Ti lavo io

Mi spogli piano, come fossi una bambina, prima la camicetta, poi la gonna… i vestiti cadono sulle mattonelle del bagno, i miei e i tuoi uno sull’altro sembrano fare l’amore sul pavimento.

Entri anche tu nella doccia, l’acqua scorre sui nostri corpi lavando via la fatica e il sudore di una serata piacevole ma afosa… prendi la spugna e cominci ad insaponarmi il collo, poi scendi sul seno e risali… io piego la testa e mi lascio risciacquare dall’acqua tiepida… ora mi giri, la spugna scivola dalla schiena al solco tra le natiche dove insiste più a lungo… avverto le tue dita che mi sfiorano, scorrono liquide come l’acqua tiepida, umide dei miei umori… mi apri, allarghi la mia rosa di carne infilandone dentro uno… poi due… poi percepisco la tua cappella dura farsi strada … lentamente…. Appoggio le palme sulle mattonelle bagnate mentre tu affondi dentro di me.

Chiudi l’acqua ora, voglio ascoltare il suono dei nostri corpi

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

Continue reading

Se il passato ci insegue…

possiamo far sì che resti dov’è? 
O dobbiamo per forza aprir sempre quella porta per lasciarlo entrare?
Voglio dire, se il passato tende a bussare alla mia porta sta a me lasciarlo fuori.
Se ritorna indisturbato vuol dire che io gli ho dato l’agio di farlo, gliene ho fornito la possibilità. 
E’ inutile fare le vittime, se vogliamo, possiamo accettarlo, in tutte le sue forme e poi lasciarlo andare…o buttarlo fuori a calci.
No?

Continue reading

Stupido desiderio femminile

Quello dell’unicità, per il proprio uomo.
La possibilità che lui abbia occhi solo per noi, senza apprezzamenti a voce alta sulle altre donne.
Solo tu sei bella, solo tu sei quella che voglio, solo tu mi fai eccitare così; guardo gli altri, ma sei tu l’unica che vedo davvero, perché per me ci sei solo tu.
Ok basta con queste frasi bimbominkiose.
Desideri irrealizzabili.
Proprio.

Continue reading

Racconto di sesso e sperma

racconto erotico sesso sperma

Un bellissimo racconto, di sesso puro, dove c’è lo sperma e c’è il sangue. Un racconto che dovrebbe piacere ai lettori di questo blog, che in effetti stanno diventando ogni giorno più numerosi. Grazie a tutti, cari amici, e se vi piace questo blog fatelo conoscere anche ai vostri amici e conoscenti, metteteci dei link, insomma aiutatemi a diffonderlo!

Andrea era tornato a casa dopo 5 anni di studi negli Stati Uniti. 5

anni sono molti, a volte possono essere pure troppi, specialmente così

lontano da casa, ma una borsa di studio al MIT non era una cosa da

tutti i giorni.

Provò un particolare piacere nel rivedere le case, i viali e persino

gli alberi di dov’era nato, ma la sorpresa maggiore fu rivedere sua

sorella Marina, l’aveva lasciata tredicenne, poco più che bambina ed

ora la ritrovava fatta già donna.

L’accoglienza a casa fu molto calorosa e ad Andrea riaffiorarono tutti

i ricordi, vissuti tra quelle pareti, della sua infanzia e della sua

adolescenza.

La cena assieme ai genitori e alla sorella fu contornata da racconti

di come aveva vissuto quel lungo periodo statunitense: i luoghi, le

persone, i fatti.

Terminato il desinare, Marina chiese al fratello se l’indomani mattina

l’avrebbe potuta accompagnare a Milano ad isciversi all’università. La

risposta ovvia e senza esitazioni fu:

– Non c’è problema –

L’indomani partirono insieme per Milano, Andrea accompagnò la sorella

presso la segreteria universitaria, quindi, effettuate le pratiche per

l’iscrizione, i due pensarono bene di approfittare del fatto d’essere

a Milano per andare a fare un giro per i negozi del centro.

Giunti in galleria, cominciarono a guardare un po’ di vetrine. Essendo

i due attirati da argomenti differenti, ben presto si divisero. Andrea

stava fissando un paio di mocassini che sembravano fare al caso suo,

quando l’ombra di una figura femminile riflessa nello specchio attirò

la sua attenzione.

Un corpo sinuoso, capelli lunghi e neri; questo era quello che Andrea

aveva scorto e appena percepito. Si scostò un po’ più in fianco, quel

tanto che gli permettesse di reinquadrare nello specchio quella

figura.

Anche la ragazza stava facendo altrettanto, probabilmente era rimasta

colpita dal fisico atletico e muscolo di Andrea, riconosciuto

unanimemente per un bel ragazzo. Era soprannominato il corpo, perché

in paese le ragazze dicevano che avesse il più bel corpo maschile che

si fosse mai visto. Alto quanto basta, muscoli definiti in un fisico

asciutto. Durante l’adolescenza quando andava a correre per le strade

di campagna gli sguardi delle donne nei suoi confronti erano di chiara

concupiscenza e il togliersi la maglietta allo stadio, alla fine delle

partite di calcio, era diventata una richiesta esplicita del settore

femminile degli ultrà.

Andrea volle gustarsi quella visione e cominciò la sua esplorazione

visiva dal basso. Ecco le gambe, flessuose, la minigonna, il ventre

piatto, l’attaccatura del seno che s’intravede al di sotto del top, il

lungo collo contornato dai riccioli neri dei capelli, le labbra rosse

e carnose e gli occhi neri, profondi fissi dentro il suo sguardo.

Andrea rimase così qualche attimo, anche se a lui parvero dei minuti.

Occhi fissi negli occhi e dentro di sé un turbamento, quasi che quello

specchio si fosse infranto di colpo in mille pezzi spaventandolo per

l’evento inaspettato.

Si giro lentamente verso quella ragazza, ancora intorpidito da quella

visione e disse:

– Marina se hai fame andiamo a prendere qualcosa in un bar. –

Anche Marna da parte sua era un bel pezzo di figliola, non c’era

maschio che potesse esimere dal seguirla con lo sguardo quando passava

per strada e lo stuolo dei pretendenti che la cingevano d’assedio era

immenso. Dove passava, faceva vittime.

Entrarono nel primo bar che incontrarono nel loro cammino e si

sedettero ad un tavolino appartato in un angolo del locale. Ordinarono

dei tramezzini e qualcosa da bare. Mangiarono e bevvero seduti uno di

fronte all’altra, sempre con gli occhi fissi uno in quelli dell’altro.

– Scemo è tua sorella! –

Continuava a pensare dentro di sé Andrea.

Durante il viaggio di ritorno gli occhi dei due fratelli spesso

scrutarono le forme dell’altro, con un’intensità ed un’ansia ben al di

fuori del normale.

Mentre Marina saliva le scale, gli occhi del fratello rimasero fissi

sul suo sedere che gli ondeggiava davanti.

– Dio che bel culo! –

Pensò, trattenendo a stento l’istinto di allungare le mani

Nei successivi tre giorni Andrea si dedicò molto ai colloqui di lavoro

che aveva in programma, tentando in tal modo di stare il più possibile

lontano da casa, per evitare d’incrociare la sorella, nonché portare

la sua mente su pensieri differenti dal corpo di Marina.

A pranzo e a cena teneva sempre lo sguardo basso e, per togliersi

dalla testa e quell’immagine, aveva telefonato alla sua ex.

Col pretesto del come stai, dopo il solito – Ti vedi con qualcuno? –

l’aveva invitata ad uscire per quel sabato sera.

– Tanto per raccontarcela un po’, un pizza in discoteca se ti va e

poi a casa. –

Dopo una settimana di sonni disturbati, di sogni tormentati dalla

presenza della figura di sua sorella, Andrea quel sabato sera sapeva

che finalmente avrebbe potuto distrarsi o almeno così sperava.

Passato a prendere a casa Sabrina s’accorse che, anche se erano

trascorsi 5 anni, lei era esattamente come la ricordava, soprattutto

lo sguardo carico ancora di affetto e dolcezza; dopotutto s’erano

lasciati per modo di dire, nel senso che erano rimasti dell’idea di

ritenersi liberi per evitare che la lontananza portasse cambiamenti al

loro rapporto e che uno dei due poi ne avesse a soffrirne.

