Metafore

La tua voce
Ha il suono lieve di un torrente di montagna
Il tuo petto
Un bosco ombroso dove rifugiarmi
Le tue braccia
rami robusti per cullarmi
Il tuo sesso
Radice pulsante di desiderio
che invade le mie carni e mi attanaglia
Il tuo seme
Il nettare che placa l’arsura delle mie labbra
assetate

©Copyright 2010- I racconti erotici di Vuerre.

©Copyright 2010-2011 I racconti erotici di Vuerre

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Moglie puttana

Mia moglie Grazia è una bionda ormai 60enne molto appariscente: ha un gran
bel viso, due splendide gambe e un seno di sesta misura sodo e ben fatto.
Attira fin troppo gli espliciti sguardi ammirazione dei maschi, soprattutto
di quelli molto giovani.

Due estati fa avevamo la nostra casa al mare inagibile a causa di certi
lavori e i nostri vicini le hanno offerto di essere ospite nella loro
villetta che si trova isolatissima assieme alla nostra. Il loro figlio Loris
non si è comportato in modo diverso dai tanti altri adolescenti che sbavano
dietro Grazia, e se la mangiava letteralmente con gli occhi. Lui è veramente
brutto: aveva solo 14 anni ma era ed è ancora grasso da far schifo, ha una
pelle unta color melanzana e una espressione stolida su un faccione da luna
piena. Sembra proprio uno di quei disgustosi lottatori giapponesi di Sumo.

Lei è un po’ civetta e godeva un mondo della evidente ammirazione di quel
ragazzino così poco attraente. Si era accorta che lui la spiava spesso e la
cosa solleticava piacevolmente la sua vanità. Si sentiva anche molto
superiore rispetto a quell’insignificante adolescente e si divertiva a
prendersi gioco di lui.

Un giorno che lei si cambiava, Grazia sia accorse che il suo ammiratore la
osservava di nascosto da dietro l’uscio socchiuso. Presa da una strana
frenesia, mia moglie aprì di colpo la porta tutta nuda e sorprese il 14enne
che divenne rosso come la brace. Grazia lo schernì con forse eccessiva
malizia e gli disse con una risata argentina: _ Adesso che mi hai visto
nuda, come farai a resistere? Dovrai andar subito a chiuderti in camera tua
per masturbarti!!!_ Lei stessa mi ha subito telefonato per riferirmi l’
episodio, e mi ha detto che il ragazzino era corso via pieno di imbarazzo,
andando efettivamente a chiudersi a chiave nella sua stanza– _ Si starà
ammazzando di seghe per causa mia!!! _ ha commentato trionfalmeente la mia
signora, ridendo di gusto per il divertimento che provava a spese del suo
immaturo spasimante.

In seguito a questo ed altri episodi, tra Grazia e Loris era sorta uno
strano rapporto fatto di desiderio e rivalità. Una specie di gioco sottile
molto conflittuale, ma anche piuttosto complice, che divertiva moltissimo la
mia signora e forse tormentava rabbiosamente il libidinoso ragazzino.

Una mattina tardi di un giorno in cui i genitori del porco erano fuori fino
a sera, lui si presentò in camera di Grazia nudo e col pisellino durissimo e
bene in vista. Lei indossava ancora una delle sue splendide camicie da
notte, e pensò subito che il ragazzino le volesse chiedree di esibirsi
nuovamente per lui– Si sentiva sicura di dominarlo e pregustava già la gioia
di prendersi nuovamente gioco di lui, per cui gli andò incontro con una
espressione radiosa sul viso sorridente. Lui le fu subito addosso, la spinse
contro una parete e le abbassò le spalline in modo da farle schizzar fuori i
seni nudi dalla scollatura. Poi si mise subito a baciarle i capezzoli
ripetendo come ipnotizzato: _ CHE DUE TETTE! CHE DUE TETTE! CHE DUE TETTE!
CHE DUE TETTE!!! _

Lei si difese con energia: si divincolò e gli dette uno schiaffo, ma in
questo modo lo fece incattivire. Loris si mise a malmenarla con forza: la
strattonava, la sbatacchiava a destra e a sinistra, poi le sfilò di
prepotenza la camicia da notte. Grazia rimase tutta nuda al centro della
stanza ansimante e rossa in volto, con le braccia incrociate sopra i seni in
un istintivo gesto di protezione e di pudore. Lui sbavava oscenamente di
voglia e le allungò un ceffone, poi un altro invitandola ad esibirsi– Voleva
che mia moglie alzasse le mani sulla nuca e girasse davanti a lui, per
dargli modo di ammirarla pienamente in tutta la sua indecnte nudità! Quando
capì che Loris stava per darle altri ceffoni, Grazia ebbe paura– e non solo
lo accontentò, ma chiese addirittura pietà! _ PUTTANA!!! _ fu l’esultante
commento del porco, e lei capì immediatamnete cosa doveva fare: si mise nuda
sul letto. Lui le montò subito sopra con tutto il suo peso da pachiderma.
Doveva davvero sembrare un maiale in calore mentre frugava col suo cazzo
inesperto tra le cosce di mia moglie alla ricerca della sua vagina. Quando
la trovò, se ne appropriò golosamente e si mise a chiavarla senza nessun
riguardo né precauzione. Grazia dice che lui ci ha meso moltissimo a
“trovare” la sua intimità, data la sua inesperienza sessuale–. E che poi ha
eiaculato immediatamente dopo averla presa, ma che la sua polluzione è
durata un tempo interminabile. Con grossolano egoismo Loris me la riempì
tutta di sperma, senza minimamente preoccuparsi del rischio di renderla
gravida.
Lei e’ una donna molto calda e non riuscì a trattenersi– Fu una cosa molto
rapida, ma mia moglie, sentendo schizzare lo sfogo del suo infantile
seduttore, non potè fare a meno di ansimare di piacere. Si trattò solo di
una indesiderata vampata di insopportabile intensità che lei non riuscì a
reprimere, pur non desiderando affatto quel rapporto, ma il suo aggressore
se ne accorse benissimo. Se ne è vantato con tutti di come mia moglie lo
abbracciava consenziente mentre lui la riempiva di sborra!!!

Dopo essersi svuotato senza fretta, il pachiderma rimase ancora un po’ sopra
di lei a schiacciarla, muovendo lentamente il cazzo per spremerne le ultime
gocce di sperma dentro la sua vagina. Poi si alzò con sublime indifferenza,
lasciandola stesa sul letto rossa in volto, a fremere di rabbia e di
disgusto per quello che aveva appena dovuto subire. Loris si allontanò da
Grazia con una espressione soddisfatta sul suo volto da idiota, senza dirle
nemmeno una parola.

