✞✞✞ Più Santi per tutty ✞✞✞

San Yang

Non era ancora morto che già lo volevano beare.
“Beato te, che muori e diventi beato!” gli diceva cardinal Slazenger.
Ma papavoitila non sentiva seghe: non se ne voleva andare a far compagnia a Santantoniodapadova. Gli ultimi anni del suo pontificato non lo vedevano più pontificare come un tempo. Papawoitiwa si esprimeva ormai con voce flebile e impercettibile.
Era lentamente consumato dalla malattia. La sua bocca si apriva a stento. Eppure per ogni frase biascicata, la tv cristiana si sperticava: “Severo monito di papauotiua contro la violenza in medioriente”. E si vedevano le immagini del vecchio pontefice che diceva roba tipo: “bsta cò la violntz…”.
Non era più il papauotila di un tempo, quello di quando i “severi moniti” erano davvero “severi”. ( digressione: i moniti papali sono sempre severi. mai “simpatici” o “vivaci”. mai una volta ho sentito dire di un “curioso monito papale”. o di, che so, un “frivolo monito del papa”. no. sempre e solo “severi” ).
I tempi in cui papavotila affacciandosi a ‘sto bbalcone procalamava stentoreo: “Basta con la violenza!!”. E giù applausi per il suo severo monito. ( va da sè che in medioriente se ne sbattevano le palle e continuavano ad ammazzarsi alla faccia della severità vaticana ).
Questo pontefice lo ricordo bene. Dal primo giorno in biancoenero del “se mi sbalio mi curegerete”, frase buffamente rivoluzionaria detta da un papa polacco.
All’epoca i polacchi non esistevano.
Non facevano manco i lavavetri. Figuriamoci i papi. L’unica cosa che mi ricordava l’esistenza della polonia erano le scarpe della Clarks. Le mitiche polacchine.
Eppure quella mossa bislacca si rivelò il piano più strategicamente perfetto dell’ Opus Dei: con quel prete proveniente dalla cattolicissima polonia, si aprì una piccola crepa che nel giro di una ventina d’anni avrebbe fatto crollare la cortina di ferro.
Detto questo, può papavotiwa fare il Santo?
Pòle Karol, fregiarsi dell’aureola sul coppino?
Ok, io sono pagano, o comunque agnostico, e prima di far santo qualcuno, hai voglia a stimmate, duroni, ed eruzioni cutanee varie.
So pure che per adesso papawotiua verrà fatto beato e basta. E che per diventar Santo occorrerà un miracolo dopo la beatificazione ( dalle parti di Viterbo o Frosinone non aspettano che zompare giù dalle sedie a rotelle ). Ma insomma, mentre degli altri beati sapevo poco, di questo signore si sa un po tutto. E’ stato un papato che è cresciuto assieme alla tv. Un papato fatto anche di lustrini e cotillons. Un papato fra l’altro, che negli ultimi anni della sua durata ha sfornato Santi a nastro.
Io non ho capito bene il motivo della sua beatificazione. Cosa abbia fatto di così ultraterreno papauojtiwa.
Penso che Gesù o Francesco d’Assisi ( cui credo a entrambi ) avrebbero definito la questione un attimino “strumentale”. Forse l’umbro ci sarebbe andato pure giù più duro.
Ora viene fuori che c’è quel prete che ha conservato due ampolle di sangue di papavoitiva.
Dai ragazzi!? Dai! Stiamo calmi, eh! Stiamo calmini!
Se Uotjiwa può esser Santo ti immagini San Sebastiano? Che casino starà facendo?
“Io sono stato trafitto dalle frecce! Io sono più Santo di lui”
E San Giorgio? “Io ho ammazzato un drago grosso così! Questo stava per essere accoppato dai bulgari!!! E’ una vergogna!”
Immaginatevi la coda all’ufficio reclami celeste: gente decapitata. Senza occhi. Arsa viva.
Si vedono arrivare questo, bello bello sulla papamobile, che passa davanti a tutti.
Secondo me succederà un pò di casino.
La sensazione definitiva è che essendosi notevolmente allargate le maglie del filtro che separava l’empio dal sacro, il blasfemo dal devoto, l’immorale dal virtuoso, sia un pò più semplice ascendere alla scala del Paradiso.
Ove molto presumibilmente troveremo un San Pietro con fucile a pompa ad aspettarci.

Oddio… non che io mi aspetti di andare in Paradiso, eh…
E come diceva Mark Twain:
“Il paradiso lo preferisco per il clima. L’inferno per la compagnia.”

Yang

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Ho fatto outing!