All’uscita della pizzeria Sabrina era già con la testa abbandonata

sulla spalla di Andrea e finalmente la figura di Marina sembrava

essere stata cancellata dai suoi pensieri.

In discoteca i due s’erano lasciati andare, inizialmente qualche

bacio, quindi un po’ di petting sui divanetti. Fu solo il sentire la

loro canzone a distrarli e richiamarli in pista per i lenti.

Ad un certo punto, nella sequenza delle musiche il DJ selezionò

Careless whisper degli Wham, non era ancora iniziata la parte vocale

di George Michael che, sulle prime note della canzone, dal buio della

sala, emerse inconfondibile la voce di Marina.

– Scusa Sabry, mi presti il fratellone per questo ballo? Sai il mio

ragazzo è a militare e non è divertente ballare i lenti da sola. –

Sabrina ovviamente acconsentì andandosi a sedere su un divanetto.

Andrea la vide scomparire nel buio della sala, ma il suo sguardo

sembrava quello di uno che, caduto in mare, veda la nave su cui era

allontanarsi all’orizzonte, lasciandolo lì abbandonato in mezzo

all’oceano.

Il suo respiro si fece di colpo pesante ed imbarazzato, mentre la

sorella gli cingeva il collo con le braccia. Fece allora un timido

tentativo di scostarsi, ma Marina serrò la presa.

Poteva sentire sul torace il contatto del suo seno ed erano

perfettamente percepibili le punte rigide dei capezzoli.

Andrea era un palo, le braccia lungo i fianchi, immobile ed

insensibile al ritmo della musica.

Marina allora gli prese le braccia portandosele all’attaccatura della

vita.

– Sarai anche un gran atleta, ma sei un pessimo ballerino! –

La realtà dei fatti era che il cazzo gli era diventato duro e voleva

evitare che la sorella notasse il fatto nel peggiore dei modi.

Difatti lei se ne accorse subito e, provocatoriamente, iniziò a

strusciare il suo pube su quel pezzo di carne ormai rigido.

Ora il respiro di entrambi era pesante.

Il ritmo della danza li aveva sciolti, Marina giocherellava con i

capelli di Andrea e le mani di lui erano ormai scese sui glutei di

lei.

Sabrina, ormai lontana, avvolta dal buio, non poteva vederli; anche

perché Marina aveva decisamente puntato verso una colonna posta

all’altra estremità della sala.

Ormai aveva messo il fratello con spalle a quella superficie, non

lasciandogli più spazio per arretrare, cosicché ora poteva strusciarsi

con tutto il corpo. Andrea sentiva il cuore battergli dentro le tempie

e un nodo in gola quasi che il cazzo gli si fosse conficcato sul pomo

d’Adamo tanto era diventato duro.

Finito il ballo, Andrea salutò la sorella staccandosi in maniera

brusca e dopo aver scartato di lato, si diresse con passo veloce verso

Sabrina. Un rapido scambio di parole, alcuni cenni per chiarire ciò

che la musica nuovamente ad alto volume aveva soffocato e i due

uscirono, precipitosamente, dalla sala mano nella mano.

A seguirli lo sguardo soddisfatto e truce di Marina.

Poco fuori dalla sala da ballo, nella radura che costeggiava il

parcheggio, Andrea si fermò all’improvviso.

Afferrata la testa di Sabrina, affondò la sua lingua nella bocca di

lei, ma non con dolcezza, piuttosto con rabbia; quindi, mentre la

stava baciando, estrasse dai pantaloni quel pezzo di carne ancora duro

che anche adesso lo stava tormentando.

Le sue mani cominciarono a spingere inequivocabilmente la testa di

Sabrina verso il basso e il suo respiro era ora un ansimare pesante.

La ragazza si trovò così a tu per tu con quel cazzo incredibilmente

turgido e paonazzo, anelante una giusta risposta a tanta tensione.

Senza fiatare, Sabrina cominciò a lavorare di bocca, senza particolari

problemi o rimostranze per il gesto certo poco raffinato con il quale

Andrea la riportava ad un’intimità che ormai era lontana 5 anni.

Guardò un attimo verso l’alto, quasi a voler ricevere conferma che il

ritmo impresso fosse giusto, ma incrociò solo uno sguardo assente.

Andrea continuava ed essere scosso nella testa e nelle carni dal

continuo agitarsi ossessivo, non solo della figura della sorella, ma

anche di quel sordido piacere che aveva provato nel contatto dei loro

corpi.

Sentendo il cazzo pulsare, Sabrina fece il gesto di scostarsi, ma,

quasi anticipata nell’intenzione, si sentì afferrare con energia i

capelli della nuca, quindi di forza fu costretta a muovere la testa

avanti ed indietro, mentre Andrea muovendo i fianchi la scopava in

bocca.

Un abbondante fiotto di sperma riempì ben presto la bocca di Sabrina.

Col cazzo in bocca oltre a quanto lei avrebbe mai introdotto, non

riuscì ad inghiottire tutto, con il risultato che il liquido cominciò

a fuoriuscirle dalle labbra, macchiandole la maglietta.

La cosa non era piaciuta a Sabrina, che mai era stata trattata da

nessuno come un oggetto; ma Andrea sembrava in preda ad una

possessione.

Il suo cazzo, malgrado avesse eiaculato, non accennava ad allentare lo

stato di erezione.

Fu un attimo quello che passò tra l’esser inginocchiata ai piedi di

Andrea, tentando di dire qualcosa, e il sentirsi sollevare

improvvisamente da terra, quasi fosse una piuma.

Sorpresa da quanto stava accadendo, percepì due mani rapide affondare

sotto la minigonna, frugare tra le mutandine, afferrare dai due lati

la parte centrale delle stesse e, con un solo strattone, aprirle in

due lasciandole scoperti l’ano e la passera.

Quelle due stesse mani le afferrarono con forza i glutei,

spalancandoli.

Medio e indice di entrambe le mani scivolarono fino al forellino

dell’ano e, divaricandosi, lo tennero spalancato.

Sabrina non aveva mai avuto rapporti anali e stava chiaramente

concependo cosa le stava per accadere.

Un cazzo che le parve grosso all’inverosimile e duro come, se non più,

di un pezzo di legno le sfondò all’improvviso lo sfintere.

I tessuti ,che mai fino a quel giorno erano stati violati, dovettero

cedere all’improvviso.

Il dolore, dovuto a quel violento atto di penetrazione, le provocò un

poderoso urlo; ma il suono non fece neanche in tempo ad uscirle dalla

gola. Sbattuta sul cofano di una macchina, con il diaframma compresso

dal peso del corpo di Andrea e una mano sulla bocca, le era già

difficile respirare, figuriamoci gridare.

Per reazione Sabrina, che non poteva gridare e non riusciva a

divincolarsi, cominciò a mordere con vigore la mano di Andrea.

La maglietta, già sporca di sperma ora si stava macchiando di sangue,

come di sangue e sperma cominciavano a rigarsi le sue gambe, perché

Andrea era venuto già due volte e non accennava a fermarsi.

A Sabrina sembrava che quel supplizio non finisse mai, il rumore

ossessivo delle palle di Andrea che sbattevano su i suoi glutei,

mischiato al cigolio degli ammortizzatori della macchina, sul cui

cofano giaceva; quel trave caldo di carne stantuffato con forza avanti

e indietro nelle sue budella, i fiotti altrettanto caldi di sperma che

orgasmo dopo orgasmo le stavano riempiendo l’intestino; vinta dal

dolore, dallo sforzo e dall’umiliazione sentì i propri sensi

lentamente andarsene, perdendo progressivamente coscienza.

Malgrado la palestra, il nuoto e altri sport che Andrea praticava, era

quasi incredibile come riuscisse ormai a scoparsi il corpo esanime di

Sabrina. La reggeva con un solo braccio, mentre l’atro era ancora,

sebbene inutilmente, impegnato a zittire quel corpo privo di sensi.

Ancora più incredibile il numero di volte che eiaculò nel sedere della

ragazza, sempre continuando a scoparla, senza mai togliere la sua

verga dal retto della ragazza e, ancora più misteriosamente, senza mai

subire un calo dello stato di erezione.

Nulla di tutto questo in realtà era in quel momento nei pensieri di

Andrea, c’era spazio solo per il vestito aderente e tigrato che

fasciava il corpo della sorella, per la sensazione percepita dalle sue

dita del solco tra i glutei di lei, per la pressione che capezzoli

rigidi avevano esercitato sul suo torace, per l’alito umido e caldo

che l’aveva colpito sul suo collo, per le labbra morbide della fica

che s’allargavano sotto il vestito al contatto del suo cazzo rigido

dentro i pantaloni, per il desiderio che aveva avuto di scoparsi sua

sorella!

