Sto dicendo addio

C’era questo bellissimo passo di un
libro di Baricco, Novecento, che parlava dell’addio.
Novecento era un pargoletto abbandonato su un transatlantico
all’epoca del Titanic, praticamente.
Non sapendo nulla delle sue origini, non scese mai
dalla nave, che lo cullò fino a quando non si lasciò
uccidere dalle cariche esplosive utilizzate
per distruggere una nave ormai vecchia.
Come dice Baricco, Novecento era un gran
solleticatore d’avorio, bellissima metafora
per definire un pianista.
Incantava tutti i viaggiatori e lui, guardandoli,
aveva imparato tutto del mondo, senza mai esserci 
stato. Nel passo a cui ripensavo, ricordo che, guardando degli
iceberg crollare sotto la luce del sole, aveva detto addio
alla meraviglia; e guardando morire un bambino
aveva detto addio a tutti quelli che non avrebbe mai
mai avuto, all’esperienza di padre che non sarebbe
mai arrivata.
E’ da un po’ di tempo che ho l’impressione di dire addio,
e che ripenso a quel passo, perché anche io
sto salutando per sempre qualcuno.
Ieri sera mi ha abbracciato ed io ho detto addio alle sue effusioni,
ho affondato il viso nel suo collo e detto addio al
profumo della sua pelle; ho incrociato i suoi occhi verdi
e ho detto addio pure a quelli. 
Perché, anche se sai che una certa persona non è
quella giusta, dirle addio è sempre un casino.
Dal libro è stato tratto un bellissimo film
non so perché non abbia avuto molto successo, ma io e mia mamma
abbiamo consumato la colonna sonora di Morricone.
Quello è il secondo concerto che non scorderò mai,
quello di Ennio Morricone.
Su Youtube ho trovato il libro recitato, il passo che vi dicevo
è da 1:26:09 a 1:32:08.
 

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Le crocerossine non hanno capito un cazzo | Quali mezzi termini?

Io ti salverò.
Sì, e io mi farò trapiantare due cornee viola.
Questa storia della redenzione è peggio 
di quella di Cenerentola, “tu sogna e spera fermamente”.
Fa un danno assurdo.
E badate bene, anche certi uomini sono crocerossini:
ne ho visti alcuni che 
“Eri una mala femmina, ora ti ho redento”
No, vabbé, vogliamo tornare agli anni Cinquanta?
Ma il nostro istinto materno è forse più duro
da controllare, ci fa pensare che con la nostra
comprensione, con la nostra pazienza,
con la nostra visione delle cose, e ovviamente
col nostro aMMore faremo dell’uomo
più stronzo, cafone, irascibile, donnaiolo,
untore di malattie veneree,
una specie di santo, di padre di famiglia modello.
Siamo sempre lì, non bisogna fare di tutta
l’erba un fascio, vedi quel figone di Robert
Downey Junior che pare che davvero abbia smesso
di farsi che manco Trainspotting,
da quando si è messo con la sua attuale donna.
MA,
farsi trattare come una pezza, nella speranza
che lui si renda conto di quanto sia ingiusto;
pensare di poterlo salvare dalle sue manie, perché
solo noi lo conosciamo fino in fondo e solo noi sappiamo
prenderlo per il verso giusto; sopportare di tutto, chiedendosi
nel frattempo  come cazzo si potrebbe costruire
 una famiglia e un futuro sereno,
solo perché ci fa toccare il cielo con un dito sì e no ogni due 
settimane…anche no!
Come disse qualcuno su Twitter, non siete pazienti, se vi fate
trattare di merda, siete fesse.
Pane, solitudine e dignità, dico io.
Ehm, la foto è tratta dal film Io ti salverò, di Hitchcock
e quella scenografia inquietante fatta di occhi flosci è
ovviamente di Salvador Dalì.
Figo, eh?

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Sesso al primo appuntamento | Seghe mentali

Ma sarà vero?
Che se gliela dài la prima sera poi scatta il meccanismo
del “chi chiamerà per primo? deve chiamare lui!”?
A me quella volta andò di merda.