Ma non l’outing che avete immaginato, no. Outing nel senso che ho fatto conoscere il mio blog alla mia famiglia. Per la precisione, per ora, mia sorella, mia cugina e la moglie di mio cugino. Una sorella è ancora ignara di tutto. Ma lei è una santa, forse rimarrebbe assai turbata. O forse no… eh queste acque chete!
Che c’è di strano direte voi? Io ho sempre considerato la mia sessualità “diversa” e lo metto tra virgolette perché in effetti non è che faccia cose tanto strane. Beh un po’ si, ma mica tanto! E poi, cosa è normale in fatto di sesso? Diciamo che forse vivo tutto in maniera più libera? Che sono una donna curiosa e desideriosa di sperimentare cose sempre nuove? Che non ho necessità di essere innamorata per fare sesso (e dico sesso, bada bene sorellina non amore… ricordi quando mi hai ripreso per questo? Tu sai che fare l’amore ha ben altro significato del fare sesso)
Insomma, per farla breve, è quasi un anno che ho questo blog, qualcuno degli amici più vicini sa che scrivo, ma assolutamente non il mio nick né il link ovviamente.
E poi a Pasqua, sarà stato quel clima di complicità un po’ maliziosa in cui ci siamo ritrovate a ciacolare tra donne, le passeggiate in bici,
sarà stato che la cugina aveva voglia di novità… insomma, mi sono fatta trovare! Le tre birbantelle sono rimaste a ridacchiare di fronte al pc mentre mi leggevano… e peccato che non possa mettere la foto che gli ho fatto perché i loro sorrisi erano inequivocabili. Ora mi fa un po’ strano conoscere l’identità di chi mi legge, e soprattutto sapere che sono stata scrutata, osservata nell’intimo. Mi ha messo tra i preferiti! Va bene che scrivo su fatti reali e non, aggiungo ed a volte tolgo anche, ma comunque sia parlo di me.
Cara cuginetta lontana, spero che questo blog, i miei racconti ti diano degli spunti per conoscere qualcosa di nuovo e… non solo nella teoria!c’è sempre da imparare!

P.S. la foto è presa in rete e… non siamo così giovani!

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Inculate e altre storie

Ho notato che nella grande maggioranza dei racconti erotici è l’inculata che ha un ruolo fondamentale. Non soltanto perché il culo è la parte anatomica più bella della donna, ma soprattutto perché quando la donna accetta (volente o nolente, molte volte nei racconti erotici la donna lo prende nel culo suo malgrado, magari a forza) di prenderlo nel culo accetta di subire la peggiore umiliazione sessuale. E l’Uomo che lo mette nel culo di una donna la domina completamente, al 100%. Per questo motivo molte donne nella vita reale non accettano di farselo mettere nel culo dal proprio compagno, salvo poi ricercare attivamente extracomunitari o disadattati per farselo mettere nel culo, magari senza preservativo.
Non avete idea di quante donne che con il marito o le fidanzate fanno le santarelline poi si fanno inculare a sangue, e senza preservativo, da personaggi molto dubbi. Un modo per sentirsi sporche ed umilite. A voi è mai successo? Pensate che ci sono mariti che si eccitano sessualmente sapendo che la propria donna va a prenderlo nel culo, magari senza preservativo. Sono i cosiddetti mariti cuckold. E sono sempre di più! Continue reading

Ĝęŋᵉʂʝ di un ƤƐƦvēⓇᵗIŦᵒ

Sebbene attratto fin da piccolo da una curiosità morbosa, devo dire di non essere stato molto precoce in fatto di seghe.
Faccio fatica a dare un natale al giorno in cui sperimentai per la prima volta il piacere tossicodipendente della “piccola morte”.
Ma il giorno che divenni un porco perverso lo ricordo bene.
Cioè, evidentemente covava già in me l’attitudine debosciata, e sin dalla giovane età qualche segnale ci sarà pure dovuto essere; ma c’è stato un giorno che è stato una specie di spartiacque.
Un giorno in cui la depravazione si manifestò in me in tutta la sua magnificenza.
Una donna si materializzò davanti ai miei occhi stupefatti. Una donna come non l’avevo mai notata prima. Una donna “vera”.
E quella donna vera, era finta.
Fra i nostri amici abbiamo fior di meccanici del cervello che chissà che viaggi si staranno già facendo, analizzando, anal-izzando, studiando la mia povera matera grigia con la lente d’ingrandimento.
Tant’è; la prima donna discesa a me in nella maiestatis suae, in tutto il suo corredo di curve, pieghe, anfratti e abissi, era una donna bidimensionale.
E non parlo delle donne dei giornalini porno, che pure avevo già visto. Infatti negli anni 70 era buona abitudine dei segaioli abbandonare fra i cespugli copie di giornalini porno adeguatamente “cartonate”. Non c’era passeggiata in campagna che non finisse con il ritrovamento di un cimelio a cui io e i miei amici guardavamo cadendo in una sorta di trance ipnotica, ma in realtà, non capendo appieno il perchè quelle fiche divaricate, quei cazzi dritti, provocassero in noi quella attrazione che ci faceva sentire una accolita di briganti.
La donna che dispiegò in me la natura intima delle mie perversioni era sì una donna di carta.
Di cartone per la precisione. Animato. Era un cartone animato.
Fujiko Mine.
Già solamente pronunciarne il nome provoca una sorta di effetto “frau Blucher” alla Frankenstein Junior: sento nitrire la bestia.
Fujiko, maledetta! Con il tuo faccino innocente, le tue tette debordanti, il vitino di vespa, la coscia kilometrica e la caviglia fina.
Con la tua voce melliflua e il carattere pragmaticamente traditore, hai finito per esercitare in me una sorta di attrazione fatale pour la femme fatale.
E infatti eccomi qui invischiato con quella fatalona fatalista di Yin…
La prima puntata di Lupin III ( credo che siano ben pochi gli ignoranti che non sanno che Fujiko era un personaggio di quel cartone ) andò in onda sul finire degli anni 70, su Tele Libera Firenze.
Quella puntata conteneva in se gia tutta la carica pazzamente erotica e dissacrante di quel cartone animato che è rimasto per me e per molti altri, il più bel cartone mai prodotto.
Allego lo spezzone incriminato, in cui Fujiko è sottoposta a una specie di “strana” tortura e una tetta malandrina fa capolino per la prima volta in un cartone animato ( la serie animata di Lupin III derivava da un manga piuttosto spinto ma di grande successo in Giappone ).
Ricordo bene che guardavo Lupin III quasi furtivamente. Temendo che le curve carnosamente irreali di Fujiko sarebbero comparse all’improvviso, magari mentre mia mamma uscendo dalla cucina mi avvisava che era pronto il roast beef.
Yang
ps: come si potrebbe invece intendere da queste immagini, mi preme precisare che non sono nella maniera più assoluta attratto dal sado-maso, che considero una perversione molto pretestuosa e carnevalesca, laddove per me il sesso è bello quando è spontaneo e pazzoide. Massimo rispetto a coloro cui piace essere frustati o frustanti, ma su di me, al pari delle orgie, è una forma di devianza che non intriga manco un pò.
pps: che la serie fosse assolutamente di un livello stratosferico è testimoniato anche da un saggio della colonna sonora che trovate in fondo. Un sontuoso funkone estivo che avrebbe fatto strizzare come uno straccio il pisello di Barry White.