Quando Andrea tornò in sé si ritrovò in uno stato di spossatezza

fisica e mentale incredibile. I muscoli ed i tendini del suo corpo

erano ancora tesi, ma doloranti. La manica della sua camici sporca del

sangue che fuoriusciva dalla mano. Il cazzo, sanguinante, pieno di

lacerazioni. Il corpo di Sabrina privo di sensi sul selciato con il

sedere e le gambe imbrattate di sangue e sperma.

1.02

Era intento a ripulirla nel bagno dell’ufficio dell’azienda di suo

padre, quando il silenzio fu rotto da uno:

– Stronzo! –

Detto con rabbia, tra i singhiozzi di pianto.

Andrea tentò di trovare delle parole di scusa, ma ovviamente non ne

scovò alcuna che potesse giustificare ciò che aveva fatto.

Fu molto dolce e premuroso nel lavarla e Sabrina lo lasciò fare,

irretita dalla paura che quanto aveva subito, all’improvviso potesse

ricominciare.

I suoi vestiti, ripuliti e rammendati alla bene e meglio le furono

fatti indossare, tutto nel silenzio più assoluto.

Le mani di Andrea tremavano nel sfiorarle il corpo, quelle stesse mani

che forti e decise non avevano esitato nel violarla.

Tutta la dolcezza di cui quel ragazzo era sempre stato capace era lì

presente, quasi a sottolineare la distonia con quanto accaduto qualche

ora prima.

Sabrina avrebbe giurato d’essersi sognata tutto se non fosse stato per

le prove tangibile di quanto avvenuto. Dal dolore tremendo che provava

al retto, alle croste di sangue sulla mano di Andrea che ridisegnavano

il suo arco dentario.

Il viaggio verso casa, fu avvolto da un silenzio ancora più

imbarazzante e profondo di quello che aveva contornato l’azione di

pulizia di Andrea, rotto solo dal fragore della portiera della

macchina, che Sabrina aveva sbattuto uscendo dalla vettura.

L’indomani mattina l’umore di Andrea era di un nero profondo più di

quella notte senza luna che aveva appena trascorso.

– Come si sarebbe comportata Sabrina? Lo avrebbe denunciato? –

In cuor suo Andrea era conscio del grave peso di tutte le colpe che

aveva commesso e forse l’unico suo vero desiderio in quel momento era

il poter espiare quanto fatto.

No, non era neanche quello; perché l’espiazione non cancella le azioni

commesse.

L’unico, vero, solo desiderio era quello di poter riavvolgere il

nastro della sua vita fino a sabato sera, per tagliare e poi bruciare

quanto era avvenuto dopo.

– Se potessi farlo riavvolgerei il nastro fino a quella maledetta

mattina a Milano! –

Non aveva chiuso occhio, turbato da una notte di incubi, sogni in cui

Sabrina e Marina si confondevano continuamente, in un’incertezza tra

stato d’incoscienza e tragica realtà vissuta.

Quando Marina entrò in cucina non poté evitare di vedere gli occhi,

torvi e tristi, del fratello; lo sguardo perduto nel vuoto. Anche il

corpo, seduto mollemente sul bordo del caminetto, tradiva il disagio

in cui stava versando.

– Fratellone cos’è che ti turba, hai litigato forse con Sabrina?

Eppure mi sembravate di nuovo così affiatati ieri sera? –

Dicendo questo, Marina s’era seduta in braccio al fratello.

Un attimo dopo il cazzo di Andrea già premeva duro sul sedere della

sorella.

Qualsiasi tentativo di evitare quella reazione era stato vano, il pene

ormai era privo di ogni controllo razionale e, in piena autonomia,

decideva cosa fare.

Questa volta Andrea non si sentì imbarazzato, aveva capito che alla

sorella la cosa piaceva.

Marina cominciò a dondolarsi, lasciando roteare leggermente i fianchi,

in questo modo i suoi glutei si allargavano e stringevano accarezzando

tra i vestiti il nervo rigido del fratello.

Andrea, senza nemmeno rendersene conto, le stava accarezzando il

ginocchio e, lentamente, la sua mano risaliva l’interno coscia per

accarezzarla sempre più su.

Le dita erano orami sull’orlo delle mutande, quando l’ingresso

improvviso della madre interruppe quel silenzioso armeggiare.

Andrea, riportato bruscamente alla realtà, si alzò e si diresse verso

camera sua.

Disse, con tono freddo e distaccato, che doveva sbrigare della

corrispondenza e che lo lasciassero solo.

Dopo aver fatto collazione, comunque, la sorella lo raggiunse.

Come suo solito, Andrea era seduto sul pavimento, spalle all’armadio,

intento a leggere le risposte ai curriculum vitae che aveva inviato.

Marina gli si sedette di fronte, tentando di incrociare gli sguardi,

ma Andrea lo teneva basso sulle lettere che stava esaminando; allora

Marina portò il suo pube a contatto con quello del fratello,

incrociando le gambe di questi con le sue.

L’uccello di Andrea era ancora in stato d’eccitazione, Marina sorrise

soddisfatta.

– Allora cos’è che hai? –

Andrea cominciò a parlare a smozzichi e bocconi della sera prima, di

quello che era accaduto con Sabrina, di come insomma l’aveva posseduta

con la violenza.

Tutto il racconto risultò, seppur frammentato per i silenzi, molto

curato nei particolari, a parte il non accennare alla causa

scatenante: lei, sua sorella!

Il respiro di Andrea s’era fatto pesante, sia per i ricordi, sia per

il cazzo che ormai gli pulsava, prigioniero dentro i blue jeans, ai

limiti dell’eiaculazione.

Marina se ne rendeva conto, per questo lo tormentava con quel continuo

strusciare del suo pube, sebbene anche lei con tutto quel aprirsi e

chiudersi delle labbra aveva ormai le mutande fradice dei propri

umori.

– Senti, senti che maialino è il mio fratellino! –

Marina aveva seguito il racconto con chiara eccitazione.

La maglietta di Andrea nel frattempo s’era infradiciata di sperma,

perché tutto quello strusciare alla fine aveva prodotto le sue logiche

conseguenze.

Per togliersi da quella situazione sgradevole e piacevole allo stesso

tempo, disse alla sorella che andava a farsi una doccia, adducendo

come scusa che doveva uscire. Forse però era vero, aveva bisogno di

prendere una boccata d’aria.

Andrea, per trovare un po’ di sollievo e relax, fece una doccia

bollente, anche se in realtà forse aveva bisogno di una doccia fredda.

Ben presto il bagno fu invaso da una nebbia di caldo vapore. Le pareti

di ceramica gocciolavano quasi sudassero in conseguenza di chissà

quale immane fatica.

Fu proprio tra i fumi prodotti dalla doccia, che emerse ad un certo

punto la voce di Marina.

– Andrea sei ancora qui? Fai in fretta perché vorrei farmi anch’io la

doccia, che mi devo cambiare ed andare via. –

La sorella indossava solo un baby doll di tulle verde,

semitrasparente. Era possibile intravedere nella sua completezza: il

suo splendido seno abbondante, le larghe aureole marroni dei

capezzoli; le curve sinuose dei fianchi; il ventre piatto con al

centro l’ombelico; la corta peluria nera ed irsuta del pube; la forma

slanciata delle sue due stupende gambe affusolate.

La risposta di Andrea a quella visione non si fece aspettare.

Preceduto da un pesante ansimare, le fu presto alle spalle e le sue

mani piombarono sui seni, per accarezzarli, stringerli, strizzarli.

Marina percepì chiaramente il pene eretto del fratello contro il suo

corpo e, allorché si voltò, vide solo due poderosi pettorali

estremamente vicini alla sua faccia. Senza scarpe con i tacchi la

differenza di statura tra i due era rilevante.

La nebbia di vapore, il modo improvviso di comparire, li fece sembrare

gli occhi di una creatura della notte. Marina si sentì trasalire,

scossa dalle sensazioni delle mani sul seno, del contatto con il pene

caldo e duro, dall’odore che il petto del fratello emanava. Odore di

maschio. I fenormoni le entravano nelle narici per scendere fino al

suo sesso, facendolo pulsare ed aprire, come fosse un fiore ai primi

raggi di sole dell’alba.