Quella stessa notte il porco si presentò nuovamente in camera della mia
consorte per sfogarsi, incurante del fatto che i suoi potessero
accorgersene. Per evitare uno scandalo mia moglie non tentò nemmeno di
sottrarsi alle sue voglie– Si lasciò sfilare le mutandine che tuttora lui
conserva e mostra in giro come un trofeo. Questa volta Loris aveva già
avuto il suo primo rapporto e la possedette in modo molto più esperto. Lei
mi ha confessato candidamente che nemmeno questa seconda volta riuscì ad
evitare di provare l’orgasmo– Prtecipò fin dal primo dei numerosi coiti che
dovette subire, e fu per questo che anche i genitori del giovane stupratore
si accorsero di tutto, sentendola smaniare sotto il loro figlio. Il porco si
trattene delle ore con lei e quella notte per mia moglie fu una vera
odissea. Più Grazia tentava di negarsi e più il suo depravato aggressore si
divertiva a vincere le sue deboli resistenze. Ogni sopruso erotico che lei
tentava di rifiutare finiva invece per sconfiggerla. Dovette provare
piacere subendo atti degradanti di cui lei si vergognava, ma a cui finiva
poi per sottomettersi tremando di un gusto avvilente ma delizioso. Lui
riuscì a farle fare veramente di tutto– Le deflorò anche l’ano, che lei a me
non aveva mai voluto offrire!

Il giorno dopo Grazia mi telefonò tutta angustiata di andarla a prendere il
più presto possibile, e quando arrivai notai subito il suo imbarazzo e i
sorrisini malevoli della madre del porco, convinta che mia moglie si fosse
concessa consenziente alle voglie del suo sgradevole figliolo, ma io ancora
non sapevo nulla. Grazia aspettò di arrivare a casa nostra per raccontarmi
tutto. Mi sentii defraudato per come era stato invaso il mio “territorio” di
marito, ma ero infuriato col porco che mi aveva chiavato la moglie e non con
lei. La mia compagna aveva bisogno di sentirsi rassicurata soprattutto sul
fatto che la volevo ancora tenere con me come moglie, anche dopo che era
stata “usata” in quel modo umiliante. Le dissi solo che non vedevo l’ora di
“riappropriarmi” dei miei “diritti coniugali”. Mi scoccò un sorriso un po’
imbarazzato, si spoglò nuda e mi baciò sulla bocca. Aveva qualche livido,
il forellino anale era visibilmente rosso e slabbrato, ma la trovai sempre
desiderabilissima, malgrado i segni evidenti della profanazione che aveva
subita. Le feci fare l’amore con più foga del solito: per me era una “sfida
a distanza” con il bruto che l’aveva violentata e fatta godere. La sentii
calda più del solito e ne gioii moltissimo. Ma quando glielo dissi lei mi
disse mestamente di non illudermi, perché il suo era solo un comportamento
da troia. Era angustiata da un dubbio che la tormentava fin da quando il suo
stupratore aveva lasciato finalmnte il suo letto– Me lo disse con una
dolcissima apprensione, rifugiandosi smarrita tra le mie braccia: _ Godrei
con chiunque– Sono sempre stata tanto vacca senza saperlo? O è stata la
notte trascorsa con quel ragazzino porco a farmi diventare la puttana che
sono ora?_

Nel mese seguente Loris non perse occasione di vantarsi con tutti di avermi
reso cornuto. E anche sua madre ne parlava disinvoltamente in giro, fiera
del fatto che il suo ben poco attraente figliolo avesse sedotto una bella
donna come mia moglie. Sia io che lei eravamo al centro di molti pruriginosi
pettegolezzi. La gente si diverte molto a parlare di queste cose! Non
rinfacciai mai nulla a Grazia per non mortificarla, ma il tarlo della
gelosia mi rodeva–

A fine agosto tornammo nella nostra villetta e un giorno stavo tornando in
spiaggia da solo, dopo aver fatto un giro dietro le dune. Mi imbattei in
un folto gruppo di adolescenti seminudi tra cui c’era anche Loris. Lui mi
mostrò trionfalmente le mutandine che aveva sottratto a Grazia quella famosa
notte e si mise a sfottermi davanti ai suoi amici, chiedendomi se avevo il
coraggio di provare a riprendergliele. Disse anche che era sicuro che mia
moglie avesse goduto di più con lui, di quanto non avesse mai fatto con me,
e questo mi ferì profondamente, perché era un sospetto che avevo già avuto!

Finimmo per litigare– e lui me le diede di santa ragione. Il porco non si
accontentò di lasciarmi steso al suolo: mi denudò, mi mise un piede sul
petto e pretese che stessi immobile sotto di lui. Mi calpestava con
arroganza e intanto si divertva a raccontare ai suoi amici con mille
idecenti dettagli tutto quel che aveva fatto fare a mia moglie… Devo dire
che era un racconto molto ecitante e non potei fare a meno di mettermi a
sbandierare il cazzo duro, mentre lui si vantava a spese della mia consorte:
questo divertì moltissimo tutti i ragazzini che assistevano alla mia
sconcia esibizione!!! Quando lui me lo chiese espressamente, dissi
pubblicamemte di esser certo, dopo il suo racconto, che mia moglie aveva
goduto con il suo aggresore più di quanto avesse mai goduto con me– Non
avevo certo più il coraggio di contarddire il maschio che mi aveva
sbaragliato in quel modo indecente, ma ero davvero convinto di quel che
stavo dicendo! Solo dopo questa avvilente dichiarazione fui lasciato libero
di andarmene– nudo come un verme, perché lui mi aveva anche levato gli slip–
Per evitare uno scaandalo, lo supplicai di rendermi il costume da bagno, ma
lui impose, come condizione per darmelo, che io gli baciassi i piedi davanti
a tutti: dovetti farlo!!! E lui il giorno dopo si gloriò molto nel riferire
a Grazia, di questo mio vile atto di sudditanza– Notai più una punta di
morboso interesse nell’atteggiamento con cui mia moglie mi chiese i dettagli
su quel che il porco si era vantato di aver preteso da lei e su come mi
aveva umiliato, obbligandomi a baciargli i piedi– Arrossì vistosamente nel
dirmi che tutto quanto quel che lui mi aveva riferito era la pura verità!
Poi mi abbracciò con passione e aggiunse che la eccitava moltissimo sapere
che il suo amante occasionale mi aveva umiliato davanti a tutti in quel modo
inverecondo: _ Abbiamo condiviso il disonore con lo stesso porco depravato:
questo ci unisce anche di più!!!_ esclamò con una strana luce negli occhi,
poi facemmo l’amore e fu una cosa stranamete dolce, ma anche molto complice
e trasgressiva.

