il suo sperma


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

di Alda Merini, tratto da Clinica dell’abbandono

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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Rullo di tamburi

A tutti gli amici che hanno condiviso e dato il loro contributo alla realizzazione del sogno … ecco a voi la schedina giocata!

E siccome ogni promessa è debito, in caso di vincita i ruoli assegnati restano quelli del precedente post.

Adesso non resta che stringere le chiappe fino all’estrazione di questa sera!!!
YY

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Dateci il culo!!! ( almeno un pò )




Agli Othelmi e alle Wannemarchi ivi presenti chiediamo il contributo a una nobile causa:
arricchirci e andare bellamente nel culo al resto del pianeta terra!
A Yin è venuta questa idea strampalata, ma siccome è una donna in carriera e non ha tempo da dedicare a queste sciocchezze, chiede a me di fare il lavoro sporco.
Ognuno di voi ci dia 1 numero, da 1 a 90.
Noi domani lo giocheremo al Superenalotto e se si vince si divide con chi ha partecipato.
Ci state?
Si o no?
Non vi fidate???
Oh… quando vedrete poi i post dalle Isole Vergini dove ci trasferiremo insieme agli amici suggeritori, per fondare la ” Sacra Setta del Nettare di Ammmore” poi non dite “eh… ma io… io non sapevo… io non credevo…”

Cacciate i numeri e andiam’affanculo!!!
Porcaputt…

ps: Al primo viene riservato il titoli di Arciduca ( o Marchesa ) di Cayman ( mica cotiche )
pps: evitate il 69. Dico a te. Hai capito? Si. a te.
:-)))

Yang

Nella foto dal futuro qui sotto, si vede noi e i nostri amici mentre facciamo merenda con pane e prosciutto di squalo a Gran Cayman su uno yacht prestatoCi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le sparute nubi di sfondo sono gentilmente concesse dall’invidia di chi non ha partecipato al giochino.


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In un bosco d’inverno, tre anni fa.

foto ( magica ) di Ken Ichi Murata

… “Tu preparati, per questa sera ho riempito una tasca piena di stelle…”

So che è un invito a cena e vista la tensione erotica del pomeriggio, trascorso ognuno nel suo posto di lavoro, posso immaginare che tutte le porcate scambiate in chat possano prendere forma con la complicità dei nostri corpi. Quando arrivi e scendi dall’auto, mi vieni incontro con un ghigno beffardo ma impacciato. La profondità del tuo sguardo che ben conosco, mi svela che apprezzi ciò che vedi, io ti sorrido e ci sediamo al tavolo. Ti chiedo come stai, ma come stai si evince dagli arrossamenti che circondono il tuo naso dovuti ai tanti e ripetuti starnuti e dai riflessi nell’umidità dei tuoi occhi. Tra una portata e l’altra parliamo del più e del meno fino a quando lo squillo del tuo cellulare squarcia l’intimità della sala. Ti alzi e ti allontani per riservatezza, ho solo percepito sorpresa nel tuo sguardo ma seguito a mangiare. Ritorni al tavolo, ti siedi, mi guardi serio e sereno, e mi dici: – “Devi sapere una cosa…”
– “Eh no!” –
Non è il modo di irrompere nella fragilità del pessimismo che mi contraddistingue. Percepisci che è un fulmine a ciel sereno ma è quell’effetto che hai rincorso con una rappresentazione degna di Al Pacino e continui a tenere la parte. Col cuore in gola ti invito a proseguire.

– “Non prenderla così”

– “Ehi ehi attento a te! Mi sto agitando, e l’argenteria con cui mi apparecchi la tavola non depone a tuo favore, quindi vedi di svuotare il sacco e fallo subito!”

– “Ok ok però non ti incazzare”

– “Incazzare? Lo vedi il fumo che esce dalle mie narici? Non è la condensa dovuta ai meno 15 gradi esterni e nemmeno il tortello ustionante che si sta spegnendo ancora intero nel mio stomaco, arriva al dunque altro che non ti incazzare”

– “Eh ma io come faccio a dirti che non proseguiremo da soli la serata se sei già incazzata?!?”

