Lo schema della donna rifatta

Un mio amico sui quaranta si chiede il motivo
del suo cliché della donna siliconata.
Belle, porche, un tantino volgari e irrimediabilmente artefatte
sono le sue donne da anni a questa parte.
L’ultima è madre separata, come lui, padre separato.
Ha le sopracciglia tatuate un centimentro sopra quelle naturali,
che non esistono più, le labbra con un filo leggero di silicone e lipstick,
il naso rifatto, una curva alla francese,
le tette rifatte.
Ma perchè, cazzo?
Sarà almeno la terza donna con cui si mette che ha queste caratteristiche.
E non ci sarebbe niente di male, se non fosse che
il tizio in questione continua a dire che l’ideale sarebbe una donna
acqua e sapone come me.
“Il gioiellino”, mi chiama.
Un sabato mattina mi ha detto:
“Non hai commentato la mia ultima fidanzata…
forse non lo hai fatto per discrezione”.
E io gli ho detto che è carina ma artefatta, quindi lui mi ha 
confermato la sua contraddizione di fondo.
“Ma perché, con una ragazza acqua e sapone cosa succederebbe?”
gli ho domandato.
E lui:
“Non mi va di cominciare il sabato mattina 
con una seduta psicanalitica”.
E riattacca.
Forse non gli va di ricordare che l’ultima volta che ne ha
sposata una poi ha divorziato.

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Amori on line

Vi siete mai innamorati on line?
Forse innamorarsi è una parola grossa…ma di sicuro,
se avete avuto modo di confrontarvi con delle persone
qui in rete, vi sarà capitato di provare un’attrazione 
fortissima per qualcuno che non sapete neanche com’è
fatto, semplicemente perché vi va a genio quello che scrive.
Beh a me è capitato.
Stavo con un ragazzo da un paio d’anni e l’amore si era
trasformato in qualcos’altro che non so.
Sono ancora profondamente legata a lui, ma non ne ero più
innamorata, quando ho sentito forte l’attrazione per un altro ragazzo.
Poche foto, qualche chiacchiera in chat e tantissimi messaggi on line
 sui temi più disparati, dal sesso alla musica.
Avevamo una sintonia pazzesca.
Quando sento questa canzone dei Foo Fighters non posso non 
pensarlo perché quello che ho provato era desiderio allo stato puro,
una curiosità che mi faceva contorcere, struggente.
Mentre ero col mio ragazzo pensavo a lui, ascoltavo questa canzone
in macchina e pensavo a lui; avevo voglia di cambiare strada
e attraversare lo spazio che ci separava – chilometri e chilometri –
per vedere com’era, per farci l’amore, solo una volta, per
sapere se davvero tutta quella complicità fosse 
fisicamente possibile con uno sconosciuto.
Ed era primavera, come adesso; i tramonti tiepidi sul 
mio parabrezza, come adesso.
E mi sentivo una merda.
L’ho incontrato prima di sapere quanto l’avrei desiderato. 
Una volta soltanto.
Senza che succedesse nulla tra noi, ma sapevamo benissimo dove avremmo voluto essere.
Il desiderio si è amplificato per mille volte, ma non eravamo soli
e questo ha evitato che cornificassimo i rispettivi partner.
Ma il ricordo più bello legato a lui e a questa canzone
è proprio quello che ho provato, l’ardore della curiosità,
mista al desiderio del suo corpo, quella morsa allo stomaco 
che mi portava ad isolarmi ed ascoltare le canzoni che ci piacevano
e che sapevamo essere la descrizione perfetta di quello che provavamo.
 Sapevo che a letto avevamo gli stessi gusti.
Gli piace guardare negli occhi la sua donna,
mentre fa l’amore.
Sempre. 
E sembrava che quest’album parlasse di noi, dopo Everlong c’è
Walking after you che dice:
I cannot be without you
matter of fact
Ooh
I’m on your back
Another heart is cracked
in two
I’m on your back
oh

 

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L’amore in un’altra lingua

C’è di là il mio coinquilino con la sua ragazza francese.
Parlano entrambi in inglese…come si sente che viene dalla Francia,
anche se parla in inglese il suono delle vocali è quello…
Io sono qui in camera, davanti al pc,
e mi chiedo cosa possano percepire l’uno dell’altra se parlano
due lingue diverse.
Non fraintendetemi, coi gesti, con gli occhi, ci si può capire 
anche senza dire una parola, ma nella propria lingua si hanno più possibilità
di far capire meglio le sfumature dei propri sentimenti,
a descriverli fino in fondo, non è come accennarli in una
lingua che non è la propria…parlo da laureata
in lettere, la mia sarà forse una deformazione.
E’ anche vero però…che per quanto si parli la stessa
lingua a volte non ci si riesce a capire comunque .
Avranno un loro codice, dei jokes, degli scherzi
tutti loro come qualsiasi coppia…
è bello immaginarli così.
Poi ovviamente interviene la parte maliziosa
che è in me che si chiede prosaicamente
in quale lingua geme lei a letto.
Io preferirei il francese mille volte.
Oui, oui, come un sospiro…mi si potrebbe
dire qualunque cosa in francese, tanto non lo parlo mica bene,
verrei pure se si elencassero una serie di vegetali.
Ma come siete prevedibili, avete votato perché scegliessi un 
video in cui si veda una bella pecorina. :))
Ok, mi dò da fare.

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