Le mani che sino ad un attimo prima le stringevano i seni, ora erano

scese su i suoi glutei.

Caldo ed umido era giunto il contatto di labbra sul collo; seguito dal

rigido stringere dei denti dediti a piccoli morsi.

Nel mentre, sul ventre, le premeva un’asta di carne calda

all’inverosimile.

Il corpo di Marina reagì istantaneo a tutti quei stimoli, Andrea

poteva percepire il ruvido da pelle d’oca della sorella, il respiro

spezzato dai singulti dell’eccitazione, l’odore degli umori che dal

sesso saliva ora alle sue narici.

La sollevò di peso, fino a portarla sullo stipite della porta e,

sempre tenendola sollevata da terra, fece scivolare le mani da dietro

i glutei fino alle labbra della vagina, gli anulari allargarono di

quel tanto le labbra, quindi, con un colpo deciso, le infilò il cazzo

fino alle palle.

Marina trasalì, mai aveva percepito in sé un sesso maschile tanto

duro, i suoi tessuti interni lo percepivano come un tronco nodoso, le

vene sembravano il prodotto di un’intarsiatura, degli altorilievi

prodotti da mano umana e non dalla natura.

Poteva percepire, attraverso il torace del fratello, il ritmo che il

cuore di questi aveva preso; passato dal lento battito d’atleta a

quello ossessivo dell’eccitazione ed il crocefisso della collana

saltava letteralmente spinto dai battiti del cuore.

Andrea non era cosciente di dov’era, cosa stesse facendo, con chi

fosse. Le pareti della stanza stavano roteando veloci intorno a lui,

nel cervello il battito veloce del cuore a soffocare ogni altro

rumore, fisicamente la sensazione di essere al limite di un infarto.

Stantuffò in lei finché le forze non lo abbandonarono, come un automa,

in maniera meccanica. La testa svuotata da ogni pensiero e il suo

cazzo a gestire finalmente in maniera autonoma il corpo.

La stanchezza cominciò infine ad avere la meglio su di lui e, non

riuscendo più a reggere il peso della sorella, cominciò a scivolare

verso il pavimento.

Era venuto parecchie volte e il cuore dentro la cassa toracica gli

sembrava esplodere, ma il suo pene non ne voleva sapere di allentare

la presa; era sempre duro come un trave ed il cervello, ormai

sconfitto, non riusciva più a prendere il controllo del corpo per

accennare una reazione.

Ormai a terra esanime, ma con il cazzo ancora granitico, si trasformò

da scopatore in scopato, perché sua sorella, in preda ad uno stato di

eccitazione incontrollato, l’aveva cominciato a cavalcare.

Gli orgasmi a turno dei due si susseguirono furiosi ed intensi. Il

respiro pesante di lui attraverso il setto nasale rotto lo faceva

sembrare una locomotiva, mentre i gemiti di lei raggiungevano toni

così acuti da sembrare degli squittii di un delfino.

La cosa incredibile era che nessuno dei due in realtà aveva percezione

cosciente di quanto stava accadendo.

Andrea ormai era stravolto più dal dolore che dalla fatica. Gli pareva

che il cazzo stesse andando in fiamme, arrossato dalla sera

precedente, caldo all’inverosimile, era ormai privo di lubrificazione

per l’incapacità dei tessuti della sorella di produrre muco in

quantità sufficiente a quel prolungato ed intenso rapporto.

In preda alla furia di sua sorella, ormai sentiva gli orgasmi arrivare

sotto forma di puro dolore: delle fitte intense alle gonadi; le quali,

ormai spremute in tutto e per tutto, non avevano più nulla da dare o

secernere.

Anche Marina stava provando dolere e piacere insieme, le pareti

interne della fica prosciugate dai propri umori, parevano essere

diventate di carta vetrata ed il cazzo del fratello una raspa che la

stava alesando la vagina.

Eppure entrambi stavano godendo come mai gli fosse accaduto prima.

Quando Andrea si riprese da quello stato d’invasamento, una profonda

sensazione di frustrazione lo pervase, non gli era mai capitato prima

di quei giorni di perdere sino a quel punto il controllo del proprio

corpo e la cosa non gli piaceva.

Si staccò dalla sorella dandole un bacio sulla guancia, il cazzo

ancora duro, quindi si diresse velocemente nella sua stanza a vestirsi

per poi andare da Sabrina a … scusarsi?

Spiegare cosa, come e perché era successo quel che era successo?

Bhe andare, ci doveva andare… parlare avrebbe dovuto parlare… cosa

avrebbe detto o fatto?

Cosa sarebbe potuto accadere poco gli importava. Ormai, peggio di

così, non poteva andare: aveva violentato la sua ex, s’era appena

scopato sua sorella!

1.03

Spesso si dice che basta un solo tonfo nel fango per distruggere la

gloria relativa a quanto di buono si è fatto nella vita; ma per una

volta, fortunatamente, non era stato così.

Alla rabbia, l’umiliazione ed il dolore della sera prima, Sabrina

aveva sovrapposto gli anni di dolcezza, amore ed affetto che c’era

stato tra loro due e, per prima ,voleva una spiegazione razionale di

quanto accaduto.

Un incubo notturno da scambiare per un sogno, se il dolore delle carni

lacerate non le testimoniasse che s’era trattato di dura realtà; ma,

se a caldo avrebbe desiderato solo vedere Andrea morire tra atroci

sofferenze, adesso, a freddo, voleva capire come era potuto accadere

una cosa simile.

Andrea trovò così orecchie disposte ad ascoltare, non ci fu perdono,

ma perlomeno chiarimento.

Sabrina comprese, capì, ma non perdonò; per cui quello fu praticamente

l’ultima volta che i due si videro o perlomeno si parlarono; per il

resto della loro vita la parola più lunga che scambiarono fu:

– Ciao. –

La sera, quando Andrea rincasò per cena, annunciò alla famiglia che si

sarebbe trasferito; aveva avuto una buona offerta di lavoro a Torino e

già il giorno dopo si sarebbe recato in quella città per trovare casa.

Marina era letteralmente sconvolta, si alzò dal tavolo in silenzio e

se ne andò in camera sua senza tenere compagnia alla resto della

famiglia che guardava la televisione.

– Sai ti è tanto affezionata, gli sei mancato tanto mentre eri in

America! –

Si sentì dire da sua madre.

Nei successivi tre giorni i due fratelli non si scambiarono nemmeno

una parola.

Il Lunedì Andrea partì per Torino, quindi il venerdì sera della

settimana successiva ritornò, salutò i genitori dicendo che non si

fermava a mangiare; andava a giocare a calcio con gli amici.

Rincasò alle 22:30, i suoi non c’erano erano andati al teatro gli

spiegò Marina.

– Hai tutti i capelli bagnati, ti vuoi prendere un malanno? –

Gli prese la mano e lo condusse in bagno, quello stesso bagno in cui

una settimana prima circa avevano avuto il loro primo rapporto; da

allora non s’erano più parlati, né avevano mai accennato a quanto era

accaduto.

Adesso erano uno di fronte all’altra. Andrea seduto sul bordo della

vasca da bagno e Marina in piedi con l’asciugacapelli tra le mani.

Andrea ruppe il silenzio.

– Marina io e te dobbiamo parlare. È accaduto qualcosa per cui non ti

sento più come una sorella. Ti desidero come non ho mai desiderato

nessuna altra donna. Per cui ti prego, non toccarmi, non sfiorarmi,

anzi stammi il più lontano possibile. –

Lo sguardo di Andrea era fisso sul seno della sorella che, coperto dal

corto top nero, spesso debordava quando lei alzava le braccia, facendo

spesso intravedere l’aureola del capezzolo; inoltre i pantaloncini da

ciclista, talmente aderenti da non lasciare spazio alla fantasia per

immaginare cosa celassero, non riuscivano a trattenere al loro interno

l’odore di dona che avrebbero dovuto racchiudere.

I pantaloncini da calcio fecero ben preso trasparire lo stato di

eccitazione di Andrea infatti il glande rosso paonazzo ormai era

fuoriuscito da un lato.

La sorella si sedette in braccio a lui per meglio asciugarli i

capelli.

