfiorandole i capelli col suo turgido membro. Lei lo sentì caldo e pulsante, reclinò leggermente la testa all’indietro oltre il bracciolo, fintanto che la sua bocca non poté lambirlo. La lingua svettò sul glande pulsante, lo leccò leggera e fluttuante come una farfalla. A quel contatto lui l’accarezzò lungo i fianchi. Discese piano, e con decisa pressione delle dita le stimolò il ventre per poi proseguire all’interno delle cosce. E lì indugiò fra la folta peluria a sfiorare furtivamente la calda fessura, per poi ritirarsi, e poi ritornare a toccarla con insistenza più ardita; a penetrarla di qualche millimetro, e poi da lei ritirarsi, e in lei ancora rientrare, ancora più in profondità di prima, e con più ardore, in un perverso movimento di stimolazione senza fine. Un rantolo non più trattenuto uscì dalla gola di Claudine. La sua bocca si aprì per dar sfogo al godimento. Non era più padrona dei suoi gesti. Le mani scattaro all’indietro, serrò le natiche marmoree dell’uomo e le spinse verso di sé. Con quel colpo deciso il membro scivolò sicuro dentro la sua bocca. Com’era grosso, e così grondante di desiderio, e passione trattenuta! Lei lo accolse succhiandone la carne, e lo volle ancora di più in profondità nella sua gola. Avanti e indietro, avanti e indietro, ora ritmava i glutei di lui sempre più velocemente, per goderselo più a fondo, per goderselo più a lungo. Dall’altra parte del divano la bocca dell’uomo era un tutt’uno con le carni di lei. La lingua guizzava sopra al turgido bottoncino facendo a turno con le labbra che lo stringevano e lo succhiavano, lentamente, profondamente, e ancor prima di fargli valicare il massimo confine, lo lasciavano libero di ritornare a farsi amare dalla lingua. L’unisono dei due corpi durò per molto tempo, e per altro interminabile tempo ancora. Poi, all’improvviso, scossi dallo stesso impulso, si staccarono l’uno dall’altro. Lui la guardò intensamente col suo sguardo infuocato di desiderio. Lei gli rispose offrendosi a lui: divaricò le gambe e se lo fece calare addosso per una penetrazione che le procurò un urlo che nulla sembrava avere di umano: “Ohhh!!!! noooo!! Mio dio, come ti sento… sìììì!!!”
Ora, colpi frenetici e poderosi la scuotevano tutta.
Le forti mani maschie le serravano i fianchi, la sollevavano, e così facendo, la penetrazione aumentava e la colpiva fino all’estrema profondità della sua carne calda. Un fiume di lava bollente le scorreva dentro e usciva da lei irrorando il pene che instancabile continuava a possederla. Presa dal quel vortice tumultuoso non riuscì più a contare le volte che venne. Ma furono tante, e intensissime, a svuotarla completamente di energia. E mentre pensava di aver esaurito tutto quel che poteva dare, lui la fece girare, la mise a carponi ed incominciò a leccarla dietro. E proseguì a farlo sullo stretto pertugio fra i glutei; la leccò e la penetrò ad arte con la lingua dura, lentamente, ma con movimenti sempre più decisi. E lo fece fino a che non la sentì pronta a ricevere il suo membro.

E quando questo avvenne, un urlo d’orgasmo puro uscì dalla bocca di Claudine e squarciò l’aria mentre milioni di brillanti stelle le esplosero dentro.
E dentro di lei si moltiplicarono in un accecante bagliore senza fine…

… Sopra Claudine girava il vento…

… un fremito sul corpo…
… le mani di lei pregne del suo intimo umore, e poi…
… fu rapita dal sogno.


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Il delta di Venere


Ciao, stacco la spina e mi rifugio nel silenzio, lontano dalle parole e dai rumori del mondo. Vi lascio con un brano tratto da Il delta di Venere, di Anais Nin.
Buona estate a tutti.
Amore


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(…) Egli le toccò la gola e attese. Voleva essere sicuro che dormisse. Poi le toccò i seni e Bijou non si mosse. Con cautela e destrezza le accarezzò il ventre e con la pressione del dito spinse la seta nera del vestito in modo da sottolineare la forma delle gambe e lo spazio tra di loro. Dopo aver dato forma a questa valle, continuò ad accarezzarle le gambe, senza però toccargliele sotto il vestito. Poi si alzo silenziosamente dalla seggiola, andò ai piedi del divanetto, e si inginocchiò. Bijou sapeva che, in questa posizione, poteva guardarle sotto il vestito e vedere che non portava niente. L’uomo guardò a lungo.