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Niente cioccolata

Quest’anno a Pasqua non ho mangiato neanche un pezzettino di cioccolata, nulla. Non c’è stato nessun uovo, non c’erano bambini alla nostra tavola, a parte un piccolissimo nuovo arrivato.
E mi è mancato quel rito di rompere il guscio goloso, alla ricerca del contenuto. E poi il piacere nel sentire lo sciogliersi del cioccolato in bocca… quel sapore carico ed amaro… beh mi pare proprio che mi sia mancato qualcosa.

Che dite, mi farà male? 🙂

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It’s my life

It’s my life

It’s now or never

I ain’t gonna live forever

I just want to live while I’m alive

‘Cause It’s my life

Risentita ieri sera dal vivo, qualche anno fa avevo quasi fatto di questa canzone un inno….

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La doccia con Lampone

Questa sorta di dialogo è nato estemporaneo tra me e la mia amica Lampone e lo trascrivo così, come si è dipanato in diretta sul forum con qualche piccolissima modifica.

Vuerre: Strano. Strana questa confidenza, questa familiarità con te come se ci conoscessimo da sempre. Ci stiamo preparando per la serata, ma fuori dalla porta le nostre strade si divideranno. Mi sembra di essere tornata ragazzina, quando chiamavo una delle mie sorelle a consigliarmi sull’abito da scegliere, sulle scarpe da indossare. Così mentre io salgo e scendo le scale per scegliere le mie cose tu apri la tua immensa cabina armadio, mostrandomi quello che potresti prestarmi e poi cosa indosserai tu. Siamo l’una la spettatrice dell’altra, in questa piccola sfilata casalinga. Tu quel top con quelle scarpe, io una maglia con una gonna diversa. Ecco, questo ti sta bene, così sei perfetta. E poi: – la doccia la fai prima tu? E mentre io sono di fronte allo specchio tu, senza pudore ti spogli ed entri nella doccia. Io ti intravvedo riflessa, il vetro smerigliato non nasconde del tutto le tue forme. Mi dico: perché aspettare? Mi spoglio anch’io, raccolgo i miei capelli ed apro il box

Lampone:

Sono rilassata, non ho mai avuto paura del mio corpo e di mostrarlo. Tu sembri intimidita. In fondo entrambe sappiamo di aver gia’ vissuto questa esperienza, con altre donne e in altri momenti. Tu ne hai parlato diffusamente, io ancora non ci riesco. Entrare insieme in doccia per questo fa deglutire piano, vero? Sappiamo entrambe che potrebbe……potrebbe…..sei bella, candida e burrosa. Come me. I tuoi capelli raccolgono l’umidità del box che contiene noi e le nostre fantasie. Sorrido e mi sposto ………

Io sono pudica, non amo mostrarmi. Ma è stato un’impulso irrefrenabile che mi ha fatto entrare nella doccia con te.Deglutisco e rido di quel riso imbarazzato ed impacciato. Ti guardo, i tuoi riccioli corti e bagnati che ti incorniciano il viso, i tuoi seni morbidi e pieni…

Ti sorrido i nostri seni si sorridono pure. Belli sodi e pieni. Forse il tuo leggermente più grosso, ma certo non ci facciamo mancare carnosità sotto la pioggia calda. – Sai che uso anch’io questo olio per il corpo?- mi porgi il palmo della mano e ne verso un poco. Ti massaggi le braccia. Noto questo particolare perchè anch’io inizio sempre da quella parte del corpo. Così facendo le mani a volte si sfiorano e fingiamo indifferenza. Mi piace guardarti, i capezzoli grossi e i miei appuntiti. Sei pronta per la serata?

Mi ha colpito questa cosa dell’olio. Abbiamo gli stessi gusti anche in questo. Mi piace come scivola nella mano e sulla mia pelle, non è aggressivo come un normale sapone… ho la pelle troppo delicata. Dopo essermi insaponata prendo la spugna e ne verso qualche goccia dorata, e senza parlare mi avvicino e faccio scorrere la spugna sulle tue spalle, poi scendo fino all’incavo tra i tuoi seni. Li guardo, sono così belli…- Si sono pronta e un po’ emozionata per stasera sai?