“Ehhhh ?? Preco, shcuss? “- In un lampo ho capito che le stelle che mi hai preparato sono piuttosto carne viva che si appresta a raggiungerci. Sono un po’ stordita, un attimo fa mi aspettavo di raccogliere il mio cuore in frantumi sul pavimento mentre adesso percepisco che al massimo saranno le mie mutandine sfilate a quattro mani che dovrò raccogliere.
Mi intriga, mi intriga eccome, dopo tanto tempo e fiumi di parole eccitantissime stiamo realizzando una nostra fantasia. Abbiamo già sperimentato il paritario rapporto in numero”pari”. Cioè a 4. La discesa a 3 significa ancora maggiore complicità. Siamo pronti? Sì. Direi di sì.
Raggiungiamo il parcheggio dell’appuntamento e tu non ti fai mancare una battuta per i tanti camion che vi sono parcheggiati. Io non mi faccio trovare impreparata incalzando una breve descrizione di un rapporto turbolento dentro una di quelle cabine con un bel camionista. Mooolto Bene. Il tasso erotico nel nostro sangue ha raggiunto i livelli di guardia e aspettiamo solo “il tester” per stabilire quanto siamo fuori.

Ecco una macchina arrivare e affiancarsi alla nostra, ne esce un bel ragazzo ( il tester ) . Io sono di spalle e quando mi volto riesco solo a leggere la marca dei suoi jeans nell’etichetta posta a fianco dei bottoni tanto è prossimo al finestrino. Sale in macchina e ci dirigiamo a prendere un caffè per rompere il ghiaccio. “Strano” – penso – “una si fa tante remore… con uno sconosciuto? Ma come si fa? Ci sarà il giusto intrigo? Sarà un fuori di testa?” – E poi quando te lo trovi davanti hai talmente tanto ipotizzato questo evento, che subito lo senti parte integrante della tua intimità. Il caffè serve a me e al nostro ospite di avvicinarci a meno di 10 cm l’uno dall’altro e annusarci come animali mentre l’ammazza caffè serve a scioglierci in un sorriso. Saliamo nuovamente in macchina, tu alla guida, io al tuo fianco e D sui sedili posteriori. Guidi per un po’ mentre io intrattengo il nostro ospite con chiacchere conoscitive. In prossimità di una collina, nel buio ti fermi in uno spiazzo. Non permetto all’imbarazzo di impossessarsi dell’abitacolo e senza indugio ti guardo negli occhi e dico:
– “Se sei d’accordo faccio gli onori di casa!” – Esplodi in una risata, per metà divertita e per metà imbarazzata da tanta sfacciataggine. Ti rispondo con uno sguardo malizioso, e riesco a immaginare il lievitare di qualcosa in mezzo alle tue gambe, ma decido di non sfiorarti.

Mi volto e mi allungo verso i sedili posteriori dove D, un po’ sorpreso da tanta intraprendenza, mi sta già inconsapevolmente aspettando a gambe semiaperte. Mi abbasso e appoggio una mano sui suoi bottoni, quindi appoggio la mia bocca a sentire la sua eccitazione crescere. Gli slaccio i pantaloni e glielo sguscio fuori.
E’ grosso, caldo, e lo sento pulsare tra le mani. Lo accolgo nella mia bocca senza richiuderla, e senza esitazione faccio scorrere la lingua tutta intorno, poi affondo finchè ce ne sta e risalgo. Lui emette un sospiro lungo e coinvolto mentre io deglutisco il suo sapore. Mi chiedi se avevo ancora fame vista la mia voracità, ed io come una bambina che ha appena addentato la sua grande mela caramellata, mi lecco le labbra e annuisco. Mi volto nuovamente verso D che nel frattempo si è messo comodo sfilandosi jeans e mutande. La sua erezione è davvero spettacolare e mi fa capire quanto mi desidera. Questa volta D accompagna la mia testa fra le sue gambe e mi dice che prima l’ho colto in contropiede e non ha sentito bene, e se posso ripetere quel che stavo facendo. Lo prendo nuovamente in bocca e nell’alzarmi lascio cadere un cospicuo filo di saliva che collega la mia bocca a lui mentre gli chiedo se così sente meglio. Tu guardi estasiato lo spettacolo, e annuisci compiaciuto quando cerco i tuoi occhi. Poi infili una mano sotto la gonna e mi scosti le mutandine e con l’altra scopri il mio sedere afferrandolo e accarezzandolo. Meglio di una contorsionista seguito a lavorarmi il suo cazzo con la bocca, mentre allungo una mano sul tuo trovandolo durissimo. Il suo accompagnare ritmicamente la mia testa con le mani non mi impedisce di sussurrargli una cosa che so frustarti nella maniera adeguata:

-” Guarda come si eccita nel vedere la sua donna spompinare un bel maschio come te…”.