– Marina ti ho detto ti prego! Non toccarmi, ti prego…-

Automaticamente le sue mani cominciarono ad esplorare il contenuto

degli aderentissimi pantaloni elastici da ciclista.

L’indice della mano destra cominciò a giocherellare con l’interno

dell’ano, ben presto lo seguirono il medio ed l’anulare.

La mano sinistra aveva sollevato il top, scoprendo un seno cosicché il

capezzolo fu presto preda della sua bocca.

Marina rispose con un debole e poco convinto

– No ti prego… –

Quel no non era per nulla una negazione, perché nel frattempo con la

sinistra stava accarezzando gli addominali del fratello che, tesi allo

spasmo, pulsavano ritmicamente ad ogni contatto.

L’asciugacapelli cadde ben presto a terra. Andrea stava mordendo il

collo della sorella, mentre le mani di Marina ormai scivolavano

frugando lungo gli addominali fino allo scroto.

La mano sinistra di lui intenta a carezzarle i seni, la destra con il

pollice nell’ano e medio ed indice a contendersi il clitoride.

Marina si sentì sollevare e riporre sul pavimento, quindi percepì il

tessuto elastico dei pantaloni scivolarle sulle cosce e la bocca del

fratello affondare nel suo sesso.

Restarono così per alcuni minuti lui sdraiato su lei a leccare, e lei

a fare lo stesso con il pene del fratello fuoriuscito dai pantaloni.

Quando tornarono dal bagno trovarono i genitori appena tornati dal

teatro

– Marina devi avere hai uno sbaffo di dentifricio sulla guancia. –

– Grazie mamma lo tolgo subito. –

Il sabato mattina Andrea andò a correre, al ritorno prese da parte la

sorella e sul divano, fissandola negli occhi disse:

– Noi due dobbiamo parlare. Dobbiamo affrontare quello che ci sta

accadendo! –

Marina abbassò lo sguardo senza rispondere.

– Se tu ritieni di poterti lasciare guidare dagli ormoni, fallo pure,

ma non chiedere altrettanto a me. Stammi lontana! Te lo ripeto per

l’ultima volta non toccarmi, non sfiorarmi nemmeno, se non lo farai

allora io resto a Torino e non torno altro in questa casa! –

Per la prima volta Andrea resistette al languido sguardo della

sorella, alle forme invitanti del suo corpo, a quell’inizio di

strusciamento a cui deciso si sottrasse.

– Ti ho detto lasciami in pace!!! –

Il pomeriggio Marina andò a trovare un’amica, mentre Andrea prese la

sua bici da corsa per andare a togliersi i pensieri dalla testa

pedalando.

Sembrava tutto tornato alla normalità.

Passò un mese e mezzo, nel frattempo Marina aveva lasciato il suo

ragazzo ed Andrea era troppo preso dal lavoro per pensare ad altro.

A riportarlo a casa prima del previsto, il matrimonio della cugina,

c’era molto fermento quella mattina in casa, tutti a farsi belli per

la cerimonia.

Andrea entrò in bagno per mettersi il gel ai capelli, ma un odore lo

distolse. Voltatosi in direzione di quell’odore vide le mutandine di

sua sorella, un semplice slip madreperla. Lo afferrò delicatamente

portandoselo alle narici. Erano sporche eppure per lui profumavano,

sentendo arrivare qualcuno se le infilò in tasca.

Verso il termine del pranzo Marina doveva andarsene, stava preparando

l’esame di prescrizione all’università. Suo padre era già sul brillo,

per cui la madre insistette con Andrea perché fosse lui ad

accompagnare la sorella a casa.

Mal volentieri Andrea accettò.

I due non si parlarono per tutto il viaggio di ritorno, ma

all’incrocio della statale con il paese dove abitavano, il gesto di

svoltare permise a Marina di notare le sue mutande nella tasca dei

pantaloni del fratello.

Quando furono a casa Marina disse: – Da quando in qua rubi la

biancheria di tua sorella? –

– Un ricordo da portarmi a Torino. –

– Ti accontenti dei ricordi? La vita non dev’essere fatta di ricordi,

ma di vita vissuta! –

– Io non posso perdere la testa, il controllo, la capacità di

ragionare! Chi ha più buon senso lo deve mettere in atto! La vita non

è una corrente di fiume su cui lasciarsi andare, altrimenti troppo

tardi ti accorgi delle cascate ed è la fine! –

– Io comunque sono qui… e tu lo sai… sono qui ad aspettarti… –

I due rimasero un attimo a fissarsi negli occhi. Marina aveva due

occhi languidi da cui trapelava la frase

– Ti voglio… –

dopo un sospiro pesante e grave di Andrea, il silenzio fu rotto da un

suo

– Fan culo! –

Abbracciò la sorella con forza e la baciò con voluttà e passione.

Malgrado tutto il sesso che tra i due c’era già stato, non s’erano mai

baciati nella bocca.

Baciarsi, far scorrere la lingua di uno su quella dell’altro era ormai

l’attestare uno stato di fatto, l’acconsentire da parte di entrambi a

quella innaturale relazione.

Abbassate quindi le mutande fino alle ginocchia e posatala al muro di

casa, Andrea possedette nuovamente la sorella, lì tra il giardino e la

base delle rampa di scale.

1.04

Per Andrea arrivarono le ferie. Non solo i fine settimana, ma tutti i

giorni a casa.

Durante tutti i pranzi e le cene i piedi di Marina si divertirono a

tormentarono in tutti i modi il cazzo del fratello, il quale mangiava

senza fiatare, con lo sguardo sempre basso sul piatto.

Marina aveva smesso di vestirsi con la minigonna, ora portava sempre

gonne plissettate lunghe fino al ginocchio. Queste le permettevano il

vantaggio di non portava più le mutande.

Suo padre fraintendendo invece le aveva detto:

– Finalmente mia figlia si veste come una brava ragazza e non come una

puttana di strada! –

Con questo stratagemma ormai si divertiva a sbattere il proprio sesso

in faccia al fratello, oppure, mentre la madre lavava i piatti,

montare in braccio al fratello e scoparlo, coperti dalla gonna.

Per Andrea era un sogno ed un incubo allo stesso tempo. Ormai viveva

in perenne stato di erezione, per cui anche lui aveva smesso

d’indossare l’intimo. Era passato dai pantaloni a cerniera a quelli

con i bottoni perché le lampo gli segavano l’uccello.

La possibilità d’essere scoperta aveva messo Marina in uno stato di

continua fregola e non perdeva momento per approfittare di ogni

situazione particolare per baciarsi con il fratello, fargli un

pompino, masturbarlo con le mani o con i piedi.

Andrea stava perdendo chili su chili, a un minimo di sette rapporti al

giorno, ormai solo la muscolatura riempiva il suo corpo, al suo metro

e ottanta di statura la bilancia assegnava ormai una sessantina di

chili.

Alla fine di quella settimana anche suo padre sarebbe andato in ferie

e tutta la famiglia sarebbe partita per Jesolo a trascorrere le

vacanze estive.

Marina ne approfittò per invitare anche Simona, la sua amica del

cuore, tra le altre cose cugina di Sabrina.

Simona dal tempo delle medie era innamorata di Andrea, anche se non

aveva mai avuto il coraggio non solo di dirlo, ma persino di farlo

trapelare con gesti o parole; s’era sempre accontentata o di andare a

fare i compiti dall’amica o andare a trovare la cugina pur di poterlo

vedere.

Proprio perché sapeva tutto questo Marina la sera prima della partenza

aveva invitato l’amica a dormire a casa loro, così da partire da lì

insieme a loro la mattina presto.

La sera Simona, Marina e Andrea andarono in sala da pranzo a vedere

Giochi senza frontiere, li sul divano di fronte alla televisione ad un

certo punto Marina si mise in braccio al fratello, sicura che il

cazzo, se già non lo era, sarebbe ben presto divenuto duro. Quindi

estratto dalla patta con un rapido gesto se lo infilo dentro la fica.

A Simona parve un po’ strano tutto quell’agitarsi di Marina per la

squadra italiana, Giochi senza frontiere non le era mai piaciuto

molto.

Al termine della serata Andrea era psicologicamente e fisicamente

spossato. L’insano meccanismo che s’era instaurato lo portava ad avere

stati di erezione prolungati.

L’avere trascorso l’intera serata con l’uccello duro dentro la passera

della sorella, seduto affianco a Simona senza poter dar pieno sfogo ai

suoi desideri l’aveva ridotto ad uno zombie.