Anche di questo inconro di lotta vittorioso Loris seguitava a vantarsi, mi
sfotteva tutte le volte che mi incontrava, ma ormai io non me la sentivo più
di affrontarlo ancora. Grazia con me si comportava sempre in modo molto
carino e mi consolava in tutti i modi. E’ forse proprio perché siam
risusciti a condividere senza rinfacciarci nulla una situazione così
disonorevole che abbiamo raggiunto tra noi una confidenza totale e non ci
nascondiamo nemmeno i nostri pensieri più reconditi. Ma io ero sempre
ossessionato dal pensiero che forse il porco aveva davvero fatto godere mia
moglie più di me– Quando ne parlavo a Grazia lei arrossiva, ma non negava.
Diceva solo che fisicamente lei si era lasciata andare molto con quel porco,
ma con me ci sono anche altre cose– Ammise insomma di aver goduto con lui
almeno quanto con me e la cosa mi bruciava da morire!

Confessai a Grazia il mio pensiero ossessivo e le dissi anche che mi era
venuta un’idea pazzesca: sfidare il mio rivale in un incontro di sesso a tre
con lei al centro, per vedere chi dei due fosse riuscito a farla godere di
più!!! Ero sicuro di vincerla quella sfida! Lei divenne rossa come la
brace, ma poi ammise che essere il terreno di battaglia di una simile lotta
le sarebbe piaciuto da morire– A patto che io fossi DAVVERO un marito tanto
complice da permettere a sua moglie di comportarsi la troia e da accettare
di subire una eventuale sconfitta senza prendersela con lei.

Quando mi capitò di incontrarlo, avvicinai dunque lo stupratore di mia
moglie e gli dissi che poteva averla ancora, se mi seguiva subito a casa mia
e acettava la mia sfida. Lui non si lasciò pregare: accettò immediatamente.
Prima di rincasare telefonai a mia moglie per avvertirla con chi sarei
arrivato– Non me lo sarei mai aspettato, ma lei ci venne ad aprire la porta
tutta nuda e in tacchi alti: era uno schianto e levò il fiato a entrambi. _
CHE PUTTANA!!!_ fu il meravigliato commento del ragazzino, poi la seguimmo
in camera da letto.

Spiegò lei stessa la natura della sfida e le regole che lei voleva
rispettassimo: era permesso di farle TUTTO quello di cui ci veniva voglia– E
disse che lei stessa DOPO averebbe stabilto chi di noi due la aveva fatta
godere di più, dichiarandolo in modo esplicito–

Per la seconda volta venni sconfitto nel modo più indiscutibile: non ho mai
visto Grazia urlare di gusto con tanta convinzione! Io fui solo una
comparsa. Alla fine fu lei stessa a proclamare il vincitore, dicendo : _
Questo ragazzino ti ha talmente surclassato che devi di nuovo baciargli i
piedi, proprio come hai fatto dopo essere stato sconfitto facendo la
lotta!!!–_ Lui esultò di gioia, poi aggiunse con bestiale arroganza che, se
non gli avessi davvero baciato i piedi in segno di sconfitta, lui mi
avrebbe fatto il culo– Mi dichiarai vinto e gli baciai entrambi i piedi
davanti a mia moglie! Lei lo apprezzò moltissimo: disse che saper perdere
non è da tutti– ma poi il giovane maiale la mise nuovamente sotto e la fece
ancora a urlare di piacere, in modo che mia moglie si dimenticò di me
completamante– Alla fine Loris se ne andò soddisfatto, disse che Grazia
eraa proprio una gran brava puttana!

Mi rimasero solo gli “avanzi” del banchetto erotico del mio aversario, ma
mia moglie seppe ripagarmi della delusione con una premura e una
disponibiltà davvero deliziose. Mi disse che le sensazioni puramente fisiche
nel sesso non sono tutto, che era stata la mia stessa presenza a darle tanto
morboso piacere mentre si faceva spadroneggiare da un altro e soprattutto
che il porco era “sostituibile” con altri mentre io certamente no!

Loris si vanta ancora in giro del suo nuovo trionfo! Ha anche provato a
riaccostarsi a mia moglie, ma senza avere successo. Malgrado tutto però il
sospetto che lei si fosse un po’ invaghita di quello sgradevole adolescente
continuava a tormentarmi e ne parlai anche a lei apertamente. Grazia fu
molto esplicita: _ Sono “solo” molto puttana, ma non sono certo attratta da
quel lardoso ciccione!!! _ poi arrossì vistosamente e aggiunse tentando di
esser “naturale” anche se il suo tono di voce era davvero molto imbarazzato:
_ Se vuoi che ti dimostri che per me Loris e un altro sono la stessa cosa,
ci sarebbe un modo facile per verificarlo:ho scoperto che fare sesso a tre
mi piace da morire!!! _ a questo punto mi venne il cazzo durissimo e le
dissi quel che meritava: _ PUTTANA!!! _ poi me la feci sul pavimento in modo
frettoloso, ma davvero memorabile!