Poi sentì che le sollevava leggermente l’orlo della gonna, per poter vedere di più. Bijou si era allungata tutta sul divano con Le gambe leggermente divaricate. E ora si scioglieva sotto il tocco e gli sguardi di lui. Com’era bello sentirsi guardare, mentre fingeva di dormire, e sentire che l’uomo era completamente libero. Sentì che la seta veniva sollevata, le gambe scoperte. E lui le guardava.
Con una mano gliele accarezzava dolcemente, lentamente, godendosele senza problemi, sentendo le linee armoniose, i lunghi passaggi serici che salivano sotto il vestito. Era difficile per Bijou rimanere assolutamente immobile. Avrebbe voluto aprire di più le gambe. Come si muoveva lenta la mano di lui. La sentiva seguire i contorni delle gambe, soffermarsi sulle curve, fermarsi sul ginocchio, poi continuare. Poi si interruppe, proprio prima di toccarle il sesso. L’uomo probabilmente Le aveva guardato il viso per vedere se era profondamente ipnotizzata. Poi, con due dita, incominciò a toccarle il sesso, a palparlo.

Quando sentì il miele che affluiva lentamente, egli nascose la testa sotto la gonna, si nascose tra le sue gambe, e incominciò a baciarla. La sua lingua era lunga e agile, penetrante. Bijou dovette trattenersi dallo spostarsi verso la sua bocca vorace. La piccola lampada emanava una luce così tenue, che Bijou si azzardò a socchiudere gli occhi. L’uomo aveva ritirato la testa da sotto la gonna e si stava togliendo lentamente i vestiti. Era in piedi accanto a lei, magnifico, alto, simile a un re africano, con gli occhi brillanti, i denti scoperti, la bocca umida.

Non muoverti, non muoverti, se vuoi che faccia tutto quel che vuole. Cos’avrebbe fatto un uomo a una donna ipnotizzata, che non doveva intimorire o compiacere in alcun modo?

Nudo, egli torreggiò su di lei e, circondandola con entrambe le braccia, la rigirò delicatamente. Ora Bijou gli offriva le sue natiche sontuose. Egli le sollevò il vestito e le allargò i due monti. Fece una pausa, per riempirsi gli occhi. Le sue dita erano sicure, calde, mentre le apriva la carne. Si piegò su di lei e incominciò a baciarle la fessura. Poi Le fece scivolare le mani intorno al corpo e la sollevò verso di se, in modo da poterla penetrare da dietro. All’inizio trovò solo l’apertura del culo, troppa piccola e stretta per potervi entrare, poi trovò l’apertura più larga. Ondeggiò dentro e fuori di lei per un momento, poi si interruppe.

La rivoltò di nuovo, in modo da potersi vedere mentre la prendeva da davanti. Le sue mani cercarono i seni sotto il vestito e li schiacciarono con carezze violente. Il suo sesso era grosso e la riempiva completamente. Lo introdusse con tanta violenza che Bijou temette di avere un orgasmo e di tradirsi. Voleva prendersi il suo piacere senza che lui lo sapesse. Lui la eccitò talmente con il suo ritmo sessuale incalzante che, quando scivolò fuori per accarezzarla, lei sentì arrivare l’orgasmo. Ora tutto il suo desiderio era teso a provare un nuovo orgasmo. Egli cercò di spingerle il sesso nella bocca semiaperta e Bijou si trattenne dal reagire e aprì solo un po’ di più la bocca. Impedire alle sue mani di toccarlo, impedire a se stessa di muoversi, era per lei un grande sforzo. E tuttavia voleva provare ancora quello strano piacere di un orgasmo rubato, come lui provava il piacere di quelle carezze rubate.

