Come fosse epitaffio

In giorni come questo
in cui alziamo gli occhi al cielo
ci rendiamo conto di quanto trinata
fosse la misericordiosa confraternita
e come fosse antani
con scappellamento a destra.
La tapioca sbiliguda e veniale
prematurata addirittura
sull’inutilità del vicesindaco.
Mario, oltre la grazia eterna
restano gesta e abiti talari,
o, di catecumeno.
Scintillanti.


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Il pompino in diretta

A volte la cronaca supera anche il racconto erotico più sfrenato: avresta mai pensato di farvi fare un pompino e contemporaneamente parlare in diretta tv? Cose davvero assurde, eppure succedono…

Dennis Rodman ne ha combinata un’altra delle sue. L’ex campione dell’NBA ha chiamato una radio di Miami la settimana scorsa per intervenire in una discussione sui Miami Heat, la squadra locale di basket. Peccato solo che quando il conduttore della trasmissione gli ha chiesto come mai apparisse distratto e distante, lui abbia lasciato chiaramente intendere che stava ricevendo del sesso orale dalla sua ragazza.

Indisciplinato, incontenibile, provocatore. Dennis Rodman, per gli amici “il verme”, ci aveva ormai abituati ai suoi colpi di testa. Ma questa volta è andato oltre l’immaginabile. Durante il collegamento con la trasmissione Rodman appariva decisamente distratto e alcuni rumori di sottofondo lasciavano immaginare che fosse impegnato in tutt’altro. Al punto che il conduttore Jorge Sedano gli ha chiesto se stesse facendo l’amore.

Imperturbabile l’ex cestista ha risposto con un “no, è solo lei che sta succhiando qualcosa”… E più tardi nel corso dell’intervista si è sentito Rodman esclamare: “Oooh… questo è fantastico. Lo sai? Sono davvero al settimo cielo”. Un po’ troppo anche per il conduttore che se l’è presa con il buon Dennis. “Perché mi hai chiamato? Per che cavolo hai voluto parlare con me? Se hai quella pollastrella lì, per quale motivo hai voluto chiamarmi Dennis?”. Quasi una scenata di gelosia in piena regola…

Insomma questo giocatore di basket nero ha voluto riempire la bocca di sperma di una donna proprio mentre migliaia di persone lo ascoltavano alla radio. Chissà se la troia che gli faceva il pompino e che si è ingoiata lo sperma era bianca o nera…se fosse bianca sarebbe davvero una vacca troia da competizione. Continue reading

Racconti erotici di sculacciata

Noto con piacere che i lettori di questo blog, dedicato ai migliori racconti erotici pubblicati su internet, stanno aumentando sempre di più. Per questo mi fa enorme piacere segnalare un blog che leggo da tempo dedicato ai racconti erotici di sculacciate.
Cliccando sul link che vi ho appena fornito troverete uno dei migliori siti in assoluto dove si magnifica l’arte della sculacciata. Insomma, un ottimo sito con racconti, foto, filmati e una grande community di uomini che amano sculacciare e donne che amano farsi sculacciare! Continue reading

La classe non è H2O

nota bene: menù scritto con la macchina da scrivere!