Fu facile a quel punto per Marina dominare il fratello ed obbligarlo a

soddisfare ogni richiesta.

Simona s’era assopita e Marina pretese di essere scopata sul divano

con l’amica lì presente, eccitata dal rischio che questa si

svegliasse.

Andrea quella sera era ormai completamente in balia della sorella,

anche perché questa aveva preso il possesso del suo corpo, bastava

ormai anche solo il nome Marina a fargli diventare duro il cazzo e

dovevano trascorrere parecchie ore prima che questo tornasse allo

stato di riposo.

Comunque, tutto il desiderio che durante la sera gli era cresciuto

dentro, ebbe finalmente lo sfogo desiderato. Andrea scopò la sorella

non solo sul divano, ma anche sul tavolino, sul pavimento, posato al

muro o agli stipiti della porta. Persino quando notò l’occhio

socchiuso di Simona non smise, neanche fosse giunta la fine del mondo

avrebbe smesso.

Il giorno seguente partirono tutti per Jesolo, durante il viaggio

Marina cominciò a giocare sporco, sedendosi sulla mano del fratello,

ovviamente senza mutande. Questi le titillò il clitoride. Face sedere

Simona in braccio ad Andrea, con l’assoluta certezza che l’amica

avrebbe sentito il contatto dell’uccello duro del fratello.

– Dai Sabry, dovresti sapere che Andrea è libero e disponibile. Non lo

trovi un bel ragazzo? Non dirmi che non te lo faresti? Guarda se non

fosse mio fratello me lo farei anch’io, anzi quasi… quasi me lo farei

lo stesso! –

Lo disse ridendo, anche i genitori risero, l’unico che non si divertì

alla battuta fu Andrea.

– Cos’hai t’è rimasto qualcosa sulla lingua che non riesci a sputare,

qualcosa che mi riguarda? Lo sai con me ti tocca mangiartela! –

Marina si divertiva a giocare con i doppi sensi.

Simona fece buon viso a cattivo gioco. Anzi pensava d’essere lei la

ragione dello stato d’erezione di Andrea, senza sapere invece che

stava per entrare in un gioco a tre più grande di lei.

1.05

Marina fino dalle medie aveva dominato caratterialmente l’amica ed ora

aveva strani progetti su di lei.

L’incesto era stato solo il primo gradino di una rampa a scendere che

la ragazza stava ormai cominciando a percorrere.

Giunti a Jesolo disse all’amica:

– Dai datti da fare, mio fratello ha definitivamente rotto con tua

cugina, se sfrutti bene la vacanza per farti avanti torni fidanzata

con Andrea. Ti assicuro io che non è indifferente al suo fascino. –

Simona ingenuamente raccontò che infatti durante il viaggio lo aveva

sentito particolarmente eccitato per il fatto di averla in braccio e

che a lei la cosa non era dispiaciuta.

Marina decise che quella sera si doveva andare al cinema. Il film non

era gran ché: Poltergaist II, ma la sala era buia ed era questo quel

che importava.

Simona nei piani avrebbe dovuto prendere dolcemente la mano di Andrea

e stringendola romanticamente. Così avvenne, quindi attirato lo

sguardo di lui lo baciò delicatamente sulle labbra, senza lingua.

Andrea rispose al suo bacio.

Simona intenta a scambiare queste effusioni sentì chiaramente la mano

di Marina infilarsi tra le sue cosce.

Letteralmente interdetta lasciò che l’amica cominciasse a masturbarla.

Fortunatamente il buio celò la vampa di rossore provocata dall’orgasmo

ricevuto in conseguenza di tanto lavorare.

Durante la pausa tra primo e secondo tempo Marina approfittò per

cambiare di posto e mettersi sull’altro fianco del fratello.

Le luci avevano evidenziato il rosso paonazzo del volto di Simona.

Come le luci si abbassarono Andrea riprese a baciare Simona,

accompagnando questa volta le labbra con le mani ,che presero ad

accarezzare i piccolo seni ed esplorare sotto la minigonna.

Era la prima volta che Simona si concedeva così apertamente ad un

ragazzo, ma Andrea era sempre stato l’uomo dei suoi sogni. La lingua

di Andrea roteava a sussulti, perché nel frattempo Marina gli aveva

estratto il pene dai pantaloni per masturbarlo.

Quel che stava accadendo la eccitava da morire, al punto che non esitò

ad inghiottire tutto il frutto delle sue fatiche. Anzi, quasi a voler

manifestare al fratello quanto avvenuto, anche se questi ben lo doveva

sapere, gli girò un attimo la testa per baciarlo e scambiare con lui

il sapore del suo stesso seme.

Simona non si accorse di nulla anche perché ormai era troppo presa dal

lavoro delle mani di Andrea intorno al suo clitoride e, con il capo

reclino verso l’alto e le labbra serrate, era concentrata a trattenere

i gemiti.

Al termine del film il trio tornò verso la darsena dov’era ancorata la

loro barca, bacio sulla bocca della buona notte a Simona e sulla

guancia a Marina, poi tutti a letto.

Alle due di notte Marina si recò nella cuccetta del fratello, quindi

lo portò verso la cuccetta dell’amica facendo segno di tacere e non

far rumore. Entrati, si fermarono di fronte al letto di Simona.

Marina, dopo averla scoperta per esibirne il corpo nudo al fratello,

cominciò ad accarezzarle il pube, questa ebbe una reazione istintiva e

cominciò a mormorare

– Andreeea… –

Marina fece una sommessa risata.

Estratto l’uccello del fratello dai boxer cominciò a baciarlo,

leccarlo e succhiarlo fino a portarlo all’orgasmo e, sentendo che il

fratello stava per venire, diresse il fiottto sul corpo di Simona. Il

pube ed il ventre di Simona ben presto furono pieni di schizzi

biancastri di sperma.

Marina a questo punto si adagiò ai piedi del letto e, aprendo

lentamente le gambe di Simona per avere accesso alla passera, cominciò

a ripulire l’amica leccandola.

In quella posizione, il culo di Marina, ancora inviolato, era una

delle meraviglie della natura e vederselo agitarsi così sotto il naso.

In balia della propria nerchia eretta, impose al cervello di Andrea un

solo comando, fare a Marina quello che lei, sino a quel momento, non

aveva ancora permesso ad alcuno.

Il gesto fu rapido e risoluto. Marina, prigioniera del suo stesso

gioco, dovette solo subire. I primi affondi furono difficoltosi, ma

man mano che le spinte procedevano l’uccello di Andrea affondava

sempre più nel non più vergine forellino della sorella.

Questa nuova entrata, ben più stretta ed aderente della solita, fece

venire Andrea molto presto. Oltre al calore prodotto dal liquido

Marina se ne accorse per il sommesso grugnito d’orgasmo.

Mantenendo la rigidità del pene, Andrea riprese l’attività di

penetrazione, con affondi lunghi e lenti.

Simona travolta da un sogno fatto di realtà ansimava nel sonno,

gemendo degli orgasmi che la lingua di Marina le produceva. Marina

stessa, stravolta dall’eccitazione di quel che stava accadendo, pareva

godere di quel cazzo dentro al culo come mai la fica le aveva

concesso, tanto è vero che dalla passera ormai gocciolava

abbondantemente. Andrea ne approfittò per lubrificare l’uccello con

qualche affondo anche nella vagina, ma per quella sera solo il culo

della sorella sarebbe stato fonte di godimento.

Andrea inoltre s’era accorto che il sentire l’uccello vibrare e

percepire il caldo del fiotto dentro sé provocava a Marina uno stato

di orgasmo incredibile ed inverosimile.

Rimasero così a lungo, Simona dormiente, Marina ginocchioni sul letto,

abbandonata solo alle sensazioni che l’essere penetrata dietro le

procurava ed Andrea ad aprire sempre più il culo della sorella,

attendendo solo che il suo uccello decidesse di averne avuto

abbastanza per quella sera e mollasse la presa.

Quel rito d’iniziazione terminò solo dopo due ore, quando una tremenda

fitta alle gonadi aveva riportato alla realtà Andrea.

Estrasse il cazzo ancora incredibilmente duro, producendo il rumore di

una bottiglia stappata e rientrò verso la sua cuccetta, lasciando

Marina reclinata sul letto con l’ano ,vistosamente deformato, che

colava abbondantemente lo sperma che lui le aveva riversato dentro.