La passività di Bijou lo spinse all’orlo del parossismo. Ormai aveva toccato il suo corpo dappertutto, l’aveva penetrata in tutti i modi possibili, ed ora si sedette sui ventre di lei e le spinse il sesso tra i due seni, stringendoseli intorno mentre si muoveva. Bijou sentiva i suoi peli che strusciavano contro di lei.

E finalmente perse il controllo. Aprì contemporaneamente la bocca e gli occhi. L’uomo grugnì di piacere, le premette la bocca contro la sua e si struscio contro di lei con tutto il corpo. La lingua di Bijou batteva contro la bocca di lui, mentre le morsicava le labbra.

All’improvviso egli si interruppe per chiederle: “Vuoi fare una cosa per me?”
Bijou annuì.

“Io mi sdraierò sul pavimento e tu verrai ad accucciarti sopra di me, e mi lascerai guardare sotto il vestito.” Egli si allungò sul pavimento e Bijou si accovacciò sopra di lui, reggendo il vestito in modo che poi cadesse coprendogli la testa. Egli le prese le natiche tra le mani come un frutto e le passò la lingua tra i due monti, più volte. Poi le accarezzo il clitoride, il che fece ondeggiare Bijou avanti e indietro. La lingua di lui sentiva ogni reazione, ogni contrazione.
Piegandosi su di lui, essa vide il suo pene eretto vibrare a ogni gemito di piacere.

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Rosae, rosàrum, rosis

Ciao, eccomi di ritorno dopo qualche settimana di silenzio. In questo periodo, seppure senza il computer, ho continuato a scrivere per voi. Oggi pubblico un racconto che per me rappresenta una novità assoluta: è il mio primo racconto scritto su commissione. Qualche tempo fa una lettrice del blog mi ha chiesto di scrivere una fantasia erotica ambientata in un certo contesto. A parte un primo momento di perplessità, dovuto al fatto che io quel poco che so scrivere lo so fare solo su mie fantasie, ho accettato con entusiasmo. E con entusiasmo sempre più crescente ho scritto, e continuerò a farlo anche per altre lettrici che vorranno farmi parte delle loro fantasie.
Se volete contattarmi questo è il mio indirizzo mail: [email protected]

Buona lettura.
Amore

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Rosae, rosàrum, rosis

“Rosae… rosàrum… rosis”… l’ora di sostegno al latino era in pieno svolgimento e Daniel, ripeteva con monotona litania ciò che la regola imponeva a conoscenza vera: “rosas… rosae… rosis”. Suor Sophie lo guardava di sottecchi e, con l’ombra di un gentile sorriso sulle labbra, lo esortava a continuare: “Sù, Daniel, ripeti con me: ”Rosae… rosarum… rosis”. Lei, professoressa giovane che doveva essere severa e intransigente, non ce la faceva ad esserlo con quel sedicenne che la confondeva e le procurava un profondo turbamento dell’anima. E la stessa cosa avveniva in lui in modo estremo ed irrimediabile. Fra di loro era così da quell’afoso pomeriggio di piena estate. Daniel non si era presentato all’incontro di ripasso e lei lo stava cercando. Non lo aveva trovato nel giardino, e neppure sotto il Chiosco vicino alla fontana. Allora si era diretta spedita lungo il corridoio che portava alla camera che lo ospitava. La porta era socchiusa, bussò leggermente ma senza ottenere risposta. Lo fece una seconda volta poi, proprio mentre pensava che non fosse neppure lì, sentì dei lievi lamenti giungere dall’interno. Incuriosita accostò l’orecchio al battente, lo aprì un po’ di più, e in quello spiraglio per gli occhi, … vide. Vide Il corpo nudo e candido di Daniel sdraiato sul letto. Vide che lui si stava accarezzando i fianchi e l’inguine, poi lo vide scendere lungo il ventre fino ad arrivare alla sua turgida intimità che svettava imperiosa. Vide che avvolse il membro con le dita, quindi, con una stretta più ferrea, lo vide iniziare un saliscendi lento e armonioso che man mano diventò sempre più veloce e intenso. Quella inaspettata visione la colpì come un pugno violento allo stomaco e le procurò una forte vertigine. Il senso religioso la esortava a fuggire, ma quella scena peccaminosa emanava un magnetismo al quale lei non riusciva a sottrarsi, e lì rimase. Ora percepiva chiaramente i lamenti provenire dalla stanza, poteva vedere bene i gesti sicuri e ritmati del ragazzo e, ancor di più di tutto, vedeva distintamente quel membro dalle grosse dimensioni che sembrava chiamarla, a volerla possedere. A quel pensiero un calore improvviso si sprigionò fra le sue gambe.