Pero’ ti piace il rischio eh? ti ho appena raccontato di cosa ho fatto con Paola, dei suoi seni e tu…..non resisto….Vu non te la prendi se ti tocco? Hai un livido qui, ma non ti chiedo chi ti ha lasciato un segno d’amore…..ti invidio un poco sai? reagiscono i tuoi capezzoli a questa carezza lieve, senza intenzioni, senza doppisensi. Semplicemente ho voglia di toccarti. Un poco di olio bagna le mie dita, che allontano dalla pioggia. Non voglio che si sciacquino. Sei delicata, sgrani gli occhi, ma capisci che sono solo una bestolina curiosa…

Mi divertiva quando mi hai raccontato di quell’incontro e quanto abbiamo parlato fitto fitto… ora pero’ sono senza parole. Il mio livido ha la forma esatta del suo polpastrello, di quando ha stretto forte il mio seno. Mi piace che mi rimangano i segni a testimonianza di un incontro. Forse hai paura di farmi male quando sfiori quel piccolo cerchio blu, ma basta così poco perché i miei capezzoli si induriscano. Guardo le gocce d’acqua che scivolano sul tuo corpo, mentre avverto il calore sulla mia schiena… come in uno specchio anche io tocco il tuo seno, è morbido e scivoloso per l’acqua che continua a scendere…

Ti impugno i seni con le mani . Sai, non pensavo fosse così bello toccare un’altra donna, invece capisco gli uomini che amano le forme generose, dà soddisfazione avere tra le mani , nei pori della pelle un seno glorioso come il tuo. Lo sguardo scende piano sul resto del corpo. Il confronto tra di noi è piacevole. Guardo..io qui sono diversa. L’ombelico ammorbidito per entrambe dal ventre non proprio piatto, e i peli miei ..la sottile strisciolina arruffata e tu perfettamente liscia. ….. Mi avvicino un poco. Posso stampare i miei capezzoli sui tuoi? come se volessi lasciarti un segno anche della mia presenza……..Stasera ti…stasera tu…..che farai?

Io stasera… sai che non riesco a parlare? Penso a ieri sera, alla notte appena trascorsa ed ora a te, qui, sotto questa doccia, a come le mani di una donna siano diverse, è come se tu sapessi già dove andare, come se precedessi i miei desideri. Siamo così simili eppure diverse, mi piace il tuo corpo morbido e quando ti avvicini in un abbraccio bagnato avverto la sofficità delle tue carni che premono sulle mie… i miei seni schiacciati e i nostri sessi quasi si sfiorano. Stasera… stasera andrò a cena fuori poi non so cosa succederà… e tu?

Lo sai che lo aspetto…l’ho giurato a me stessa e a lui. Lo dico non so se a me stessa o per quietare la voglia strana che mi sta prendendo? Il tuo collo mentre parli pulsa. Sono incantata da questo movimento sotterraneo. Penso a quanto mi dispiace non sentire il tuo odore. Hai una pelle bellissima, ti dico. Immagino come sia facile accarezzarti. Mentre ti guardo le mani vagano sul tuo corpo, sul mio corpo che ora è il tuo corpo, come se accarezzassi me stessa e no…sei tu ! Il dito indice non mi obbedisce più sai? Sorrido perchè non riesco a controllare l’impulso di accarezzarmi attraverso te. Poggio il dito sopra al tuo sesso. Non mi muovo, voglio solo sentire se sei come me, se sei , le gambe inaspettatamente non si serrano, si schiudono appena. Ho voglia di te, adesso. Ma non del tuo corpo da femmina, no, ho voglia di te. avvicino le labbra…. e tu….

Sento il mio cuore che batte forte… le tue mani che scivolano… il calore dell’acqua…. mi devo appoggiare alla parete della doccia. Mentre mi parli di lui i tuoi occhi brillano, tutto il tuo viso si irradia mentre la tua bocca sorride. Se ti vedessi ora quanto sei bella, lui capirebbe quanto lo ami. E per lui, vero? non è per me questo sorriso. Le tue dita curiose ora sono scese, è così facile arrivare al mio sesso umido, bagnato per l’acqua e per i miei umori. Ti prendo il volto tra le mani quando ti avvicini a me e ti bacio, le nostre teste sotto il getto dell’acqua, unite ed immerse nel calore che ci avvolge. Mi lasci senza respiro…

Tu lo trovi normale ? ma tu sei tu…….non lui, e vedo la differenza e…le tue labbra sono così morbide..così ricche. Ti bacio ma ti assicuro …sto pensando solo che ti sto baciando. Con lui è, sarà differente, Lui ha un cazzo e mi prenderà corpo e anima. Tu mi prendi solo la seconda. Anima femminile che non lotta con una sua pari. Solo dolce miele tra le labbra e sui nostri corpi. Anche le mie gambe fremono adesso. E mi insinuo in te. Scopro il tuo sesso morbido, le grandi labbra irregolari che nascondono il centro del mondo. Chiudo gli occhi, un poco di mascara cola ad entrambe. Forse stiamo sognando tu la tua serata ed io il mio uomo? forse, ma non svegliarmi ancora dolce Vu