Solo in seguito facemmo quella “verifica”: la portai in un bar equivoco di
una città vicina, e la feci prostituire a me ed uno sconosciuto: fu pagata
da entrambi come se fosse davvero una mercenaria. In uno squallido
alberghetto la vidi toccare il cielo con un dito, anche se si dimostrò molto
più calda e disponibile con il suo “cliente” che con me–

Io la voglio felice, e ho capito benissimo quanto le piaccia fare questo
gioco trasgressivo: con me da solo non la ho mai vista godere così tanto!!!
Nessuno di noi due vuole esagerare, per non rendere la cosa un’abitudine, ma
circa un paio di volte all’anno ripetiamo quel gioco con “clienti” sempre
diversi– Solo io rimango il suo “cliente fisso” e, anche se mia moglie si
dedica sempre più al terzo che a me, questo non è certo un privilegio da
poco!!! Continue reading

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Alcune cose da non fare prima di un orgia

( attenzione: se siete schizzinosi passate oltre )

Amici carissimi, oggi veniamo a voi con un vademecum estremamente utile visto l’approssimarsi delle vacanze:
una specie di galateo erotico da ripassarsi ogni volta ci si presenti l’opportunità di un incontro XXX rated.
E’ una linea sottile quella che divide la rara e sana maialaggine dalla volgarità imperdonabile.
Saranno assai apprezzati anche i vostri suggerimenti. Non si finisce mai d’imparare la nobile arte del bon ton ormonale.
Partiamo dalle regole base:
Igiene intima.
Per Lui: Consigliamo di radunare i tarzanelli e piattoni in gruppi di 25 e inscatolarli in un contenitore a tenuta stagna. Una volta finita la performance e nuovamente a casa, i Vs. piccoli amici saranno lieti di tornare ad albergare al familiare tepore del Vs. culone.
Riguardo al pecorino di fossa, è inutile che la meniate con Slow Food. Lo smegma non è un gran biglietto da visita per la bionda che tanto avete circuito su feisbuk.
Per Lei: Lasciate perdere Intima di Karinzia, Chilly ( piuttosto Chillit Bang ), Neutro Med, Infasil e tutta quella merda lì: per i sedimenti calcarei usate il Vim Clorex. All’inizio brucia un pò, ma passa velocemente se avrete l’accortezza di fare il bidet con una lancia idraulica all’ autolavaggio.
Ascelle and oll de rest of de bodi:
Ragazzi e ragazze, il carrello del bollito è una specialità di cui andar poco fieri: lasciamola alla ristorazione. Idem la zuppa di cipolle. Esistono deodoranti con uno spettro d’azione di 7 giorni. Se non fossero sufficienti a fare da “tappo”, provate col Napalm: ne parlano bene.
Vi diamo una dritta: evitate di contattare quella coppia che si chiama Zola e Gorgon, pure se fossero bellocci: Nomen omen.
Igiene orale e fiatella:
Presente in bagno, quella specie di stecco con le setole in punta coperto di polvere?
Si chiama spazzolino ( non quello grosso: quello è lo scatizzola merde ) e serve per rimuovere il tartaro, nel senso di abitante della Mongolia. Quei rimasugli di cadavere che ostruiscono lo spazio interdentale vanno rimossi e sepolti in mare. A questo scopo è utile il cavo diamantato che viene usato a Carrara per segare il marmo. Se ne trova di buona qualità anche usato su e-Bay.
Ah: se avete dei denti di colore antracite, fareste bene a considerare l’ascesi mistica nel Vs. futuro prossimo.
Fiatella:
Per lei e per lui: che ve lo dico a fare… buona la peperonata lo so. Ma fate un fioretto: bypassate pure la caponata e l’aringa marinata, prima del randez vous.
State alla larga pure dalle lasagne agli asparagi, specialmente se state per recarvi a un esclusivo pissing party al Rotary.
Per i fanatici del bukkake invece sconsigliamo decisamente pizze e sugo di pomodoro in genere. L’acidità delle solanacee interferisce in maniera pazzesca con il sapore dello sperma. Bevete invece abbondante succo d’ananas. Sempre. Fa bene e le assetate apprezzeranno.
Abbigliamento e aspetto:
Ahi ahi ahi… Quì siamo invece sul soggettivo. C’è chi sbarella per le panterone tabogate issate su scarpe che sembrano impalcature.
Chi sbava su una minigonna inguinale e sui decolletè modello Fossa delle Marianne. Insicuro come sono io ( e pure molti altri maschietti ), l’effetto su di me è invece totalmente controproducente. Immaginate la scena: siete a un bar di look simil shabby chic. Avete fissato finalmente per un aperitivo, e vi vedete arrivare una tipa inguainata in una tuta di latex. In quel momento la cosa che più vorrei sarebbe una morte rapida e indolore. Mi andrebbe bene anche trasformarmi in un gallo nel bel mezzo di un rito woo-doo.
Indi: basso profilo, cazzo. Se siete belle, sarete apprezzate lo stesso, e 1000 volte di più una volta orizzontali. L’effetto piacevolmente sorprendente produrrà una reazione tipo il lupo dei cartoni di Tex Avery.
Se siete brutte e tozze, basso profilo lo stesso cribbio! A che serve mettersi la mini e regalare una vista a 16:9 della vostra persona?
Per i lui: il capello riccio e brizzolato, ingellato e pettinato all’indieto, con effetto umidificante del colletto della camicia è bandito dalla Convenzione di Ginevra dal 1969.
Se siete alti 1.62 non cercate scappatoie calzando dei Camperos con tacco da 8 cm o dei mocassini tipo hovercraft marca Berluscland.
Piuttosto recatevi in un negozio di sanitari, fatevi ingessare una gamba e noleggiate una sedia a rotelle. Nessuno potrà dirvi che siete bassi.
Altro genere da temere è il macho che arriva paludato con giacca anni 80 e maglietta bianca su pantaloni con le pinces. Consigliamo alle ragazze il vecchio trucco della finta paresi facciale fulminante. Riuscirete a ridergli in faccia per tutto il tempo e lui non potrà dirvi nulla per non imbarazzarvi.
Per adesso basta.

Fatti e personaggi citati sono assolutamente di fantasia.
Adesso se avete dritte e suggerimenti vi ascoltiamo volentieri. Continue reading

Interferenza Erotica 1

Ultimamente stiamo perdendo un pò la bussola porcella. Non vorremmo dimenticarci che questo è comunque un blog di una coppia piuttosto “fuori dalle righe”.
Io ( Yang ) soprattutto, mi sono messo a fare il vecchio saggio sulla collina, quando tutt’al più posso ambire a essere il vecchio satiro nel sottobosco. La Yin, poi, presa com’è da un esame che la sta massacrando, sta facendo solo la comparsa. Mi sembra doveroso restituirle lo spazio che merita, e d’ora in poi, per la gioia degli amici maschietti ( e speriamo pure delle femminucce ), di quando in quando, sopraggiungeranno delle interferenze fra un post e l’altro.
Magari andrà a finire come con certi intermezzi pubblicitari, che qualcuno segue più del programma stesso.
Tant’è, dal nostro album segreto, ecco l’Interferenza Erotica nr. 1:

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Quegli stracazzo di maglioncini, fisso.