Con un gesto inconscio, ma dall’inconscio voluto, si sollevò la tunica portandola fin oltre la cinta e lì la fissò. Poi si appoggiò al muro, divaricò le gambe e con la mano incominciò a sfregarsi la peluria per poi arrivare alla sua carne pulsante e già bagnata d’umore. A quel contatto sentì la fessura dilatata e implorante chiederle una carezza più profonda e convulsa. Carezza che lei non riuscì a negarle: “Ohhh! Mon Dieu! cosa sto facendo?” si ripeteva mentre, con lo sguardo fisso su quel letto, sempre di più aumentava il ritmo della penetrazione. Ora Daniel si era girato sul fianco e in quella posizione lei poteva vedere ancora meglio quella fusione di corpo e sussulti del godimento. Immaginava quel membro pulsante su di lei. Lo vedeva che le sfiorava le labbra e lei che lo lambiva con la sua lingua vogliosa. Si immaginò che se lo faceva scivolare tutto in bocca e a quel pensiero non ce la fece più a trattenersi. Ora erano dita impazzite quelle che le martoriavano il clitoride e che la penetravano profondamente. E mentre faceva questo, aprì la bocca e incominciò a succhiarsi le dita dell’altra mano. Iniziò a farlo con due, poi le dita divennero tre per pareggiare la dimensione del membro che sempre più grosso le appariva.“Oh! Mon Dieu, mon Dieu!!” continuava a dire cercando l’aiuto divino a farla desistere da quella imperiosa libidine. Ma nessun pensiero del divino riuscì a dissuaderla a rimanere immersa in quel fuoco di passione che la faceva ardere e impazzire. Spilli di punte celesti le trafiggevano il corpo e maestose maree la invadevano dentro.“Quale paradiso ci può essere meglio di questo?” Si sentì chiedere nella mente.
“Che Dio mi perdoni… mi perdoni!!”
E mentre aspettava il perdono celeste a quel suo peccare terreno, l’urlo del suo godimento divampò fuori dalle sue labbra, sfiorò il crocefisso appeso e si adagiò sulle angeliche forme di Daniel che colpito da quell’eco si destò dal suo torpore e la guardò. La guardò ammirato ed estasiato, come si può ammirare una madonna.
I loro sguardi si incrociarono, si lessero, si fusero fino a divenire un unico sguardo fatto di complicità e intesa. Non ci fu sorpresa in nessuno dei due, e nulla mutò nei loro gesti. Lei andò verso il letto e si fermò sul viso di Daniel, a toccargli la bocca con la mano con la quale si regalava ancora carezze. Poi allargò le gambe e si sedette sulle sue labbra per offrirsi completamente alla sua lingua smaniosa. Lui la ripagò girandosi fino al punto in cui poté vedere il suo membro bollente essere preda della bocca di Suor Sophie. Ora era un ritmare di una fusione piena. L’uno dentro l’anima sessuale dell’altro, a gustarsi, a godersi, a sfinirsi, fin oltre il limite che l’umano può pensare. E a quell’amplesso di bocche che non trovavano mai stanchezza, si intercalò un sussurro lieve di parole. Un sussurro fatto di carezze parlate per accarezzarsi l’anima, e a riempirsi d’amore il cuore:Rosae… rosarum… rosis… “Daniel, fallo con me… con me…”
Rosas… rosae… rosis… “Sì, Sophie, con te… solo con te…”
E in un attimo, che parve riempire l’eterno tempo dell’universo intero, le onde oceaniche che salivano dentro di loro esplosero in milioni di infuocate gocce che riempirono i corpi di convulsi fremiti. E quell’attimo si compì proprio mentre l’ombra della sera li ricopriva e li accoglieva nel silenzio degli appagati sensi e delle parole.