Sento le tue dita che entrano scivolando in me, delicatamente, mentre le tue labbra si staccano quel tanto per lasciarmi respirare. Sei davanti ai miei occhi eppure quel gesto mi ha evocato lo stesso gesto compiuto da altre mani, solo qualche ora fa. Il mio corpo è qui sotto l’acqua con te, ma la mia testa è altrove, il mio ventre palpita mentre vorrei far ordine tra le figure che si sovrappongono, tu e lui, carne chiara ed altra più scura, gesti delicati ed altri più rudi, mani che stringono forti e il tuo tocco lieve. E l’acqua che cancella tutto… vorrei facesse altrettanto con le immagini che non abbandonano i miei pensieri. Se fosse un sogno? Ho sognato ieri o sto sognando adesso? Apro gli occhi e…

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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Degli incovenienti di voler trombare con un collega di lavoro



Dico io…ci può essere una situazione più imbarazzante e frustrante? Hai dei colleghi interessanti e non ci puoi fare proprio nulla. Uno è bello da togliere il fiato, stronzo in modo direttamente proporzionale, te lo faresti lì, sulla sua sedia di pelle armata di tacchi, manette e frusta e non lo puoi fare. E di quell’altro? vogliamo parlare di quell’altro? Quello lì, un po’ in carne, che ha rotto da poco, così desideroso di coccole (leggi sesso), che cerca qualcuna con cui uscire, perché si sente solo. Magari ha anche la voce un po’ perversa, che ti si insinua nelle mutande senza che neanche tu lo voglia. Sai che potresti porre fine alle sue sofferenze, sai che gli regaleresti la migliore fellatio degli ultimi anni!!!! E invece niente. Lui è condannato a restare con le palle piene e tu buona buona, seduta alla scrivania, con le gambe accavallate. Stando attenta a non eccitarti troppo ché poi ti viene di dondolare sulla sedia e assecondare un certo desiderio.
Non si può andare a letto coi colleghi, non si può, ché poi sei la puttana di turno.
E tuttavia continui ad immaginare come li scoperesti, sei curiosa del loro odore quando ti sia avvicinano, fai delle fantasie  sulle loro labbra, che fissi senza farti notare.
Se non è masochismo questo, cos’è??
Vado ad affilarmi le unghie…stasera aperitivo vicino all’Eur. Qualcuno di voi viene?
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Una donna impalata

donna impalata sesso anale violento

Questo meraviglioso racconto erotico parla di una donna che viene letteralmente impalata, in pratica le viene messo un paletto nel culo, mentre il suo fidanzato la guarda. Un racconto che considero davvero molto eccitante, uno dei migliori racconti erotici che mi sia capitato di leggere.

Stavo perdendo F.!. Lo leggevo nel suo sguardo irrequieto. Per il momento
era solo un accenno, ma non avevo dubbi. F. aveva bisogno di qualcuno che
la dominasse. Ed io faticavo. Fu per questo che appena sentii parlare
dell’impalatore pensai di portarcela. Furono un paio di amici, in quegli
sciocchi discorsi di donne che si fanno tra uomini. “L’unico modo per
domarla e sfondarle il culo!”, “L’impalatore è un vero maestro!”. Esiste
veramente quest’impalatore ed ha più clienti di quanto si possa credere. Mi
informai ed ebbi l’indirizzo ed anche un biglietto da visita:
“fatela impalare – un artista le impalerà il culo per voi – la più assoluta
sicurezza e riserbo al vostro servizio”
Lasciai il biglietto in vista e attesi. F. lo vide e presto fece cadere il
discorso, scherzando, sull’impalatore. “Volevo portarti!” Le dissi
proseguendo con tono da scherzo. “Perché no!” Mi rispose sempre scherzando,
ma una piega sulle labbra la tradì.

Fu così che ce la portai. Telefonai. Era un posto nel centro storico della
città. Verso sera, girando nei vicoli più bui trovammo il portone
ammuffito. Bussai. Aspettammo. F. Era una bella ragazza, la più bella che
avevo avuto e ora l’ansia e l’eccitazione la rendevano ancora più
interessante. Ci aprirono. “Entrate!”. Un uomo dall’aspetto trasandato ci
squadrò rapido e ci fece entrare. Passammo attraverso un lungo magazzino
ingombro di ciarpame e scendemmo in uno scantinato ampio e scuro. Accese la
luce. Non feci in tempo osservare l’ambiente, l’uomo parlò rivolgendosi a
F. “Lei è d’accordo!” F. accennò di si con il capo. “Le verrà aperto il
culo e verrà impalata. Se è d’accordo deve ripetere con voce forte e
chiara: sono d’accordo che mi venga aperto il culo e di essere impalata!”
F. parlò, con voice prima incerta poi sempre più sicura: “sono d’accordo
che mi venga aperto il culo e di essere impalata!”
Subito l’uomo la spogliò con gesti rapidi ed esperti. La lasciò nuda al
centro della stanza, sotto la luce. Le intrecciò i capelli che portava
lunghi e legò la treccia con un cordino. Le strinse alle caviglie ed ai
polsi dei cinghini di cuoio muniti di un anello di ferro. Le fece allargare
le gambe e agganciò le caviglie a due moschettoni fissati sul pavimento,
distanti tra loro circa mezzo metro. F. rimase immobile al centro della
stanza. Poi l’uomo la fotografò, dapprima di fronte e di profilo. Poi le
ordinò di sporgere il culo ed allargarsi le natiche con le mani, e la
fotografò da dietro. F. era imbarazzata.