Oggi parliamo di Marchionne.
L’A.D. ( art director? anno domini? Architectural Digest? Amministratore Del… ok ) del gruppo Fiat.
Quando arrivò bello fresco dalla sua casetta in Canadà, la prima cosa che di lui colpì, fu il suo aspetto friendly.
In un panorama cristallizato di capitani d’industria, ‘sto mezzo abbruzzo-canadese suscitò un moto, non dico di simpatia, ma di buona predisposizione:
Al bando cravatte e abiti. Il suo look prevedeva un golf in cachemere o lana merinos, camicia e stop. Come dire “palla lunga e pedalare”.
In quel maglioncino era come fosse stampigliata la frase “fatti non pugnette”.

Il tempus fugit, e dopo che i nostri babbi e nonni hanno ripianato di tasca loro ( nostra ) i deficit della “F.abbrichiamo I.nsulse A.utomobili T.risti”, il buon Serghey rivela che sotto quel maglioncino la riconoscenza non è di casa e adesso si appresta ad andarci bellamente in culo.
Comunque… Devo dire che passati due o tre anni in cui vedevo il “Marchio” sempre paludato con quei cazzo di maglioncini, qualche perplessità, in me, si faceva strada.
Qualche dubbio risaliva la mia indole lombrosiana come un salmone infoiato.
Il top si è avuto quando, per presentare la nuova Giulietta, Sergino, si è presentato in Quirinale indovinate come?
Bravi!
Maglioncino e camicia!
Ora, io sono uno che la cravatta la mette molto raramente ( devo tenere a bada la mia ficaggine ), ma cazzo Sergio! CAZZO!
Sei al Queerynale*! E fermati all’Oviesse! Non ti dico di metterti il frac. Ma una merda di giacca la devi pur piazzare sulle spalle.
No! Lui, nada! Lui non ha tempo per i formalismi. E’ uomo pratico. Va al sodo. Il maglioncino è perfetto.
Mi immagino un assistente che timidamente gli chiede:
“Ma… dottore… non si mette la cravatta?”
“Ma figuriamoci se ho tempo da perdere a farmi il nodo della cravatta. Il golf va più che bene!”

Ecco, scusatemi tutta ‘sta menata atta semplicemente a farvi due palle così, ma serve.

Dunque, il Pres. della Rep. è uomo di sinistra ( ok, ok! scherzavo! non vi incazzate: è sempre stato un moderato floscio )… doveva pur accorgersi che quel maglioncino non era dello stesso filato di quelli di Bertinotti.
Fossi stato comunque al suo posto gli avrei detto:
-“Vede Marchionne… Quel che lei mi sta dicendo… E’ per molti aspetti giusto. Duro ma condivisibile…”
-“Grazie, Sig. Presidente…”
-“… ma il fatto che lei mi si presenti qui, con questo cazzo di maglioncino… Mi fa capire che in cima a questo scollo c’è un cervello pericoloso…”
-“… ma… Signor Pre…”
-” Mi lasci finire per favore. Lei arriva qui e con questo maglioncino non fa l’amicone. Al contrario. Qua, nella domus aurea repubblicana, lei è come venisse a dirmi: “Io faccio quel che cazzo mi pare. Sono io che stabilisco quel che è forma e quel che è sostanza.” E non va bene, dottore. Non va bene manco pò cazz…”.
Nessuno ovviamente gliel’ha detto.
Adesso Sergio, dopo tanticchia di sciopero, fa il permaloso, lui che ha rilanciato la 500 ( per questo successo invidiato in tutto il mondo, non prendo sonno dalle seghe che mi faccio ebbro di felicità ).
Ha belle sorprese in Serbia per noi, che abbiamo sempre sempre creduto che quel golf fosse lavato con Perlana, e invece era per l’ano.
Io da parte mia il Golf ce l’ho.
1900 turbodiesel.
Dici che è anche colpa mia se sposti la fabbrichetta in Serbia, Sergio?

Yang

* ragazzi Queerynale non è mica male eh!? Chissà che ne penserebbero all’Arci gay….
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Il ( fantomatico ) Settimo Seme di Persefone

Un amico ieri, su msn, mi chiedeva il motivo del sottotitolo del nostro blog.
Cosa signficasse “Il settimo seme di Persefone”.
Cerchiamo di dare una spiegazione, anche se, come spesso succede, una volta spiegata, una cosa perde parte del suo fascino.
Persefone, era la figlia di Zeus e Demetra.
Chi fosse quel vecchio poligamo di Zeus lo sanno tutti direi. Demetra, invece era la dea dell’Agricoltura.
Un giorno Persefone venne rapita da Ade ( dio dell’oltretomba ) e fu portata negli inferi con intenzioni matrimoniali. Quel gran furbone di Ade offrì alla ragazza un bel melograno.
Persefone non sapeva che come tutti i frutti di culto pagano, religioso o fiabeschi, anche quel melograno aveva una controindicazione scritta in corpo 1 sotto la buccia:
chi se magna il frutto del peccato è costretto a starsene al calduccio dell’inferno per “N” tempo.
Per fortuna la bella Persy si era appena scofanata un piatto spaghetti alla carbonara e non aveva molta fame. Mangiò solo 6 semi di melograno.
Demetra, la mammuccia, si incazzò come una scimmia quando seppe che la sgualdrinella andava a farsi sbattere le terga giù nel “ghetto”.
Furente, lei, che fino a quel momento, regalava annate intere di bel tempo e raccolti, decise di riservare agli umani 6 mesi di gelo e tempo di merda ( non ho ancora capito cosa cazzo c’entrassimo noi con quella troia di sua figlia ).
Tant’è che quel satiro di Zeus decise di metterci una pezza. Prese per il pizzetto Ade e gli disse: “Senti, ciccio, la mì figliola tu la lasci stare! Hai capito o no?”
Ade rispose che ormai Persefone si era pappata 6 semi, e per 6 mesi sarebbe stata con lui negli inferi. Tuttavia, temendo giustamente la corrente a 220 delle saette di Zeus, acconsentì a far risalire sulla terra la bella ragazza.
Morale della storia, Persefone per 6 mesi stava col suo amato Ade a scopare, fare gang-bang con Caronte e tutta quella ciurmaglia lì. E gli altri 6 mesi tornava al sole e andava a confessare i suoi peccati mentre il pianeta rifioriva di gioia soave.
E il settimo seme?
Eh…
Quella zoccoletta di Persefone era contenta di stare ad abbronzarsi d’estate sulla terra.
Ma… nel beauty-case si era imboscato un settimo seme, appunto, per tornare a trombare nell’oltretomba.
Ecco perchè ogni tanto, anche d’estate e in primavera ( soprattutto ), scoppiano gran temporali e fa freddo.
Ci piace immaginare che la bella Persefone tenesse a portata di mano questo collegamento col tenebroso marito. Un piccolo semino. Niente di più.
Un interferenza in tutto quel candore.
Un link maledetto.
Un uscita di sicurezza rapida che le permettesse una via di fuga verso il suo amato inferno.

ps: Il settimo seme è ovviamente farina del nostro sacco. Non cercatene traccia altrove.

pps: Oggigiorno le varie Persefone vengono caricate su charter, e portate su un isola mediterranea. Il signore dell’oltretomba offre farfalline e bigiotteria varia. Anche perchè, certamente, le squinzie, del melograno non saprebbero cosa farsene.