*****
L’ora di sostegno al latino era in pieno svolgimento. Daniel scrollò la testa e riprese coscienza di sé riaprendo gli occhi. Di fronte a lui altri due occhi, quelli di Suor Sophie, lo fissavano rapiti. L’intensa magia che avvolgeva i loro sguardi sembrava provenire da un mondo lontano, non terreno, mentre sommessi bisbiglii si rincorrevano all’interno di in un infinito ritornello fatto di carezze parlate.

Carezze date per riempirsi di un sogno il cuore… e in quel sogno, perdersi l’anima:

“Rosae, rosarum, rosis”

“Rosas, rosae, rosis”


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Henry e June – di Anais Nin

“…M’incammino su per le scale. Henry mi ferma a mezza strada per baciarmi. Siamo nella stanza. Con la sua calda risata, mi dice: “Anais, sei un diavolo.” Io non dico niente. E’ così impaziente che non ho neanche il tempo di spogliarmi. E qui vacillo, a causa dell’inesperienza, abbacinata dall’intensità scatenata di quelle ore. Ricordo solo la voracità di Henry, la sua energia, la sua scoperta delle mie natiche, che trova bellissime, e lo scorrere del miele, il parossismo di gioia, ore ed ore di coito. L’eguaglianza! Gli abissi che desideravo tanto, le tenebre, la finalità, l’assoluzione. Il fondo del mio essere toccato da un corpo che domina il mio, che inonda il mio, che insinua la sua lingua infuocata dentro di me con tanta potenza. Henry grida: “Dimmi, dimmi quello che senti.” E io non posso.
 
Ho il sangue agli occhi, alla testa. Le parole vengono sommerse. Voglio gridare selvaggiamente, senza parole – grida inarticolate, prive di senso, dal fondo più primitivo del mio essere, che sgorgano dal mio ventre come il miele. Una gioia lacerante, che mi lascia svuotata, senza parole, conquistata, zittita. Dio, ho conosciuto una giornata tale, una tale sottomissione femminile, un tale dono di me stessa che non può esserci più niente da dare.”…

Pubblicato da: Amore 
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Frullar di fronde

Claude spostò lentamente la mano dal suo petto a quello di lei. A quel contatto il solco tra le sponde turgide si aprì lentamente. E furono carezze intense, mai negate e mai lasciate in sospeso. Juliette sospirò rapita. Claude le regalò due labbra socchiuse sulle quali far morire quell’alito di desiderio. Ora i capezzoli venivano stretti dalle dita smaniose, leggere e forti, insistenti e ritmiche. Un brivido di piacere percorse la pelle di Juliette e la fece sollevare per cercare ancor più intensamente quel contatto. E sospirò, rapita. Sospirò e si contorse più e più volte seguendo il ritmo intenso della danza delle mani e quello delle labbra maschie che scendevano sul ventre.
E lo facevano rallentando ad arte sui punti più sensibili, e lì insistevano ad indugiare, senza mai che le dita lasciassero la presa sul seno. E quell’unisono di tocchi intensificarono il piacere. E lei si trovò ben presto sommersa dall’alito caldo di Claude che le ricopriva l’intimità più intima della carne, e che con la lingua la torturava e la scuoteva. La scuoteva e la faceva vibrare, come fa il vento fra i rami in quel nascere di un frullar di fronde al suo passaggio. Poi, comandate dal senso più intimo dei gesti, le mani si uniro alle labbra a martoriarla tutta, e il tormento divenne multiplo, un tormento fatto di preludio al godimento. Un godimento che pian, piano fece sentire il suo canto, a crescere sempre più alto, finchè non si mutò in marea. Marea esondante che sbatte sugli scogli, che s’impenna ardita e schizza verso il cielo le sue gocce di bollente rugiada. L’urlo che accompagna il “finire” di Juliette riempie l’aria, e d’aria si vuol nutrire la sua gola strozzata dal piacere. E ne incamera a sorsi, a singulti a seguire, singulti di smania, smania che arriva al limite, che lentamente va poi a declinare. Infine, la quiete. Quiete sulle fronde spettinate e stanche. Quiete sul corpo, e quiete sul cuore. Ora solo loro due, vicini, uniti e indivisibili. Loro due, chiusi in un intreccio di braccia, a godersi i respiri, con quel silenzio delle parole che tanto sa parlare d’amore.