Questa frase, che graffia il tuo orgoglio, mi regala una sonora sculacciata e mi spinge ancor di più in affondo sul suo cazzo, e lui mi punisce ulteriormente, afferrandomi i capelli e bloccandomi per qualche secondo la testa così. La temperatura dentro la macchina ci consente di spogliarci ed io raggiungo D sui sedili posteriori. Mi abbandono alle sue mani che iniziano un tour meticoloso del mio corpo che sento rispondere al tocco di quello sconosciuto. Tu infili il cazzo fra i due sedili ed io ho la possibilità ora di afferrarne due contemporaneamente. Scorgo le differenze al tatto e al sapore, mentre il groviglio delle vostre mani mi sta facendo godere. La condensa ha ricoperto i vetri e la nostra noncuranza per l’esterno mi sorprende e mi eccita ancor di più. Sembriamo animali rinchiusi in pochi metri, io vi sbrano e voi a turno cercate il mio piacere.
E mentre mi tieni la testa sulle tue gambe, ed esplodo in un orgasmo pazzesco che mi procura D, mi infili due dita fra i denti, come a voler salvaguardare il silenzio in cui dorme il bosco intorno. Ed io muoio. Eccomi morire. Muoio grazie a voi, gonfiando la gola in un rantolo rauco. Quindi mi inviti ad occuparmi con dovizia del cazzo di D mentre mi scopi, ed io lo faccio fino a quando esplode imbrattandomi il viso e il seno.

A quel punto mi volto per mostrarti l’arte sacra che scivola dalle mie guance. Tu mi afferri una mano, e mi imponi di raccogliere lo sperma che sta gocciolando. Ma pensi sia finita li, con il salvataggio della tappezzeria? Invece ti sorprendo ancora una volta portandone una goccia in punta di lingua e ti dico: “Quanto spreco!”

Il mio gesto ti eccita al punto che mi esplodi sulla schiena e sul sedere, poi mi offri la mano imbrattata alla bocca e mi dici: – “Finisci il lavoro!”- ed io ubbidisco.

Ci ricomponiamo, tutti sconvolti ma soddisfatti, e durante la “planata” facciamo ancora qualche chiacchera, fra convivialità complice e circostanza.

Poi salutiamo il nostro gradito ospite con la promessa falsa e cosciente di tutti di rivedersi presto.

Poco dopo mi stai accompagnando alla mia auto in silenzio. Scorgi un parcheggio sul lago e ti fermi, penso per ricomporti. Invece mi prendi il viso tra le mani e mi baci con uno di quei baci che potrei svenire. Quei baci che sono più che un giuramento. Continui a baciarmi, e sai, la carne è debole, e in men che non si dica siamo nuovamente a fare l’amore io e te, a lato strada incuranti. Basta poco per entrambi. Il turbinio di emozioni appena provate ci regala l’ennesimo bellissimo orgasmo.

Restiamo così in silenzio, l’uno accanto all’altro guardando la pressa nera che è questo cielo senza stelle.

Poi metti sù un po di musica ed è come venir portati via dalla risacca del cuore.

Ci mettiamo a parlare di un concerto che vorremmo vedere. Di fare un falò. Di Mercurio.

Di quanto si sia vicini al Sole stanotte.

E se questi attimi ci vogliono scivolare fra le mani, che se ne vadano.
Abbiamo fregato il tempo: La vita resterà prigioniera per sempre in una tasca piena di ricordi incancellabili.
Noi siamo la terra.
Noi siamo il cielo.
Noi siamo tutto, amore mio.
Noi siamo niente.

Yin

“The Chemical Between Us”: Bush. Una delle mie canzoni preferite. Una delle “nostre” canzoni.

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Teaser

teaser
s.m. inv.
Nel linguaggio della pubblicità, annuncio a destare la curiosità per l’attesa di un prodotto, senza renderne note le caratteristiche, che verranno svelate nelle fasi successive della campagna pubblicitaria

Yin sta preparando un post, dove spiega qualcosa di noi, che temiamo ai più sia sfuggita.
Una specie di dark side ( che poi non è mica tanto dark… ) degli Erotici Eretici.

A presto.
Il video dei grandiosi Queens of the Stone Age è qualcosa di più di un semplice indizio.