Con lo sguardo fisso sul suo pene ancora incredibilmente eretto

sussurrò:

– Sono malato… devo essere malato nel cervello… e tu porca vacca

dagli un taglio e smettila d’essere sempre eccitato! –

Ormai Andrea aveva uno sdoppiamento di personalità e parlava al suo

uccello quasi fosse una persona, vinto da quanto questi lo costringeva

a fare pur di placare il proprio stato d’ansia.

Che qualche sommesso meccanismo degenere si fosse innescato nel suo

cervello era certo, quel che gli accadeva a livello fisico era a dir

poco anomalo.

Anche il solo trovarsi sottovento la sorella e percepirne l’odore lo

portava a prolungati ed ossessivi stati di erezione. Fu per tale

ragione che decise nei successivi giorni di stare fisso a prua, in

modo da non poter annusare l’odore della sorella.

Quel che lui non sapeva era che anche i propri fenormoni scatenavano

ed innescavano lo stesso meccanismo nella sorella.

Le note di Nell’aria, di Marcella Bella erano infatti divenute l’inno

di Marina, che anche in quel momento le stava intonando.

Non erano ancora al largo che le labbra di Marina sfiorarono il suo

collo.

– Mi hai abbandonato senza neanche salutarmi ieri notte, cattivone di

un fratello! –

– Avevo i coglioni che mi facevano male! Cosa credi che sia una

macchina. –

– Ooooh, povere le palline del mio fratello! – e dicendo questo Marina

prese a massaggiargli lo scroto.

– Ti prego lasciami in pace!! – furono le parole di Andrea

– Smettila di dirmi lasciami in pace, quasi fossi io, mi basta

annusarti per sentirmi la passerina in fiamme, ho bisogno di essere

scopata, adesso, qui, ti prego! Non resisto, mi sto toccando da un

quarto d’ora, ma non mi basta. –

Marina esibì le conseguenze del suo stato di eccitazione, la sua

passera enormemente dilatata, le labbra aperte come le ali di una

farfalla e la mucosa rosso acceso, quasi i tessuti fossero infiammati.

A quel punto preso dall’esasperazione di non aver alcun controllo sul

proprio pene, colpito dalle parole e da quanto esibito della sorella,

Andrea si tuffo in acqua raggiungendo la riva a nuoto.

Acqua fredda ecco di cosa aveva bisogno.

Giunto a riva si rivolse al cielo:

– E tu lì che ci stai a fare? Cosa ho fatto di male per meritarmi

questo? –

1.06

Si distese sulla sabbia calda, lasciandosi crogiolare dai caldi raggi

del sole, mentre le onde gli accarezzavano ritmicamente le gambe.

Fu il contatto umido con le carnose labbra di Simona a ridestarlo.

– Ecco dov’eri andato a finire! Sapessi da quanto ti cerchiamo, ma che

t’ha preso! Ti rendi conto di quanto lontana era la riva e se ti

prendeva un malore? –

Andrea e Simona trascorse il pomeriggio insieme ed Andrea scoprì una

Simona nuova, non più timida, ma maliziosa al punto giusto.

La spiaggia in cui i due si trovavano era praticamente deserta, fatta

eccezione per una coppia di anziani nessun altro la occupava. Fu

l’ideale pretesto per fare il bagno nudi con tutto quel che ne poteva

conseguire.

Simona era ancora vergine e Andrea, anche perché non poteva prendere

precauzione, le portò rispetto, ma tutto quello che poterono fare

sotto forma di palpeggiamenti, toccamenti e leccate li vide

protagonisti per quella mattina. Parecchie volte il glande di Andrea

andò a sfiorare ed accennare la penetrazione tra le labbra della fica

di Simona. La cosa li stava eccitando da matti.

Per una mattina, una fuggevole mattina, il pensiero di Marina

abbandonò il cervello di Andrea, questo fino a quando la sua voce

irritata non venne a disturbarli.

Marina sembrava incazzata nera.

– Simona ma non ti vergogni! Mi racconti che vuoi arrivare in bianco

all’altare e poi ti metti a scopare con mio fratello davanti a tutti!

E tu che dovresti aver più buon senso, non ti rendi conto che da riva

s’intuiva benissimo cosa stavate facendo? L’uomo razionale, quello che

mantiene sempre il controllo… ma controllati il cazzo! –

Il sorriso e la gioia scherzosa che avevano contraddistinto il volto

di Simona quella mattina scomparvero improvvisi.

– Scusa Simona non ce l’ho con te, ma con quel disgraziato di mio

fratello. Adesso vado a scambiare quattro parole con quel porco!”

I due si allontanarono verso il bosco che la macchia mediterranea

aveva prodotto tra le dune. Tra l’alta vegetazione, al riparo da occhi

indiscreti, Marina estrasse il pene del fratello dal costume, questo

al solo contatto epidermico con la mano s’era indurito. Andrea era già

stato assalito dal desiderio ed era allo spasmo per la tensione e

l’ansia di vedere soddisfatta la richieste di quel pezzo di carne. La

sorella cominciò a massaggiargli le palle e leccargli il glande,

quindi sentendo che l’asta cominciava a vibrare tra le sue mani Marina

s’interruppe.

– Ricordati che sei mio e solo mio! Decido io quando e con chi ti

divido! Hai capito? –

– Ti prego continua… –

– Hai capito! –

– Siiii, ma continua ti pregooo… –

– No Andrea è stato cattivo! Mettiti in ginocchio e chiedi scusa! –

Andrea obbedì

– Scusa. –

Marina si sfilò il cordone che reggeva sui fianchi lo slip del bikini

e disse

– Non basta, Andrea è stato cattivo. Si molto cattivo. Lui voleva

scopare, ma non con me… –

Quindi afferrata la testa del fratello per i capelli della nuca ne

diresse la bocca sulla fica.

– Andrea adesso si fa perdonare… –

Le mani affondate nei glutei della sorella, Andrea cominciò a leccare

le protuberanze del sesso della sorella che, tenendogli ferma la testa

per i capelli, cominciò a scuoterlo verso sé quasi a scoparselo, tanto

che il naso ormai sbatteva violentemente sull’osso pelvico.

Andrea si sentiva frustrato dalla situazione, con il pene eretto,

bisognoso di sfogo, si sentiva usato; ma alla fine arrivò anche per

lui il momento.

– Alzati sei perdonato… ma da oggi farai con Simona solo quello che ti

dirò io. –

Andrea si alzo, sempre con il cazzo duro, ma quando accennò a

masturbarsi per trovare quiete a quello stato, la sorella disse.

– Ti ho detto che è mio, quindi ci penso io! –

Accolta la verga del fratello tra i seni cominciò a farli scorrere su

e giù. Andrea che non chiedeva altro cominciò a sua volta a muovere i

fianchi.

Le notevoli dimensioni del pene di Andrea le consentirono di prenderne

in bocca la punta, così da accogliere prontamente il copioso fiotto

che derivò da tanta eccitazione.

Marina lo serbò tutto, senza inghiottirlo, per restituirlo con un

lungo bacio al suo proprietario.

Quel gesto rinnovò l’eccitazione in Andrea che, accostata la sorella

ad un tamericio, cominciò a scoparsela con rabbia e vigore.

Quando i due ricomparvero Simona li accolse torva .

– Credevo ve ne foste andati! Ma vi rendete conto quanto tempo siete

restati a parlare? –

– Stai zitta tu troia!! – la rimbrottò Marina – questa sera con te

facciamo i conti… –

2.01I

Quella sera i genitori di Andrea e Marina erano andati al cinema.

Andrea si recò alle 20:30 nella cuccetta delle ragazze, come Marina

gli aveva detto.

Qui trovò Simona, polsi e caviglie legate con dei collant,

completamente nuda, distesa sul letto e con il sedere arrossato da

evidenti segni di cinghiate.

Marina chiamò a sé il fratello, ne abbasso i boxer esibendo davanti

alla faccia di Simona il pene in erezione.

– Volevi questo? Ma lo sai che non è tuo! –

Simona era irretita.

– Cosa volevi fargli, forse questo? –

Marina aprì la bocca ingoiando gran parte del cazzo. Quindi diede due

poderosi affondi a cui fecero seguito altrettanti soffocati grugniti

del fratello.

– Si… –

rispose Simona.