Yang

ppps: Il Rospo mi suggerisce una colonna sonora adatta al post. Rispetto a quanto dice lui però metto un altra chicca. Un pezzo di una potenza devastante e con un significato molto attinente. Perchè la storia di Persefone non è forse Sindrome di Stoccolma? Se riuscite a trattenervi dal distruggere tutto quando alla fine Matt urla “Vorrei davvero poterlo fare” siete dei maestri di self-control ( o siete morti, una delle due ).

I won’t stand in your way
let your hatred grow
and she’ll scream
and she’ll shout
and she’ll pray
and she had a name
yeah she had a name

and I won’t hold you back
let your anger rise
and we’ll fly
and we’ll fall
and we’ll burn
no one will recall
no one will recall

this is the last time I’ll abandon you
and this is the last time I’ll forget you
I wish I could

look to the stars
let hope burn in your eyes
and we’ll love
and we’ll hope
and we’ll die
all to no avail
all to no avail

this is the last time I’ll abandon you
and this is the last time I’ll forget you
I wish I could

this is the last time I’ll abandon you
and this is the last time I’ll forget you
I wish I could
I wish I could

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Costeggiando un piccolo abisso

Cammino sul marciapiede che delimita il giardino davanti a una scuola.
E sono come al solito perso nei miei pensieri quando mi accorgo di questa scena;
dalla porta di una casetta escono un uomo e una donna di mezza età. Lui è un pò sciatto, capelli spettinati. L’aria da professore che ha appena finito di correggere i compiti degli studenti. Lei è sobria nella sua eleganza composta d’altri tempi.
Ma mi colpisce il foulard che le cinge la testa. L’assenza di sopracciglia. Il volto ceruleo e l’espressione spenta di quello sguardo.
Lui le apre la porta della macchina.
Contemplando l’automobile ricoperta di foglie cadute e pulviscolo, le dice:
-“Guarda che casino hanno fatto questi alberi…”
Lei fissa per un istante il tetto della macchina, ha un accenno di sorriso ma non dice nulla.
Sparisce nell’auto.
Lui ha un espressione spossata, distrutta, mentre gira attorno alla macchina per mettersi alla guida.
Io attraverso la strada e continuo il cammino. Poi capisco.
Quella frase: “Guarda che casino hanno fatto questi alberi…”.
La saturazione amorosa di cui è impregnata.
Il suo abissale senso.
Per un istante è stato come offrire alla sua compagna una scialuppa di salvataggio di carta assorbente.
Ha voluto, tentato, di strapparla al mostro che se la sta mangiando a poco a poco.
Ha cercato per un secondo, per un secondo almeno, di portarla lontana da quegli artigli.
Portandola sul tetto di una macchina coperta di foglie.
E quanto amore imploso. Quanta catarsi in questa piccolezza.
Quanta profondità in una frase così superficiale.

Mi fanno male le braccia a scrivere questo post.
Quella frase “Guarda che casino hanno fatto questi alberi…”, in questo momento mi sembra la cosa più romantica che ho sentito dire da un uomo alla sua donna che sta morendo.
Basta.
Mi fanno male le braccia.
Yang


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40° in penombra

Un periodo di apatia lavorativa assale tutti prima o poi.
Complice lo stand-by totale dovuto alla crisi, i “tempi morti” si sprecano come i saldi d’estate.
E’ in questo momento che le domande affollano la mia mente, e in automatico parte una sorta di bilancio degli obiettivi raggiunti e di quelli posti ad inizio anno.
Il mio ufficio somiglia ad una fornace. Tutto emana un calore indicibile ed insopportabile. Muovo lo sguardo tra carte e appunti presi di fretta e mi sorprende una smorfia di schifo.
Tanti anni mi vedono consumare il sedere su questa poltrona. Eppure questo luogo non mi somiglia per nulla. E’ come se avessi volutamente mantenuto uno standard visivo che non mi permettesse di renderlo più di tanto “familiare” nonostante qualche oggetto personale abiti da secoli le scrivanie.
Sì perchè il luogo di lavoro è come il cane con il suo padrone, presto o tardi finisce per rassomigliarti.
Mentre questo campo di battaglia che mi circonda è forse volutamente un luogo ostile. Gli schedari incombono sulla mia testa, le scadenze incalzano, il telefono grida vendetta e le gocce di sudore scendono copiose tra le mie tette …
Ecco…
Come non bastasse, i miei ormoni, che lavorano a pieno regime anche a gennaio, in estate trasformano il mio basso ventre in un altoforno vorace.
Devo cercare un diversivo per sfuggire a questo inferno…
Intanto mi faccio uno yogurt che mi sono portata saggiamente nella la borsa frigo…
EHI!!!

BINGO!!!

Yin


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Il giorno che conobbi Salvatore


Era un giorno d’estate di molti anni fa, quando conobbi Salvatore.
Durante una pausa pranzo mi infilai in una libreria per scampare alla calura ridondante.
L’idea era la solita: cuccare qualche fica bohemienne, possibilmente di intelletto curioso, caviglia fina e ninfomane il giusto ( va da sè che stante queste pregiudiziali non ho mai cuccato un cazzo ).
Mi aggiravo davanti agli scaffali del reparto “poesia” sfavato a sufficienza, quando, guardando una bella gnocca al mio fianco, la mia mano si posò su un tomo con un dorso di 4 cm: era l’antologia completa delle poesie di Salvatore Quasimodo.
Con una certa flemma la mie dita aprirono a caso.
Era pagina 67, lo ricordo come fosse adesso.
Distolsi per un istante lo sguardo dal decolletè della tipa e detti un occhio all’inchiostro che imbrattava quella pagina.