Yang

Queens of the Stone Age – Sick Sick Sick (music video)
Caricato da dr_inside. – Scopri altri video musicali
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Prenderlo nel culo

Moltissimi dei racconti erotici che vengono pubblicati su questo blog hanno per tema il sesso anale. Prenderlo nel culo alle donne piace da morire, anhce se spesso non lo ammettono. E anche agli uomini piace: non si spiegherebbe come mai così tanti uomini, anche non gay, frequentino i transessuali, pagando fior di quattrini proprio per prenderselo nel culo. Continue reading

Profilo biografico di un inculatore

Tratto da “The Surrender” di Tony Bentley

E’ chiaro che inculare una donna è una questione di autorità. L’autorità dell’uomo; la sua accettazione totale da parte della donna. Un uomo deve avere questa fiducia, in sé stesso e nel suo uccello, per metterlo nel culo ad una donna. Se non ha quel controllo, sarà il suo cazzo a guidare l’azione: si muoverà troppo in fretta, farà del male alla donna, che per quella volta gli si era offerta, e, a ragione, difficilmente gli sarà concessa una seconda chance.
A- Man è riuscito a spingersi così a fondo nel mio culo perché ha osato. Nessun altro ci aveva mai provato veramente.Chiunque osi essere così intimo, così pazzo, bè potrebbe riuscire ad arrivare dove non era mai arrivato prima.
Sono in preda agli spasmi dell’orgasmo già nel primo momento di contatto, con il corpo, la fica, il culo talmente aperti che si staccano verso l’esterno per aspirarlo dentro.
Non sono mai stata così aperta. Se fossi stata così aperta con qualcun altro avrei provato la stessa gioia nell’aprirmi? No.Avrebbero finito con lo scocciarmi molto prima che arrivassi ad essere tanto aperta. E’ quel gran cianciare che rovina tutto: rivela troppe cose. A-Man è l’uomo meno scocciatore che abbia mai conosciuto. E anche l’unico che non si piega mai alla mia volontà.
Nello stesso tempo, non credo che i migliori inculatori siano i maschi arroganti e macho: quelli semmai sono degli stronzi. A tipi così probabilmente non piacciono nemmeno le donne, presi come sono a rivaleggiare con gli altri uomini. Per la mia esperienza limitata, il miglior inculatore è un uomo dolce e paziente, quello che sa ascoltare una donna, sa come stare con lei e ha il bagaglio necessario per farla rilassare. E’ quello che con la fantasia riesce a vivere la sottomissione della donna (l’allentamento del controllo) insieme a lei, e quindi sa perfettamente come farla arrivare a quel punto: assorbe tutto quello che lei abbandona. E’ un uomo gentile, A-Man.

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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Per Sempr

Finchè trovammo una soluzione: saremmo andati via, così; improvvisamente.
Non fu nessuno dei due a suggerirla, ma ricordo che io la adottai per primo e dopo il comprensibile sbigottimento, anche lei condivise il perchè di quel comportamento apparentemente assurdo.
Eravamo arrivati a un punto in cui era impossibile spingersi oltre, e impensabile tornare indietro. Nessuno dei due riusciva ormai a fare a meno dell’altro. E nessuno dei due osava ripudiare una storia talmente imperfetta da farla davvero somigliare a qualcosa di divino.
Non era possibile fare un passo in avanti. E inammissibile era lasciarsi definitivamente.
Sicchè ogni volta che ci vedevamo, prendemmo ad andarcene senza salutare, senza avvisare, senza uno sguardo o un gesto che potesse far presagire che l’altro si sarebbe alzato dal tavolo e se ne sarebbe andato. Era diventato insopportabile passare attraverso i terribili momenti dei saluti. Quando tutto diventava difficile. Quando la realtà tornava ad impossessarsi della nostra reciproca esistenza. Decidemmo pertanto di saltare, by-passare, prescindere il momento dell’arrivederci, del bacio, dell’abbraccio, della carezza, degli sguardi bassi.
Ce ne andavamo così; improvvisamente. Mentre lei telefonava. Mentre io parlavo con la cameriera. Mentre mi legavo una scarpa. Mentre lei comprava un profumo.
Ci voltavamo, e l’altro non c’era più.
Eppure ci rivedevamo, quasi ogni giorno. Come niente fosse.
Affinammo quel gesto folle, portandolo a un livello tale di virtuosismo che imparammo a svanire completamente, nel momento migliore del nostro incontro. Al culmine di una risata. Nel momento commovente della contemplazione di un opera d’arte. Durante una cena. Durante un brindisi addirittura.
Rideva, apriva gli occhi, e io non c’ero più.
Ce ne andavamo così; improvvisam

Yang

( da ascoltarsi rigorsamente in cuffia o ad ALTISSIMO VOLUME ) Continue reading