Ci sono posti che trascendono la qualità intrinseca di quanto sono preposti a offrirti.
Luoghi la cui energia, carisma, karma, prescinde tutto e fa risplendere di luce pura botteghe polverose, alberghi semidiroccati, trattorie fuori dal tempo, a cui mai ti sogneresti di chiedere un briciolo di virtuosismo culinario, di servizio, o di comodità in più.
Certi luoghi sono avamposti magici.
Risacche di realtà che si credevano disperse e che si reggono vive e vegete su una serie di equilibri inspiegabili.
La Trattoria Sabatino è uno di questi posti.
Firenze è stracolma di ristorantini tipici, eccellenti, buoni o terribilmente turistici.
Sabatino è proprio accanto alla porta di San Frediano. Una specie di guardiola dislocata prima di entrare nella pancia della nostra bellissima città.
Quando vai da Sabatino non vai certo per mangiare bene. E’ pieno di posti dove si mangia meglio. Tant’è che la sconsigliamo agli amici extra cittadini: se uno viene da lontano, sarebbe da bastardi portarlo da Sabatino. Eppure…
Eppure da Sabatino si sta bene. Alla grande. Da Sabatino si va per godere della compagnia dei commensali e della gentilezza soave del personale e dei proprietari.
Guardi le facce di chi siede ai tavoli e ti fai un film.
Ovvio che se tutto questo non fosse supportato da un pilastro enorme, il castello cadrebbe in mille pezzi. E da Sabatino la magia è… nei prezzi!
Che sono ancora in lire!!! Nel senso dell’importo.
Guardate la foto!
Notate: Spaghetti al sugo ( che in fiorentino sarebbe il ragù ) 3, 80 euro! Spaghetti al pomodoro 3,80 euro…
Ma guardate la riga sotto!!!!!!!!!
Tagliatelle al sugo e al pomodoro 3,90!!!!!!!!!!!!
10 cent in più! Evidentemente perchè la pasta è più larga!?!? Perchè c’è l’uovo invece che solo il grano duro? E’ fulminante questa cosa!
E il vino? Un quarto della casa 1,10!!! ( non vogliamo manco sapere dove lo comprino ).
Ora, non ci vuole un sociologo per sapere che Firenze è una delle città più care d’Italia.
In qualunque altro posto in centro per uno spago al pomodoro ( che non sia precotto ) si sganciano come minimo 7 euro. Da Sabatino non c’è un solo piatto che costi 7 euro.
Manco fra i secondi.
Siamo convinti che qualcuno viene qui a mangiare perchè spende meno che facendo la spesa alla Coop.
Fra comprare la pasta, la pomarola, scaldare la pentola dell’acqua, metterci olio, due foglie di basilico e il parmigiano, e poi lavare i piatti, e il tempo impiegato per fare tutto ciò, come è possibile spendere meno di 3euroe80?
Eppure non è per il prezzo che passi sopra alla qualità del cibo, che per’altro è dignitoso.
Non è semplicemente dire: “Ho mangiato male, ma ho speso poco…”
Da Sabatino si va volentieri ogni tanto, ed è perchè si respira un energia positiva in questi posti.
Ti mettono di buon umore.
Ti metti a sedere a tavoli dove le tovaglie, verdi come lenzuola dei reparti rianimazione, sono coperte da cellophan ( d’estate è un bijoux sentire gli avambracci che si appiccicano ).
Le sedie sono antidesign ( mod. Seggiola, design Anonymous Design ). Cottaccio in terra. Un bel salone con un sacco di posti a sedere. La gente è mediamente allegra. C’è il carrozziere e il notaio. Le impiegate e il pensionato.
Qualche vecchio triste che conta ormai la sua vita in levare.
Non c’è una sola cosa che sia pretestuosa. Non una cosa che non sia sincera.
Come la pulizia immacolata di tutto il locale e dei bagni.
Poi mangi questa pera cotta in forno con lo zucchero sopra, e quel castagnaccio che potresti mangiare dalla nonna…
E tutto risuona come un diapason.
Tutto assolutamente ( im )perfetto.
Come piace a noi.
Non c’è apparecchiatura superba che tenga. Non c’è anatra all’arancia o camerieri in livrea minimamente paragonabili.
C’è solo tanta, tantissima umiltà.
E la classe innata che tutto pervade, in luoghi come questo.
Quasi un covo di angeli custodi.

Yang

La sinapsi ( per niente ) malata: Andy Mckee: “Gates of Gnomeria”. Non serve alcuna descrizione: basta far partire il video.


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La nostra panchina

Passeggiata nel parco di domenica mattina… è da tanto che non vengo qui. L’aria fredda mi punge le guance, cammino sopra un tappeto di foglie gialle… molte sono umide ed ammassate tra loro, scure…altre più chiare, si sono appena posate in terra e si muovono in ampi giri sospinte dal vento.
Poche persone in giro, qualuno porta a spasso il cane, qualcun altro sospinge pigramente un bimbo sopra un’ altalena. Mi ritrovo a proseguire sul viottolo fatto di ciottoli presa dai miei pensieri, abbasso un po’ la testa per evitare il vento, stringo la sciarpa attorno al collo.
Come casualmente, seguendo la stradina, mi ritrovo di fronte alla nostra panchina. Si, è proprio questa. Quella dove abbiamo rifatto l’amore dopo tanti anni, la prima volta, in una notte di giugno. Allora l’aria era tiepida, dagli alberi intorno esalava il profumo di resina, grondante in gocce attorno alla corteccia crepata dei pini. Nelle mie narici l’odore di erba ancora verde schiacciata dalle nostre impronte, della terra sollevata dai nostri passi avvicinandoci in quel punto.
La guardo, con una mano sfioro il legno leggermente umido e mi siedo.
Osservo il palazzo di fronte, le finestre vicinissime…penso alla follia di quella notte, alle mie mani sopra lo schienale mentre tu affondi dentro di me. Si, dovevamo proprio essere dei pazzi, a non curarci di niente, della gente su quella terrazza e delle voci che arrivavano fino a noi.
Ora qualche goccia di pioggia, leggerissima ed impercettibile comincia a cadere.
Apro il mio ombrellino rosso e rimango lì, seduta in silenzio a pensarti, mentre un uomo mi passa davanti, si gira e mi fissa interrogativo, come avesse visto una pazza.
Si, forse lo sono. Ti voglio bene,
Vu

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