Una mia cara amica, che qui chiamerò Sister,
fa sesso coi ragazzi che le piacciono anche se
non ci sta insieme. E le va male.
L’ultima volta ha conosciuto un ragazzo in un locale,
hanno cominciato a chiacchierare, si è creato il vuoto 
intorno a loro e poi lui l’ha accompagnata a casa.
Mi ha mandato un sms alle otto del mattino, quando 
è rincasata.
Cioè lei non lo conosceva, fino a qualche ora prima.
E ci è andata a letto, ehm, in macchina.
Poi ha saputo che lui ha una storia a distanza
anche piuttosto importante.
E qui vai di pippe mentali.
Poi gli uomini si chiedono perché ci facciamo
tante pippe: loro si fanno le seghe
e noi le pippe.
Sister non vuole essere la ruota di scorta del loro 
rapporto; non vuole nemmeno essere la sua scopata 
occasionale e neanche la sua nuova ragazza
potenzialmente cornuta.
Quindi non lo chiamerà.
Ma allora è vero che il sesso al primo approccio
non funziona?
Non mi piace essere definitiva su queste cose, chi può
dirlo???
Ma diciamo che la cosa parte male.
Diciamo che poi giocarsela è più difficile
… ma stuzzicante.
Trasformare il sesso occasionale in una storia
d’amore può fartici restare secco.
O ti può sorprendere piacevolmente.
Tipo “quella gran culo di Cenerentola!”,
Pretty Woman dixit.
Agli uomini che leggono vorrei fare quella
classica domanda da un milione di dollari:
ma cosa pensate di chi ci sta subito?

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Una escort per piacere

Io faccio la escort e sono fiero di esserlo. Sono bella, ho un corpo da sballo con la quinta di seno, i lunghi capelli biondi che mi arrivano fino al culo e, appunto, un culo davvero da favola. Nessun uomo è in grado di guardarmi senza desiderarmi sessualmente, questo l’ho capito fin da giovanissima. Mi hanno scopata tutti: professori delle scuole superiori, compagni, mio padre, mio fratello, un paio di cugini, persino il parroco a cui confessavo con quanta liberalità concedevo il mio corpo. Poi ho capito che questo mio corpo sarebbe stata la mia fortuna e ho iniziato a fare la escort: certo non è difficile, perché a me il sesso piace moltissimo e gli uomini letteralmente mi incantano. Il difficile, talvolta, è farsi pagare. Perché godo così tanto a fare sesso che mi dimentico che sto lavorando. Pensate che talvolta sono io che convinco il cliente a fare sesso. Magari un ricco imprenditore che ha richiesto i servizi di una escort solo per farsi, letteralmente, accompagnare ad un incontro di lavoro e non ha assolutamente voglia di fare sesso. Eppure sono così affascinanti gli imprenditori, con i loro modi eleganti e allo stesso tempo decisi, che perdersi una scopata con uno di loro è davvero un peccato. E quindi anche se hanno pagato mi tocca sedurli 😉 escort inculata Poi ci sono gli operai, che mi piacciono meno, molto meno. Puzzano e per scoparmi devono darmi i soldi che magari guadagnano in una o due settimane di lavoro. Per questo li disprezzo e non faccio mistero. E loro mi ripagano con violenza, magari quando mi fanno il culo (perché ovviamente do il culo, anzi è la chiave del mio successo) cercano di farmi sentire più dolore possibile. Dopo tutto me lo merito. Ho sempre avuto la fantasia di farmi scopare anche da extracomunitari, ma loro non si possono permettere le mie tariffe. Per questo con loro vado gratis. E’ vero che puzzano, e parecchio, ma ho potuto vedere e sentire cazzi così grossi che gli italiani, letteralmente, se li scordano… Continue reading

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L’amore piccante

L’amore deve essere piccante, altrimenti non vale.
A che servono quei rapporti senza quello spirito giocoso
che ti lascia sempre sulle spine.
Dove niente è scontato.
Un gioco a lieto fine è più rassicurante.
L’amore piccante non ti saluta mai senza un bacio.
Alla francese.
 Niente lingue a cozza morta, l’amore piccante
la usa tutta, la lingua.
Dappertutto.
L’amore piccante è quello che non ci puoi stare 
in orizzontale più di una ventina di minuti,
perché poi ti viene addosso, tanta è la sete di te;
è quello che non puoi passarci davanti 
in desabille, perché allunga un braccio e ti attira a sé,
senza perdere tempo.
E’ quello che non può resistere più di tre giorni
senza passare almeno un’ora insieme a te,
con cui ogni momento, seppur fugace, è
un concentrato di conferme del suo desiderio
nei tuoi confronti, che va oltre il sesso, oltre il tuo corpo:
è la voglia di condividere tutto, e di creare
qualcosa con te, giorno per giorno, 
senza volerti mettere lacci al collo.
Niente lucchetti da adolescenti,
l’amore piccante gode se sei libero 
di amarlo.