Il brivido che mi attraversò il corpo mi costrinse ad appoggiarmi.
Una vertigine.
Quando mi ripresi la fica non c’era più ( e chi se ne frega ). Portai trafelato il libro alla cassa. Come se avessi scoperto un segreto che in pochi conoscevano.
La poesia in questione era “Fatta buio ed altezza”.
Penso sia l’unica poesia che conosco a memoria. E’, come quasi tutta l’opera di Salvatore Quasimodo, una poesia ermetica.
E l’ermetismo non si spiega. E’ ermetico. Che ve lo dico a fare!?
E’ emozione pura.
Può lasciare del tutto indifferenti. Può schifare. Ma se ti prende, ti prende di brutto.
Io sono uno dell’ultimo gruppo.
La poesia di Quasimodo, così pagana e sacra ha cambiato la mia vita come solo certa musica, e Yin, sono riuscite a fare.
Mi ha pure cavato d’impaccio, a volte. La citazione dotta fa sempre un certo effetto.
Mi ricordo bene durante un meeting:
C’era questa tipetta fascistoide al bar che mi stava tacciando di volgarità.
Di punto in bianco e di fronte ai miei colleghi ammutoliti le presi una mano e le declamai i versi di “Fatta buio ed altezza”, senza la minima esitazione.
Quando la poesia finì, ci furono due secondi di silenzio al termine dei quali la little balilla disse solo: “Wow!”.
A quel punto le feci l’occhiolino e le carezzai una guancia.
Me la trombai???
Non sono mica scemo!
Avevo raggiunto lo zenith della conquista maschiale.
Se ci avessi messo di mezzo il cazzo, avrei sporcato tutto quel capolavoro.
Fu così che mi accomiatai da lei, e salii nella mia camera d’albergo.
Dopo mezz’oretta dormivo come un angioletto.
Non prima di essermi sparato una sega pensando al culo della fascia.
Ok.
Di seguito, “Fatta buio ed altezza”, di un signore siciliano che non ha vinto il Nobel nel 59 per i suoi baffi, ma per la sua opera poetica stratosferica.

Yang

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Sesso famigliare

Lei era andata via un’altra volta, ed ero rimasta sola con lui. Sapevo però
che presto o tardi sarebbe sicuramente tornata. Dopo tutto lui, con la sua
pazienza e la sua capacità di comprensione, rimaneva pur sempre il suo punto
fermo, il porto dove ritornare quando aveva dato sfogo agli astratti furori
di cui di tanto in tanto diveniva preda. Una volta era un giovane amante, un’altra
volta un lavoro che la portava lontano, oppure una nobile causa politica che
la impegnava giorno e notte. Sinceramente da tempo avevo smesso di darmi una
spiegazione di queste sue periodiche fughe. Non mi importava più niente se
fosse la sua naturale irrequietezza o la paura di invecchiare o chissà cos’altro
la vera causa del suo comportamento.

A me oramai importava solo di lui, che rimaneva ad aspettarla, sempre .
Malinconico ma sicuro del fatto che alla fine lei sarebbe tornata da lui.
Non nascondo che tutto ciò mi procurava una rabbia indicibile. Vedevo
soffrire uno degli uomini migliori che avessi conosciuto per le pazzie di
una donna egoista.
Non riuscendo, quindi, più a sopportare di vederlo, triste e silenzioso,
cercare un conforto nella lettura dei suoi libri preferiti, gli proposi di
andare a cena fuori.
Giuro che fu solo per via di come mi guardava il cameriere, che mi accorsi
che non mi ero certo vestita come una ragazza che intende trascorre una
tranquilla serata con il proprio padre. Non potei allora fare a meno di
domandarmi perché mi ero vestita in modo così provocante. Evidentemente
avevo desiderato, anche se incoscientemente, di sedurre mio padre. Ma la
questione era se questo desiderio di seduzione fosse dovuto a un riflesso
condizionato, riconducibile alla mia vanità di donna, oppure a qualche
inconfessabile sentimento che provavo nei suoi confronti.

Provai allora a immaginare quello che avrebbero potuto pensare i nostri
vicini di tavolo vedendoci, e devo ammettere che mi divertì l’idea di
sembrare agli occhi degli altri l’amante di mio padre. Quello che
soprattutto mi faceva piacere era l’invidia e l’ammirazione di cui mio padre
sarebbe stato oggetto. Lui che in fondo era un gran timidone, ora passava
per un playboy e magari acquisiva punti anche tra le donne presenti. Pensai
fosse un simpatico modo, per risarcirlo delle pene che stava ingiustamente
soffrendo. Così feci di tutto per far credere che io fossi la sua amante. Lo
chiamai sempre e solo per nome, e ogni volta che mi sembrava che qualcuno ci
stesse guardando facevo la smorfiosetta con lui. Naturalmente mio padre non
poté fare a meno di mostrarsi stupito per il mio strano comportamento, ma
non gli dette molto peso, attribuendolo a una qualche mia pazzia tardo
adolescenziale.

Ma appena tornati a casa, mi colse una gran tristezza perché essendo rimasti
soli non avevo più alcun pretesto per comportarmi come la sua amante. Dovevo
porre fine a quel bel gioco che per qualche istante aveva illuso anche me.
Ora non avevo più scuse, dovevo tornare a essere la figlia. Fu allora che la
situazione mi sembrò ingiusta. Ritenni, infatti, che fosse assurdo lasciare
un uomo così fantastico ad una donna che lo faceva soffrire e non se lo
meritava, quando io invece avrei saputo apprezzarlo veramente e renderlo
felice, o quantomeno mi sarei dedicata a lui con tutta me stessa.
Ma adesso, ripensando a quel che successe, mi accorgo che tutto ciò non c’entrava
niente, e forse volevo anch’io un uomo che soffrisse per me quanto vedevo
lui soffrire per mia madre

Decisa comunque a sedurlo, entrai in camera da letto con la scusa di
ricevere un po’ di coccole dall’amato paparino prima di andare a dormire.
Avevo indosso solo la giacca del pigiama e le mutandine, e mi sentivo
irresistibile.
Lui era già a letto e stava leggendo un libro. Saltai sopra al talamo dei
miei genitori e abbracciai mio padre. Mentre lo ricoprivo di teneri bacetti,
cercavo, con fare innocente, di strusciare la gamba sul suo cazzo. D’improvviso
vidi la sua espressione mutare, cercò di guardarmi bene negli occhi per
capire cosa stesse succedendo, ma riuscii a non far trapelare niente delle
mie intenzioni e mostrai il visino più tenero e ingenuo che io avessi mai
sfoggiato. Lui sembrò allora rilassarsi, e lasciò che io proseguissi in
quelle ambigue carezze. Quando poi sentii che il suo cazzo cominciava a
indurirsi, gli montai sopra. Ma al fine di evitare qualche prematuro
sospetto, per un minuto o due continuai a cercare di eccitarlo in maniera
non troppo evidente. Me ne stavo distesa sopra di lui, e mentre con sciocche
parole cercavo di distrarre la sua mente con piccoli movimenti del bacino
cercavo di tener desti i suoi sensi. Forse a lui sarebbe piaciuto continuare
in questo stupido giochetto, accontentarsi di un po’ di piacere senza dover
tirar fuori il coraggio per avere di più. Ma non è così che sono fatta, io
non ho paura di rischiare.