 Scritto da:

 

© Riproduzione Riservata

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Il pompino è un’arte

Il pompino è una vera e propria arte, ci vuole bravura e passione per far eiaculare un uomo con la forza della propria bocca. E io sono un’artista del pompino: mi chiamo Alessandra e amo far venire gli uomini con la mia boccuccia. Intendiamoci bene: amo prendere il cazzo in bocca ma anche in fica e in culo, su questo non ci sono dubbi. E anzi, se proprio voglio essere precisa, devo dire che a me di cazzi in fica e in culo me ne piacciono anche due alle volta. Sono sempre pronta a farmi spaccare, dopo tutto sono una troia incestuosa visto a spaccarmi il culo ci pensò mio fratello quando avevo 19 anni. E mio padre si accodò subito. Culo e vagina me li feci fare da loro e da loro imparai anche a fare i pompini. Adesso il pompino è la mia arte, i compagni di università si mettono in fila per farsi fare i pompini da me. E a me piace, giuro, farmi venire sulla faccia e poi utilizzare la lingua per recuperare quanto più possibile del prezioso sperma e ingoiarlo: sono un’ingoiatrice nata, io, il sapore dello sperma mi piace e anzi mi stimola sessualmente.
Tuttavia ci sono giorni che vedo dei cazzi immensi, turgidi, e vorrei sentirli nel culo o al massimo nella vagina. Eppure i miei amanti occasionali richiedono sempre i servigi della mia bocca.
Il compromesso che ho trovato penso soddisfi tutti e due: la prima venuta è in faccia, previo pompino. La seconda in culo o in vagina. Continue reading

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Ti immagino così

 
 

Immagino così il tuo risveglio.
Una grigia giornata e lo scorrere lento della Senna sotto i tuoi occhi.
Il tuo odore della notte ancora addosso
tiepido, fragrante come pane appena sfornato.
Il tuo sesso già vigile
dal dolce sapore di ostia
le mani che ci giocano ancora un po’
indugiando sul  tuo corpo nudo ancora caldo sotto le coperte.
Una tazza di the verde
 I tuoi esercizi di respirazione e meditazione
Tutti i tuoi piccoli rituali del mattino.
Poi la doccia
 un asciugamano che avvolge i tuoi fianchi
 I piedi scalzi sul parquet
Il movimento lieve dei tuoi passi
che vanno incontro a una nuova giornata

Ti vedo,
così.

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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L’amore al tempo della precarietà

Questa canzone è uno dei più bei regali 
che mi siano stati fatti.
Una gemma.
Sapere che gli ha fatto pensare intensamente a me
è una gemma.
Sfrecciava in macchina per venire da me e la
cantava a squarciagola. Un’immagine che non ho
vissuto, che pure mi è familiare.
E il tempo del primo incanto, per una coppia oggi dura poco,
ci si trova subito catapultati nella realtà difficile,
nella precarietà della vita che a volte scolora i giorni
della nostra generazione,
nell’asfalto granuloso del contesto quotidiano,
fatto di persone che nove su dieci rompono le palle,
sotto il peso del recente passato sentimentale spinoso,
il timore per il futuro,
la paura cieca di perdersi in qualsiasi modo.
Accanto a te la realtà è mutevole,
e a volte ho voglia di viverti subito, in tutte le cose che possiamo
fare insieme, perché lo so che sono un’infinità,
ho fretta di viverle adesso, sono impaziente;
un’altra parte di me, invece, mi accarezza i capelli
e mi sussurra di godere di tutto questo a poco a poco.
Mi fa quietare, un accenno di sorriso consapevole.
In questo tempo in cui gli innamorati vorrebbero viversi 
in pace, in case fatte per loro, attraverso viaggi in posti da riscoprire,
si ritrovano spesso a lavorare silenziosamente,
l’uno accanto all’altra, in una stanza colorata della loro
voglia di costruire qualcosa.
Insieme.
La “quasi” spensieratezza dei nostri primi giorni mi manca già.

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