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Radiohead in Rome 22/09 | Godere senza stimolazione clitoridea

L’hanno fatta.
Arpeggi, la canzone di cui avevo messo il link nell’ultimo
post, l’hanno suonata.
Io ho pianto, perché attendevo questo momento da quasi
un anno e avevo paura di non riuscire ad esserci.
E per certe brutte notizie che ho saputo proprio ieri.
Le loro canzoni che mi accompagnano da anni,
tutti i giorni,
il mio lettore mp3, è un concentrato della loro discografia.
Momenti belli e brutti, città diverse, stessi viaggi in metro o bus,
ma sempre loro, nelle orecchie, in tutti i chakra.
E un’amica meravigliosa che ho cinto forte con un braccio,
perchè ce l’avevamo fatta, eravamo là.
E un ragazzo vicino a me, che non capiva perché piangessi 
mi ha promesso le sue foto con un sorriso.
Avevo gli occhi pieni di colori, acustica meravigliosa,
oggi non mi fischiano neanche le orecchie.
E loro, loro magnifici!
Il chitarrista Johnny che suona almeno altri diciotto strumenti;
ti suona pure la chitarra con l’archetto da violino o le monetine,
scoprendo sonorità nuove, che non sospettavi;


e l’altro chitarrista, Ed, che ti chiedi che cazzo ci fa lì,
poi lo vedi, bello come il sole, e tutto sommato non ti 
dispiace; poi lo senti cantare insieme a Thom e sei più convinto.

 

Giuro, ho pensato seriamente:
“I batteristi! Bisogna premiarli! Portatemeli qui che si 
meritano un pompino a testa!!!”.
Colin, il bassista, la colonna invisibile, in fondo al 
palco, ma il suo strumento lo senti dentro le viscere.
E lui, Thom, il giovane fattone che si è trasformato
in uno dei quarantenni più sexy di sempre, che si dimena,
che canta, che accenna parole in italiano e che dedica
una canzone di argomento politico a Berlusconi:
The Daily Mail, che ha l’attacco al pianoforte di Thom,
di cui si sono sentite tutte le note, una per una, niente
pasticci. Lui è un perfezionista.
Lascio un video di ieri sera, come l’ha definita lui
“a very old song”,
Planet Telex, che io ho sempre trovato molto sexy!!!
Tra l’altro non la suonavano da parecchio tempo e in questo
tour non l’avevano forse mai fatta.

E posso dire che c’ero, quando hanno suonato Paranoid Android
e noi a cantare con loro.

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Meet me at Capannelle | Radiohead

Troppe cose mi girano in testa in questi giorni,
che mi angosciano,
ma proverò a staccare la spina, perché tra un’oretta
arriverà una ragazza per il concerto dei Radiohead.
Sì, carissimi, avete capito bene, stanotte mi tocca dormire
sul mio materasso nuovo con una bella ragazza.
Cercherò pure di non farmi venire pensieri strani,
è un’amica e non credo sia interessata a quello che ho
in mezzo alle gambe, ma vi terrò aggiornati.
E’ dal lontano 22 novembre che aspettiamo
questo giorno.
Domani, in un posto in culo alla capitale
che si chiama Capannelle, suoneranno
i Radiohead.
Li amo.
E’ un giorno importante per me, quindi cercherò
di non pensare alle cazzate che faccio in questo periodo.
Vi lascio una delle canzoni che più mi hanno 
toccata, dei Radiohead, si chiama
Arpeggi, Weird Fishes,
perché praticamente è tutta fatta di arpeggi.
Ha un testo meraviglioso.
C’è un tizio che riflette sul fatto che potrebbe
anche andare via, tutto sommato.
Dice “Everybody leaves, if they get the chance and
this is my chance”.
Tutti quanti vanno via, quando ne hanno la possibilità,
e io perché dovrei restare??
Poi dice che sarebbe pazzo a non seguire gli occhi
della persona che ama, che lo fanno impazzire.
I’d be crazy not to follow where you lead,
your eyes, they turn me!
Nel frattempo c’è un altro membro del gruppo che
gli fa il controcanto urlando, un figo da paura,
che si chiama Ed. Ma non è quello della foto qui sopra,
che è il Maestro Thom Yorke.
Vabbè.
Toh, ho trovato pure la foto con le parole che vi dicevo.
Siccome sono stronza ma anche simpatica,
vi lascio il link di una volta in cui Yorke
sbagliò tutta la canzone, facendo ridere ed emozionare
i suoi ascoltatori ugualmente.
Le volte in cui dice SHIT non si contano.
Lui è un perfezionista, quindi questo video è 
una RARITA’.

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Sai ascoltare?