– E invece no, perché cosa ci puoi fare lo decido io… ed ora decido

che Simona paga pegno… –

Afferratala per i lunghi capelli, Marina le portò il pube davanti alla

faccia, costringendola a leccargli la fica.

– Ecco cosa puoi leccare se ne hai voglia. Si continua così. Brava

Simona vedo che sai come devi pagare pegno. –

– Si Simona e buona.. Simona è brava… Simona è obbediente… –

– Dunque c’era sempre stato un rapporto di dominazione tra le due.!-”

pensò il fratello in uno stato misto tra disgusto ed eccitazione,

anche se con il passare del tempo era l’eccitazione ad aumentare ed il

disgusto a scomparire.

– Lo vedi come’è bello grosso e duro il cazzo di mio fratello… ti

piace vero? –

– Siiii…. –

– Forse volevi anche fare questo. – disse Marina a Simona infilandosi

l’uccello nella fica.

– Noo… quello no. –

– Ma che brava ragazza, vuole arrivare vergine al matrimonio! Ma

allora forse volevi fare questo! – ed estratto il cazzo dalla fica se

lo era infilato nel culo.

– Sii… quello sii! –

– Ma allora sei una gran porca, volevi che mio fratello ti rompesse il

culo? –

– Siii… –

– Andrea, da bravo, dai la ricompensa a Simona… rompigli il culo! –

Il fratello un po’ perché era irretito dalla situazione, un po’ perché

la cosa non gli andava di farlo in quel modo, esitò.

Andrea ho detto rompergli il culo! Altrimenti Marina ti fa soffrire,

te lo lascia tutto il giorno duro e poi vediamo come te la cavi! – e

dicendo questo gli mostrò un paio di mutandine unte del suo umore

strofinandogliele sul naso.

– Ti piace l’odore di fica di tua sorella! –

dicendo questo gli afferrò le palle a fargli male.

-Sii..-

Andrea si cosparse due dita di saliva e incominciò ad umettare ed

aprire l’ano della ragazza.

– No caro mio, Simona è stata cattiva, nonla devi scopare, le devi

rompere il culo! –

Detto questo estrasse il flauto dolce delle superiori.

– Con questo glielo devi rompere, hai capito? –

Andrea infilo il flauto nel sedere della ragazza, che emise un gemito.

– Come non sei contenta, mio fratello ti ha rotto il culo come volevi.



Marina a questo punto si mise alla pecorina, con il suo sesso davanti

al naso dell’amica.

– Bene Simona volevi succhiare lo sperma di mio fratello, adesso te lo

lascerò fare… tu vieni qui e scopami! –

I due fratelli cominciarono quindi a scopare sopra la faccia di

Simona, che cominciò a leccarne sessi in maniera frenetica, sempre con

il flauto infilato dentro al culo.

I coli di seme e di liquido vaginale che uscivano sembravano essere

miele da come Simona li leccava e deglutiva. Marina ora stava leccando

la fica dell’amica, muovendole il flauto conficcato nel sedere, con

Simona che si dimenava per quanto l’essere legata le consentisse.

Andrea era di un eccitato unico, stravolto nel cervello da tutto

quell’ansimare, mugolare e agitarsi di corpi. Non si fermò neanche di

fronte alle fitte ai coglioni, al dolore del cazzo in stato di

prolungata ed anomala erezione, proseguì fino a che le forze lo

sostennero, ovvero fino a quando, dopo un giramento di testa, con la

sensazione che il cuore gli stesse scoppiando nel torace, svenne.

Finirono così Marina stremata sul corpo di Simona e suo fratello

svenuto su di lei, con il cazzo ancora duro infilato nella sua vagina.

Ripresasi dalla spossatezza, al termine della serata, Marina afferrò

la faccia di Simona e con un

– Brava… sei stata brava.. Domani avrai il premio che ti spetta. –

affondò la propria lingua nella bocca dell’amica, che contraccambiò

con passione e un

– Grazie. –

2.02

L’indomani mattina Andrea scoprì qual era il premio, si svegliò con un

bacio in bocca di sua sorella e la frase

– Simona la collazione è pronta… –

Marina tolse il lenzuolo che ricopriva il corpo nudo del fratello.

Andrea ebbe solo un attimo per intravedere Simona attaccata al suo

cazzo, perché la vista fu oscurata dalla fica della sorella, messa in

bella mostra davanti al suo naso

Simona era intenta a succhiarlo come una forsennata, costretta a

superare in quel modo l’ansia e la voglia di essere chiavata,

desiderio represso che le era inibito dalla ferrea volontà di arrivare

vergine al matrimonio.

– Andrea c’è la collazione anche per te, da bravo mangia che ti fa

bene… –

Non ce n’era bisogno, l’odore, quell’odore era bastato a far perdere

ad Andrea cognizione del luogo e del tempo, cancellare ogni pensiero

per lasciar spazio ad un pensiero solo.

I tre andarono avanti così per un po’ poi Marina disse a Simona di

mettersi al suo posto, ma con il sedere rivolto al fratello, Andrea si

ritrovò così a leccare la fica di Simona e percepire chiaramente la

vagina di sua sorella intorno al cazzo. Simona e Marina nel frattempo

si scambiavano baci e succhiate di tette.

Marina si toglieva solo poco prima di ogni eiaculazione, per lasciare

a Simona il privilegio di suggere il liquido seminale.

Ad interromperli fu la voce della loro madre

– Ragazzi la collazione è pronta! –

Il pomeriggio Marina portò tutti in un cinema a luci rosse. Simona si

andò a sedere vicino ad uno spettatore Andrea e Marina poco più in là.

Fatto il buio in sala la mano dello spettatore era scivolata tra le

cosce di Simona, la quale, docilmente aveva allargato le gambe.

Nel frattempo scorrevano le prime immagini le prime immagini, ma la

vera eccitazione ai due fratelli veniva da quanto accadeva poco di

fianco a loro.

Era chiaro che lo sconosciuto doveva aver estratto l’uccello dalla

patta, perché Simona, reclinata su un fianco, aveva tutta l’aria

d’essere impegnata in un pompino.

Marina s’era alzata e collocata di fronte al fratello, puntellandosi

con l’addome sulla poltroncina di fronte.

Andrea dopo qualche bacio ai glutei della sorella, s’era alzato a

l’aveva penetrata nel culo.

Marina rimase così, la testa reclinata in direzione dell’amica, ad

osservare la testa di questa che oscillava su e giù ritmicamente..

Al termine del suo lavoretto Simona si voltò verso i due, scambiando

con Marina il sapore di quello sconosciuto; quindi i tre andarono

verso il fondo della sala.

Simona posate le mani al muro, sporse il sedere e sollevò la gonna;

Andrea si avvicinò e cominciò a farle il sedere. Marina si mise di

lato, li guardava fissi toccandosi la fica, quasi ipnotizzata da quel

pistone di carne che entrava ed usciva.

Fu in quel momento che Andrea si ricordò di lui e Sabrina sul divano,

che stavano scopando alla pecorina, quanti anni avrà avuto… diciotto?

Il rumore della porta a vetri dietro di lui, l’immagine riflessa di

una bambina sul vetro, sua sorella, quanti anni dodici, tredici?

La voce di Sabrina sconvolta dall’orgasmo e l’immagine di quella

ragazzina che si sfiorava con una mano quell’accenno di seno e con

l’altro cercava tra gli slip con ansia qualcosa. Quell’immagine lui

l’aveva rimossa, ma ora riaffiorava dai suoi ricordi.

Altre volte poi aveva avuto l’impressione di essere osservato durante

i suoi rapporti con Sabrina. Gli venne in mente quella volta assopito

davanti alla televisione, quel bacio così diverso da quelli di

Sabrina, l’aver aperto gli occhi e il no aver trovato nessuno.

In quel momento gli si stava ad aprire un mondo di nuove congetture.

Si voltò verso la sorella, uno sconosciuto le stava carezzando il seno

e, dal tipo di movimento, probabilmente la stava pure scopando da

dietro.

Simona sentendo che dietro il movimento s’era arrestato, stava ora

ripulendo il cazzo di Andrea, m Continue reading

Mai toccare…


il cellulare del proprio partner.
Finisce sempre male.
Non si può stare a spiegare le ragioni del proprio passato, più difficile spiegare il presente. 
Perché se si legge il cellulare dell’altro si scoprono cose che il più delle volte è inutile sapere.
E soprattutto si perde la fiducia dell’altro.

Continue reading