Quindi mi misi seduta sopra di lui, sopra il suo cazzo. Cominciai a
dimenarmi in modo tale che non potessero esserci più dubbi sulle mie reali
intenzioni. Sentii bene il suo cazzo duro, e per pochi secondi fatali lo
vidi esitare. Certo poi riuscì a togliersi di dosso sua figlia, e riuscì poi
a guardarla con una terribile aria di rimprovero, ma sapeva anche che aveva
esitato e la sua erezione tradiva quel che voleva negare.
E se poté resistermi ancora qualche secondo, fu solo grazie a quel po’ di
rabbia per il mio piccolo inganno.
Lo guardai negli occhi mentre presi il suo cazzo tra le mani. Volevo essere
sicura che provasse più piacere possibile, volevo essere brava come mai mia
madre lo era stata.
Quando lo vidi chiudere gli occhi e gustarsi la mia sega, provai una grande
soddisfazione. Mi sembrava di aver superato mia madre, e piena di entusiasmo
per il successo ottenuto cominciai a leccargli le palle.
Avrei fatto qualsiasi cosa per farlo godere. In quel momento volli pensare
che mia madre fosse egoista anche a letto, e che perciò mio padre avesse
sempre dovuto accontentare.
Smaniosa, allora, di esaudire finalmente ogni suo desiderio nascosto, presi
a leccargli anche l’orifizio anale, e quindi gli infilai un dito nel culo
per cercare di stimolare la prostata.
E mentre col dito continuavo a praticare tale massaggio, iniziai a
succhiargli il cazzo con grande passione e dedizione. Il suo corpo sembrava
fremere di piacere, ed io mi sentivo vittoriosa. Ero finalmente sicura di
aver conquistato mio padre e spodestato mia madre. Ora non mi restava che
completare l’impresa, accogliendo il suo cazzo nella fica. Ciò per me era
molto importante, secondo la mia mentalità ancora un po’ ingenua si trattava
di un vero e proprio suggello della mia conquista, d’altronde allora ero
poco più che una ragazzina.
Mi misi quindi di nuovo sopra mio padre, strinsi nel pugno il suo membro, e
lo feci entrare lentamente. Stetti immobile per qualche istante per sentirlo
bene dentro di me, come ho detto in fondo ero solo una sciocca ragazzina.
Mio padre intanto rimaneva totalmente passivo, e lasciava a me qualsiasi
iniziativa. Neppure una parola o un gesto proveniva da parte sua, solo
sospiri di piaceri. Tuttavia questo non mi dava affatto da pensare,
completamente presa nella mia parte di consumata amante, lo ritenei normale.
Ora capisco che ero troppo concentrata sulle emozioni che stavo provando,
per la prima volta, infatti, mi sentivo l’assoluta protagonista della scena.
Ero l’unica donna della casa, l’unica donna della vita mio padre.
Con quella che credevo essere una raffinatissima tecnica, cercavo di far
godere al massimo mio padre, variando il ritmo della penetrazione. Mi
sollevavo piano, per far uscire il cazzo a poco a poco, e continuavo così
per un paio di minuti. Poi prendevo ad agitarmi come una forsennata,
cercando di farlo arrivare vicino all’orgasmo, e quindi ricominciavo a
muovermi piano. Dopo quasi un quarto d’ora di questo trattamento decisi di
farlo venire. Dato il suo livello d’eccitazione, mi bastò muovermi in
maniera frenetica per un po’, per sentire il suo caldo sperma dentro di me.

Continuai a essere la sua amante per tutta la settimana successiva. Ogni
notte entravo nuda nel suo letto, e lo eccitavo finché non sfoggiava una
incredibile erezione, che cercavo di appagare al meglio.
Ero quindi ormai molto sicura del mio ruolo futuro, e già pensavo a come
sarebbe stata la nostra vita insieme. Ma un giorno, rientrando a casa,
sentii il suo profumo preferito. Bastò solo questo per gettarmi nello
sconforto. Cercai allora di riprendermi, dicendo a me stessa che dato quello
che era successo lei non poteva più riprenderselo. Avrebbe certo provato di
tutto, ma ormai c’ero io al posto suo, e non poteva che fallire.
La mia illusione durò pochissimo, perché dalla camera da letto sentii
provenire dei rumori inconfondibili. Avanzai allora verso la porta della
camera. Ferma e immobile, vidi finalmente la verità, che avevo voluto
negare. Mio padre era del tutto diverso, con voce forte e autoritaria le
chiedeva quel che voleva: “Puttana, resta in ginocchio così e adesso leccami
bene le palle!”
Mia madre sembrava ubbidire e subire gli insulti e le umiliazioni, alle
quali lui si divertiva a sottoporla.
Ora, dunque, era lei che si faceva dominare e ubbidiente faceva tutto ciò
che chiedeva mio padre.
Lui non era passivo, come con me, mostrava un impeto e una foga che non gli
avevo mai visto.
Mi fu così evidente la strana e potente passione che li univa, che li
rendeva vittime e carnefici allo stesso tempo.
Non volli vedere o ascoltare altro. Passai la notte a casa di una mia amica,
non me la sentivo proprio di confrontarmi con i miei genitori. E per un
certo periodo cercai di stare fuori casa più che potevo, per frequentarli il
meno possibile. E’ sempre dura quando dobbiamo ricrederci, riconoscere che
ci eravamo sbagliati e che le persone che conosciamo sono molto diverse da
quello che ci sembravano, soprattutto quando poi si tratta dei nostri
genitori. Continue reading

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