Senti qua, è un brano di Gerhswin, lo conosci?
No.
Ascoltalo.
Mmh.
E questo? E’ il famoso Rach 3, uno dei concerti per pianoforte
più belli e difficili di sempre.
Mmh.
L’hai sentita la nuova canzone dei Negramaro?
Eccerto, non passano altro alla radio, ormai la so a memoria.
°°°
Ascoltami, è importante.
Sì.
Sto male in questi giorni, sono molto nervosa.
Perché?
Bla bla bla…
E allora tizia e caia che devono dire?
E allora vuoi lavorare o imparare?
Vuoi fare altri stages?
Vai al punto!
Insomma posso aiutarti?
Hai fretta di finire la nostra conversazione?
Sì, vorrei guardare i risultati delle partite di calcio su 
cui ho scommesso e poi non ho voglia di parlare.
E’ tutto il giorno che parlo per lavoro.
Saper ascoltare è roba da pochi. L’attenzione 
all’ascolto, è una qualità rara.
C’è stato un momento che ero così presa da me
che avevo paura di non riuscire più ad ascoltare
gli altri. Per fortuna ce la faccio ancora.
Ah, l’ultima conversazione riportata non me 
la sono inventata io, eh? L’ho sentita,
parola per parola.
Diffidate, fuggite da chi non sa ascoltare,
il 90% delle volte è ottuso;
il 50% egocentrico o egoista;
il 30% intransigente.
E difficilmente saprà ascoltare il vostro corpo a letto.
It really doesn’t sound good.

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Quando te lo dice un gay, le dichiarazioni di Rupert Everett

Avete letto delle dichiarazioni di Rupert Everett?
Avevo appena finito di vedere Il matrimonio del mio migliore amico,
quando mi sono imbattuta nell’articolo di Repubblica.
A quanto pare Everett, famosissimo attore gay,
è dell’idea che non c’è cosa peggiore che avere due padri gay.
Voi che ne pensate?
E’ importante, perché è uno di quegli argomenti così
delicati che ognuno ha la sua opinione e va rispettata.
Mi ha fatto effetto, perché in genere un gay difende le posizioni
che gli sono proprie e non ho mai sentito un omosessuale
dichiarare una cosa simile, contro i propri interessi, peraltro.
A parte questo, sono assolutamente d’accordo con Everett.
Non sono mai stata omofoba, anzi…ricorderete i miei due amori
gay…due uomini meravigliosi;
parlo per quella che è stata la mia esperienza, che mi ha segnata
e ha influenzato il mio modo di vedere le cose.
Pur vedendolo spesso, mio padre non ha mai vissuto con me;
sono cresciuta con mamma e nonna, da piccola dicevo di avere due mamme;
alle elementari, mi sembrò di essere un po’ stramba,
perché tutti avevano mamma e papà, a casa, e io no.
Sentivo chiaramente di non avere una famiglia “normale”,
tanto che cominciai a sentirmi con la pelle di un colore diverso
dagli altri bambini, complice pure una maestra idiota che mi assegnò
come compagna di banco l’unica bambina coi genitori separati
che fosse presente su 25, dico 25 bambini.
So molto bene cosa vuol dire avere due persone dello stesso 
sesso che vivono con te. Sono poche le cose che mi sono
mancate e di certo non mi è mancato l’amore,
ma mi è mancata la sensazione di essere alla pari 
con tutti gli altri. Mi sono sempre sentita di avere qualcosa
in meno rispetto ai miei compagnetti.
Questo è il motivo per cui penso che sarebbe l’ideale
per un bambino, avere la figura materna e quella paterna.
Non vuol dire che è la perfezione, non vuol dire che 
è una garanzia, né che due gay non darebbero
la giusta dose d’amore e sicurezza.
Dico solo che la sensazione della diversità,
della manchevolezza, non è bella per niente.

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Sexy come una Pin Up

Quando Photoshop non c’era.
Ma c’era Gil Elvgren, come sottolina un articolo
che potete leggere qui.
Da foto come quella di sinistra, Elvgren traeva spunto
per i coloratissimi disegni delle Pin Up che hanno fatto la 
storia di pubblicità come quella della Coca Cola.
Sono entrate nell’immaginario della donna sensuale,
per sempre.
 
Per chi non lo sapesse, il primo sfondo del mio 
blog è stato una colonia di pin up della Lucky Strike.
A volte le pubblicità anni ’50 non erano il massimo,
legate com’erano alla figura della donna come angelo della casa,
ma le Pin Up di Elvgren hanno qualcosa di diverso.
Sono civettuole, sembra che non sappiano quanto
sono sensuali, che non si rendano conto di avere delle gambe
perfette, dei seni che a me fanno venire l’acquolina in bocca
e delle labbra tutte da baciare.
Hanno splendide curve, il loro canone di bellezza è equilibrato.
Sono anche discretamente e piacevolmente zoccole, si direbbe.
Mi fanno venire una voglia di reggicalze…
di portarlo così, come loro, sempre in bella mostra,
con le cosce di fuori e una gran voglia di aprirle bene
per il tipo giusto.
Amen.

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