L’uomo la spinse a terra e la mise a quattro zampe, trascinò una pesante
panca di legno da un angolo della stanza e gliela sistemò sotto il ventre.
F. ora respirava affannosamente. La panca era piuttosto bassa ed i seni la
sfioravano muovendosi con il ritmo agitato del suo respiro. L’uomo prese
una larga cintura imbottita e la passò sotto la panca e sopra le reni di F.
Poi le afferrò la treccia dei capelli e la tirò indietro. F. fu costretta
a seguire il movimento arretrando e sporgendo le natiche. L’uomo strinse la
cintura con forza immobilizzandole il ventre sulla panca e costringendola
ad inarcare le reni e porgere i glutei. Poi passò il cordino che le fissava
la treccia dei capelli in un anello cucito sopra la cintura. Tirò e lo
legò. F. fu costretta a sollevare il capo. L’uomo portò uno specchio di
fronte a F. In questo modo la potevo osservare bene dietro e di fronte.
Era spaventata.

L’uomo staccò dalla parete un tubo di gomma con un beccuccio sottile. Si
avvicinò a F., con una mano le allargo le natiche e con l’altra le
massaggiò l’ano scuro e stretto nel solco tra i glutei. Vidi F. dapprima
trasalire poi rilassarsi ed abbandonarsi al massaggio. L’uomo infilò il
beccuccio nell’ano di F. ed aprì un rubinetto tra il tubo ed il beccuccio.
Capii che il ventre di F. si stava riempiendo di liquido. F. sussultò
sorpresa, poi cedette con un gemito appena appena percepibile. L’uomo tolse
il beccuccio dall’ano di F. che si protese e si aprì per lasciar passare un
fiotto di liquido. A più riprese schizzò sul pavimento e continuò a colarle
tra le gambe e sulla panca. L’ano ora sporgeva rilevato, deciso e rilassato
in fondo alle natiche. F. aveva chiuso gli occhi. Superato l’imbarazzo, il
volto esprimeva la soddisfazione di un bisogno naturale. Rapidamente l’uomo
le penetrò l’ano con un dito e lo stimolò muovendosi in circolo. F. accolse
il dito senza resistere. Quando l’uomo tolse il dito dell’altro liquido
spruzzò ed F. rimase con l’ano proteso ed appena aperto. Un rivoletto
terminava di scendere colando tra le labbra del sesso.

L’uomo rimise a posto il tubo. Prese una pompa, aprì un rubinetto e lavò
con un getto di acqua il pavimento ed poi il culo di F. Chiuse il rubinetto
ed si avvicinò nuovamente a F. che gocciolava. Ora la vedevo nuovamente
contratta, con il respiro affannato. L’uomo iniziò a colpire le natiche di
F. con il palmo delle mani. Colpì i glutei ancora bagnati facendo vibrare
rumorosamente la carne. Poi scese nel solco colpendo l’ano ed il sesso.
Erano dei colpi decisi ma non fortissimi. Presto il volto F. iniziò a
rivelare piacere. Mi sembrò che cercasse di inarcare e muovere i fianchi
per ricevere meglio i colpi. Poi l’uomo colpì più in basso indugiando con
il dito tra le labbra del sesso al termine di ciascun colpo. F. taceva ma
capivo che il suo silenzio non sarebbe durato a lungo, presto avrebbe
cominciato a gemere. La vedevo bagnarsi abbondantemente. L’uomo raccolse un
po’ del suo liquido con il dito medio e prese a massaggiare il buchetto
dell’ano che ora risaltava scuro, lucido e invitante nel solco profondo tra
le natiche. L’uomo infilò un dito nel buchetto che l’accolse offrendosi
senza difficoltà. Ora il volto di F. mostrava un’indubbia beatitudine.
L’uomo tolse il dito e lasciò F. in attesa. La vidi diventare nuovamente
inquieta. L’uomo ando a prendere, tra i vari oggetti appesi alle pareti
della stanza, un bastoncino piatto. Poi tornò e rimise il dito nel buco, F.
sussultò appena. L’uomo iniziò a colpire piano con il bastoncino l’esterno
dell’ano, attorno al buchetto, tenendo la pelle sollevata con il dito.
Quando i colpi scendevano in basso raggiungevano le labbra del sesso. F.
iniziò a gemere piano, con gli occhi chiusi, mentre si andava inzuppando
sempre più sfrontatamente, finché alcune gocce iniziarono a colare dalle
labbra del sesso ed a gocciolare sulla panca. L’uomo smise di colpire la
pelle attorno all’ano, tolse il dito e le aprì completamente le natiche. Le
labbra della fica si allargarono ed il buchetto del culo si tese. La pelle
intono era arrossata e fremente. F. ora fremeva, aveva gli occhi chiusi e
la bocca stretta, il volto contratto in attesa del piacere.
Poi l’uomo avvicinò la bocca al culo di F. e lo baciò depositando la sua
saliva abbondante e leccando il buchetto. F. apri la bocca ed emise un
gemito struggente, mentre cercava di sporgere le natiche e aprirsi ancora
di più, se possibile, al bacio. Mai era stata baciata con tanta passione.

Ero perso nella visone del volto di F. e non vidi che l’uomo s’era tolto i
pantaloni e tirava fuori il suo arnese. Ora era lì, sporgeva grosso e
imperioso mentre l’uomo mischiava la sua saliva agli umori di F. e li
spargeva attorno e dentro il buchetto del culo do F. Con una mano le teneva
aperte le chiappe, con l’altra strusciava la cappella enorme nel solco
bagnato. Non so se F. riuscisse a percepire il cazzo dell’uomo che si
eccitava sempre di più. In quel momento il volto di lei mostrava solo
piacere, pareva non aspettasse altro che di essere penetrata. Iniziai a
sentire forte l’odore del suo sesso.
L’uomo poggiò la cappella sul buchetto, bruscamente contrasse i glutei e
spinse le pelvi in avanti di alcuni centimetri. L’ano era rilassato e lo
sfintere si aprì lasciando entrare parte della cappella. F. strillò. Fu un
grido acuto e breve, incredulo, come di bestia sorpresa. Ma già l’uomo le
aveva tolto la cappella dal culo. Lo sfintere si contrasse in uno spasmo ed
immediatamente il buco si richiuse. Di nuovo l’uomo la penetrò di forza. La
cappella dilatò nuovamente il culo, questa volta con più sforzo. F. strillò
di nuovo. Lo stesso grido di prima, forse più intenso. Il volto esprimeva
dolore, con gli occhi stretti e le labbra aperte e contratte. L’uomo uscì
ancora, ed ancora il culo si contrasse e si richiuse. Rientrò una terza
volta, penetrando decisamente con tutta la cappella nella carne di F. Lei
strillò per la terza volta. Ancora l’uomo estrasse il cazzo, il buco questa
volta rimase aperto. Allora l’uomo le affondo il cazzo nel culo per alcuni
centimetri. Il grido di F. divenne un lamento prolungato. Cercava di
abbassare il volto ma la treccia la tratteneva. L’uomo la penetrava, colpo
dopo colpo sempre più in profondità. Alla fine le palle dell’uomo
strusciarono sulle labbra della fica. F. sembrava sfinita. Ora il suo
lamento incessante si era trasformato in un gemito, non capivo se di dolore
o piacere. Il volto era bellissimo segnato dalla rassegnazione e dal
sorgere involontario del piacere. Poi, mentre l’uomo incalzava il ritmo e
l’apriva sbattendola sempre con maggior forza, e le cinghie alle caviglie
si tendevano sotto le spinte, F. aprì gli occhi e seppi che stava per
venire. Venne con la sua specie di ruggito soffocato, mentre l’uomo sempre
più eccitato diede una serie di colpi possenti che fecero tremare il corpo
di F. Alla fine venne anche lui. Mi sembrava che l’avesse sbattuta per un
tempo interminabile, ma forse era durato solo pochi minuti. Ora F. era
abbandonata. Il volto ed il corpo coperti di sudore. Un liquido denso e
odoroso di sesso le colava dal culo che rimaneva aperto anche ora che
l’uomo aveva estratto il cazzo. Un buco scuro con le pareti irregolari e
gocciolanti, una specie di umida grotta palpitante nel corpo di F.

L’uomo si rimise i pantaloni lasciando F. abbandonata sulla panca. Poi le aprì
nuovamente le natiche di e tastò con dita esperte la carne aperta. Andò in
un angolo della stanza e scelse, tra molti, un paletto di legno. Lo guardai
bene. Era lungo una trentina di centimetri. Tornito come la gamba di un
tavolino. Da un lato era più sottile ma si ingrossava rapidamente per poi
restringersi in un avvallamento, dopo si ingrossava di nuovo, molto di più
e più rapidamente e proseguiva per gli ultimi dieci centimetri con un
diametro costante. L’uomo portò il paletto vicino a F. e ne valutò la
misura appoggiandoglielo tra le natiche. Raccolse il liquido che colava tra
le gambe di F. e lo sparse sulle pareti del buco del culo. La punta del
paletto entrò senza difficoltà. F. ora riprese a gemere un gemito
inconsapevole. La bocca era semiaperta con le labbra gonfie, gli occhi
dilatati, ma nuovamente vigili. L’uomo la lasciò così con la punta del
paletto infilata tra le chiappe e tornò con una mazzetta di legno. Poi
iniziò colpire il paletto, tenendolo fermo con una mano, con colpi brevi e
secchi, piantandolo lentamente. F. riprese a gemere. Sempre più forte. Ora
pareva un gemito di piacere stupito, mentre la sua carne cedeva ogni
resistenza. Un “oho” che saliva senza ritegno ad ogni colpo di mazzetta per
poi attenuarsi fino al colpo successivo. Il diametro del paletto aumentava
mentre la penetrava nel culo e le invadeva le viscere allargandola,
inesorabilmente conficcato dai colpi della mazzetta. L’uomo piantava il
paletto lentamente ed i colpi si prolungarono per un tempo che mi parve
esasperatamente infinito. F. sporgeva le labbra, con la bocca sempre più
aperta, con il capo rovesciato all’indietro, gli occhi dilatati. Il corpo
mostrava i muscoli tesi e gonfi, coperti di sudore, mente lei lanciava il
suo interminabile canto. Poi con un ultimo colpo secco l’uomo fece
penetrate il paletto fin dove il diametro diminuiva e la carne tesa del
buco del culo si richiuse attorno all’avvallamento del legno. F. strillò
più forte. L’uomo lasciò cadere la mazzetta e scese con la mano in basso
tra le labbra della fica, mentre con l’altra mano faceva vibrare il
paletto. F. venne nuovamente. Vidi il volto trasfigurato dal piacere
mentre urlava. Un urlo forte e lungo questa volta, un ululato emesso dal
profondo delle sue viscere con la bocca aperta e gli occhi spalancati.
L’uomo sorrise, mentre vidi il paletto oscillare al ritmo delle contrazioni
della carne di F. Mi accorsi che una cascatella di urina scorreva dalla
fica, scendeva sulla panca e cadeva a terra. Il rumore del liquido ora si
sentiva chiaramente nel silenzio della stanza. F. Era completamente
abbandonata sulla panca con il capo inclinato di lato, gli occhi chiusi.
Temetti che fosse svenuta. Il paletto era solidamente piantato nel culo e
si protendeva oscenamente allargandole le chiappe. L’odore si spargeva
fortissimo ed inebriante.

L’uomo aprì la cintura che la stringeva alla panca e le sganciò le
caviglie. Poi la tirò su. F. non opponeva resistenza, ubbidiva ma l’uomo
dovette sorreggerla. La fece camminare fino alla parete. Mentre camminava
il paletto si muoveva sconciamente con il ritmo dei fianchi di F. ed
amplificava i movimenti del culo. Il volto era trasformato, tumido
arrossato e straordinariamente sensuale.
La fece addossare con la schiena alla parete. Le allargò le cosce, e le
agganciò le caviglie a due anelli sul pavimento, ad un metro di distanza
l’uno dall’altro. Le agganciò i polsi a due funi che pendevano da due
carrucole fissate sulla cima della parete, a due metri una dall’altra.
Dietro la schiena di F. c’era, fissata sulla parete, perpendicolare, un
asse di legno massiccio con al centro una serie di fori allineati. L’uomo
spinse F. conto il legno. Il paletto che le protendeva dal culo sbatté
contro l’asse. F. socchiuse gli occhi e contrasse i glutei. L’uomo prese il
paletto e lo sollevò di forza di un paio di centimetri. F. seguì il
movimento salendo sulla punta dei piedi. Con uno scatto il paletto si
inserì in un foro sull’asse. F. inclinò il volto e rilascio i muscoli delle
gambe mente il paletto la sorreggeva. L’uomo tirò le funi legate alle
braccia. Il corpo di F. si tese impalato, colle braccia a croce e le gambe
divaricate, illuminata da un fascio di luce intensa. Il paletto la
costringeva a protendere i fianchi offrendoli alla vista assieme al sesso.
Ansimava forte. La bocca aperta lasciava vedere la lingua inarcata. Le
labbra erano gonfie e scure, le guance arrossate, gli occhi enormi e
socchiusi traboccavano di libidine estatica. Erano rivolti verso l’alto,
persi a contemplare un altro mondo. Sui seni ingrossati i capezzoli
disperatamente tesi ed eretti, le areole dilatate. L’addome risaltava
candido e sotto il nero dei peli pubici la fica si apriva rossa, grande,
con le labbra tumide e aperte, ed il solco nero, palpitante da cui colava
un rivolo che scendeva e le rigava le cosce e ed il cui odore intenso
riempiva l’aria.

“Ora é tutta sua” Mi disse l’uomo risvegliandomi dalla mia contemplazione.
Mi tolsi i pantaloni e la scopai. La fica era completamente aperta e
fradicia, ma la vagina schiacciata dal paletto infisso nel retto mi
stringeva il cazzo. Lo sentivo, il paletto, mentre la scopavo e spingendo
schiacciavo le natiche di F. contro l’asse, ed il paletto la penetrava più
a fondo. Venne quasi subito, con dei sospiri rassegnati, lunghissimi,
sospesa e contatta sul paletto. Venni anch’io con un’intensità mai provata,
e penso che l’inondai come mai. Quando uscii lei continuò a contrarsi
ancora a lungo, forse involontariamente, impalandosi.

La lasciammo così ancora un po’. Poi l’uomo allentò le funi e la staccò
dall’asse. F. cadde in ginocchio. L’uomo le estrasse il paletto. Poi la
mise in piedi appoggiata al muro e le ordino di sporgere il culo ed
allargare le chiappe con le mani. F. ubbidì. L’uomo la fotografò. Lo
sfintere anale era completamente rilassato ed la carne si apriva in un foro
simile ad una bocca spalancata. Poi la fotografò di nuovo, di fronte e di
profilo. Era bellissima. Aiutai F. a rivestirsi. Notai il foro che si
vedeva attraverso le mutandine appiccicate al corpo bagnato.
Pagai l’uomo e mi feci dare le foto. Uscimmo che era quasi notte F. non era
molto sicura sui suoi passi, ma si riprese subito. Mi ringraziò. Ovviamente
la persi dopo poco. Peccato!

Conservo sempre le foto e mi masturbo spesso guardandole. Continue reading